DEPRESSION (GER)
Dekade(nz)

Etichetta: Bloodred Horizon Records
Anno: 2010
Durata: 45 min
Genere: grindcore/death metal


Dei Depression ho avuto modo di scrivere molto tempo fa, quando ho recensito un loro split con gli spagnoli Haemorrhage. Sono contento di riproporre il loro nome ai nostri lettori, poichè in quell'occasione la band tedesca aveva dimostrato egregiamente il suo valore.
Chi sono dunque questi Depression? Meglio specificarlo subito, visto che il nome del gruppo non è tra i più originali. Si tratta di un gruppo formatosi nel 1989, con all'attivo una mole smisurata di lavori, e che ha subito diversi avvicendamenti nella formazione. Nel corso dei primi sei anni della loro carriera, i Depression hanno pubblicato ben quattro demo ("Tal Der Tranen" - 1990; "Vergessene Welten" - 1992; "In Verzweiflung..." - 1993, "Erinnerungen" - 1995). Il gruppo ha esordito nel 1996 con il MCD "Ein Hauch von Moder". Tra il 1997 ed il 1999 i Depression hanno realizzato un buon numero di split: con la leggenda Agathocles, gli Hierba, i Rejectamenta, i Maggot Shoes ed i Rot. Il 2000 è segnato dalla pubblicazione del primo full-length dei Depression: "Chronische Depression".
Tra il 2002 ed il 2005 i Depression hanno realizzato altri split, con i Gonorrhoeaction, gli Haemorrhage, Meatknife, Intestinal Infection, New York Against The Belzebu, Mesrine e Fleshripper. Il 2005 è coronato dalla pubblicazione dell'album "Das Relikt".
Il 2007 è invece contrassegnato dalla realizzazione del live album "Ein Kakophonischer Lebenshauch".
Nel 2008, i Depression sono ritornati con due nuovi split, con gli Inhumate ed i Paganizer. L'anno successivo, i tedeschi si sono autocelebrati con la compilation "Eine Ruckbesinnung".
"Dekade(nz)" è l'ultimo album di questi artisti, pubblicato per la Bloodred Horizon Records. La formazione che ha inciso questo CD ha visto al microfono Ron Sanders, alla chitarra, al basso ed alla batteria, più qualche vocalizzo, Kai Sattelkau; infine, al basso ed alla voce, Marc Miekeley.
Passiamo immediatamente al suo commento, sorvolando sulla copertina metafisica, dai colori ocra/marroncini.
"Under The Light Of A Fullmoon" è un'introduzione per tastiera ed effetti sonori, che dovrebbe essere oscura ed evocativa, ma che in realtà non è nulla di tutto questo. Meno male che presto parte "To All Whom It May Concern", neanche mezzo minuto di notte musicale, caratterizzata da suoni ultraribassati e totalmente anticommerciali. Grind nella più pura tradizione del genere.
Con "Grace To The World", i Depression si cimentano su territori musicali più tradizionalmente death metal. Il growling del cantante è così profondo che sembra provenire dall'oltretomba. Il lavoro di chitarra, basso e batteria è estremamente semplice e lineare, ma preciso e deciso. Questo è un death metal primitivo, ma dannatamente efficace. Ammorbato, ça va sans dire, da un'attitudine minimale tipicamente grindcore. Sorprendente, invece, la sezione lenta e funerea (con tanto di note di organo) che ad un certo punto varia gustosamente la ricetta musicale dei Depression.
"Life Is..." è introdotta da lente note di basso, presto suonate anche dalla chitarra, con tanto di batteria in accompagnamento. Anche in questo caso, il trio ci "allieta" con la sua proposta musicale marcia, essenziale ed antipatica. Tra accelerazioni e rallentamenti, "Life Is..." compie il suo dovere senza sorprendere, ma anche senza deludere.
Le due canzoni appena commentate sono assestate su una durata media di quattro minuti. Con "The Sharpener" si ritorna a minutaggi più limitati, ed anche la ritmica abbandona i lidi più lenti e fangosi, a tutto vantaggio della velocità. La batteria torna a turbinare i suoi colpi con naturalezza ed entusiasmo; chitarra e basso fanno il minimo sindacale, ma lo fanno bene. In due minuti tutto è finito, ma "The Sharpener" lascia il segno grazie al suo notevole dinamismo.
"Breathe" segna il ritorno dei nostri al death metal più classico, e loro non si fanno pregare per dar vita ad un brano sulfureo e minaccioso. Eh sì, i Depression non si smentiscono mai. Questo gruppo tedesco ha la capacità innata di coinvolgere l'ascoltatore. Poco conta che le sue scelte stilistiche guardino spesso e volentieri al passato. E' quasi impossibile ascoltare i Depression ed annoiarsi, o rimanerne indifferenti. Questi ragazzi, senza strafare, dimostrano di sapere il fatto loro!
"Grave Robbers Robbed My Grave" ha un titolo idiota, ma è comunque un ottimo esempio di grindcore genuino e suonato con la giusta attitudine.
"Honesty" è un'altra prova di grind diretto e moderno, che però non esaspera la velocità, favorendo invece l'immediatezza. "Honesty" mette in mostra tutto il suo retaggio punk, rendendo i Depression meno depressi di quanto dichiari il loro moniker.
"Sailor" conferma la freschezza del songwriting del trio, sempre teso alla ricerca della velocità e di un dinamismo impressionante. Al growling vengono alternati vocalizzi isterici. Alla cavalcata iniziale succede una sezione molto lenta e tenebrosa, che prelude al ritorno al tema iniziale.
"In Death I Am Free" comincia in maniera lenta e maledetta, mentre in sottofondo risuonano i rintocchi di una campana a morto. Si tratta, a conti fatti, di una lunga (secondo i canoni del gruppo) marcia funebre, che acquista velocità a mano a mano che le battute si succedono. Al suo termine, lascia all'ascoltatore un gran senso di vuoto e disperazione.
"Drown In Silence" cancella le atmosfere funeree del brano precedente, puntando sulla velocità. Un classico esempio di stile-Depression, suonato professionalmente. Che però presenta una sorpresa: ad un certo punto ecco degli archi, che creano una melodia melensa, che sembra completamente fuori luogo. Curiosa e divertente.
"Erase The Disease" è invece una composizione di grind puro, veloce e assassina.
"In Love (Grave)" è onestamente death metal: il piglio è buono, così come le variazione ritmiche. Si contrappongono ottime accelerazioni a sezioni cariche di groove. Bravi e sanguigni.
"Depressionen Part 3" è una traccia semplice e lenta, con il cantante che si esibisce con la voce pulita, declamando il testo in maniera leggermente musicale piuttosto che cantando.
L'album è concluso dalla title-track, ovvero un testo recitato in tedesco, con in sottofondo i rumori del mare.
Per i collezionisti, nella versione digipack dell'album è presente anche una traccia bonus: si tratta della cover di "Nuestro Futuro" dei Denak.
Come in passato, e coerentemente con quanto realizzato nella loro carriera, i Depression hanno dato vita ad un disco trascinante e piacevole, fresco e creativo. Il gruppo non eccelle nè come tecnica, nè come talento, ma quello che fa, lo fa con competenza e passione. A parer mio i Depression vanno sostenuti, perchè dimostrano quanto la tecnica ed il virtuosismo siano superflui, quando ci sono le idee ed un'attitudine sincera. Grazie ai Depression, il grind ha di che gioire.
(EG - Luglio 2010)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail Depression (GER): depressive@depression-grind.de
Sito Depression (GER): http://www.depression-grind.de/

Sito Bloodred Horizon Records: http://www.bloodred-horizon-records.com/