DELTA
Apollyon Is Free
Etichetta: autoprodotto / Risestar Promotions
Anno: 2003
Durata: 70 min
Genere: power metal neoclassico
Ci sono due modi per accostarsi nel 2004, quasi 2005 ad un gruppo di power metal neoclassico come i Delta:
1- con i paraocchi, quindi liquidando in poche righe un lavoro lungo e ricercato come questo "Apollyon Is Free";
2- oppure volendo far finta che tutti i gruppi pre-esistenti non siano mai esistiti e quindi glorificarli come non mai.
La verità anche in questo caso sta nel mezzo! Non saranno certo ricordati per l'originalità del genere proposto né per gli assoli, sì veloci e classicheggianti, ma che tanto fanno il verso ad un certo chitarrista svedese (chi ha detto Malmsteen?), e nemmeno per le "solite" partiture di tastiera tanto inflazionate nel genere qui proposto.
Il CD si apre con "Nintroduction / Why Are You So Far?", una mini-suite di quasi nove minuti che più o meno ci fa subito capire quanto il gruppo valga: sul podio il bassista e i chitarristi (novelli Malmsteen, come si diceva), appena dietro il tastierista ed il batterista non troppe volte chiamato in causa (doppia cassa forever), se non per l'articolata strumentale "Enigma".
Per quanto riguarda il cantante Felipe Del Valle, ci sarebbe da fare un discorso a parte: lui non riesce ad emergere dai suoi compagni come fecero nei loro gruppi i vari Matos, Kotipelto, Lande, Boals, Soto e tanti altri, apportando quella marcia in più alla musica.
In 70 minuti c'è anche spazio per sperimentare, e i Delta lo fanno anche volentieri: nella sesta traccia, "Encheiresin Naturae", ad esempio, si affidano a Juan Ignacio Polo e Magdalena Reyes, due cantanti d'opera che duettando accompagnati dal solo pianoforte di Nicolas Quinteros. Il risultato è un pezzo molto fuori genere ma non per questo brutto, che ha anche il pregio o difetto (a seconda di che genere prediligete) di chiudere una prima parte simbolicamente più power prog, per aprirne una nuova un po' più classic metal con accenni di prog/thrash (ve li ricordate gli Psychotic Waltz? ecco me li ricordano molto).
"Face The World", il settimo pezzo, è la nuova linfa vitale del gruppo. L'attenzione cade subito sul mid-tempo cadenzato e il riff portante molto pesante. Ancora una volta il cantante Felipe Del Valle non riesce fino in fondo a dargli quel tocco di cattiveria in più che non avrebbe guastato, resta comunque un buon pezzo di sette minuti caratterizzato da piacevoli intermezzi di tastiera e da un più che buon lavoro del batterista Andres Rojas.
Con la seguente "Fly Away" si ritorna in territori power metal nella prima parte per poi risfociare in quella nuova tendenza di questa seconda parte del CD. "Two Faces" si ritaglia il posto del pezzo strumentale in questo ipotetico lato B, anche questo brano vanta la presenza di un ospite (Rodrigo Galvez) alla batteria. Questo è uno dei miei pezzi preferiti, vario e intricato quanto basta, esplora tutti i generi dal power al funky. Tutte le parti si incastrano alla perfezione, rendendo questa strumentale molto fluida. Il bassista Santiago Kegevic si fa sentire eccome, lasciandomi di stucco più di una volta, dettando e scandendo il tempo come pochi in questo genere riescono a fare.
"Burning Soul", dal tiro più rock/metal, conclude il CD. L'ultimo pezzo "Schizophrenia" non lo considero più di tanto essendo una canzone solo per pianoforte, buona certamente, ma palesemente fuori genere.
Resta un po' l'amaro in bocca per vari motivi. Le belle idee ci sono e si sentono, purtroppo a volte l'eccessiva durata dei pezzi le fanno sfumare; altre volte sono solo passaggi tra una strofa e l'altra, magari non così clamorose da essere ricordate più di tanto. Inoltre i chitarristi Benjamin Lechuga e Jorge Sepulveda, seppur preparati e bravi nel "mestiere", non si spostano una virgola dal loro approccio neoclassico, tanto bello e ricercato quanto già abbondantemente usato da tanti altri, tant'è che più di una volta la sensazione di deja-vu aleggia nel pezzo.
La produzione è più che buona, la cassa della batteria non ha quel tiro dinamitardo che solo pochi, come ad esempio gli Stratovarius, riescono (o riuscivano?) a dare.
Il commento finale è questo: tra tutte le uscite attuali sicuramente le scelte potrebbero cadere su altri gruppi, vuoi più famosi o più pubblicizzati dalle etichette. I Delta sono cileni e non tedeschi o svedesi, come tanto va di moda ora, e un sacco di strada divide noi della vecchia Europa dal loro Sud America, ma la bravura non è inversamente proporzionale alla distanza, quindi non è detto che più ci son vicini e più son bravi, anzi! Una ascoltata prima dell'acquisto non fa mai male, con loro il mio consiglio è questo, dopodiché sta ai gusti di ognuno.
(Hellcat - Dicembre 2004)
Voto: 6.5
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