DESTRUCTION
All Hell Breaks Loose

Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2000
Durata: 45 min
Genere: thrash metal farlocco


Evviva! Quanti di noi hanno esultato quando hanno saputo che i mitici thrasher tedeschi Destruction si riformavano, con Marcel Schmier di nuovo alla guida? Che figo poi il fatto che la formazione ritornava al classico trio dei primi 3 dischi, con la defezione di Harry Wilkens, che pure aveva contribuito ad elevare lo stile dei Destruction fino allo splendore di "Mad Butcher".
Sarà anche vero che i più avveduti di voi, le vecchie volpi, avranno da subito fiutato la puzza di soldini dietro a questa reunion. Cazzo, se c'è una verità assodata in questo mondo, oltre che 2+2=4 e che Rossella Brescia è una figa spaventosa, è proprio questa: nessuno fa un cazzo di niente per niente!
Venendo al nostro caso, i vaghi sentori della reunion-pacco sono perfettamente giustificati, e questo disco sarà qui per l'eternità a dimostrarlo! Patetici poi i tentativi da parte della stampa specializzata di pomparlo a manetta, con addirittura un pazzo di un famoso giornale "metal" che, in un'intervista a Schmier, lo definiva "il miglior album dei Destruction". Ma dove? Ma che cazzo dici!!!
Come si possono glorificare canzoni come "The Final Curtain", scontata dall'inizio alla fine, con uno Schmier irriconoscibile dietro al microfono! Abbandonato il suo classico stile, ora canta alla Mille Petrozza! Ma dappertutto troviamo riff banali, come su "The Butcher Strikes Back". a me pare invece che il Macellaio non sia tornato manco per il cazzo! Oppure è tornato scemo!
Un pezzo emblema della bruttezza di questo disco potrebbe benissimo essere "X-treme Measures", ma anche "Visual Prostitution" o "Kingdom Of Damnation" potrebbero aspirare a questo titolo. Qualche riff bellino può essere qualcosa di "Machinery Of Lies", soprattutto quello del ritornello, oppure il tipico trademark che riaffiora un po' su "Tears Of Blood".
L'unico pezzo che merita è, non a caso, la vecchia "Total Desaster" (che qui si chiama "Total Desaster 2000"), così antica da risalire al primo EP, il mitico "Sentence Of Death" del 1984. Si nota subito la differenza di qualità dei riff, come si noterebbe un cestista dell'NBA in una partitella dell'oratorio. Il riff slayeriano è ancora oggi attualissimo, e devo dire che anche la resa è buona, di certo lontana anni luce del suono grezzo dell'originale, ma in ogni caso bella cazzuta.
A questo punto mi collego al discorso del sound: non serve un suono iper-prodotto e pompatissimo per rendere figo un disco, e questo album lo dimostra. E poi, tutti i brani bene o male si assomigliano nel fatto di essere improntati sulla velocità e sulla brutalità, con il risultato che le casse dello stereo sembrano vomitare riff su riff, uno più inutile dell'altro.
Che altro aggiungere... non mi sarei mai aspettato di stroncare un disco dei Destruction (a parte "Cracked Brain", ma lì non c'era Schmier). Ma, come disse una non ancora maggiorenne Jenna Jameson: "C'è sempre una prima volta".
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 4.5



Ai primi 2-3 ascolti l'avevo trovato passabile, poi mi ha rotto sempre più le palle sto album. Non è finto come quello dopo, ma la strada è quella.
(teonzo - Novembre 2003)

Voto: 5