DEINONYCHUS
Mournument
Etichetta: My Kingdom Music
Anno: 2002
Durata: 57 min
Genere: doom/black metal
Il secondo arrivo dalla My Kingdom Music che mi accingo ad ascoltare per
benino è "Mournement" dei Deinonychus, band che con questo ha raggiunto la
quota di ben cinque album. Ma mi presento comunque un po' scettico
all'ascolto di questo album: ho ancora vivido il ricordo del Deinonychus
one-man band di "The Silence Of December" (uscito per la Cacophonous nel
1995), il primo concept album di black metal d'ispirazione cristiana, uno
dei peggiori dischi che abbia mai ascoltato! Cercherò di non pensarci, ma
dovrò comunque tenere a mente quell'episodio.
Ora Deinonychus assomiglia di più a una band vera e propria dove, sebbene di
tutto il resto (artwork compreso) se ne occupi il leader Marco Kehren, a
suonare la batteria troviamo William Sarginson (con trascorsi anche nei
Blood Divine e nei Cradle Of Filth) e alle tastiere c'è Arkdae dei francesi
Dark Sanctuary.
Passando alla musica, innanzitutto devo dire che l'album si lascia
ascoltare, il che già è tanto, ed inoltre è uno di quegli album che più lo
si ascolta più diventa interessante, l'importante è non ascoltarlo
distrattamente, altrimenti non se ne tirerebbe fuori nulla! Il genere
proposto è un doom metal lento e funereo, con forti influenze black, che
l'etichetta presenta come 'suicidal dark metal'. In effetti disperazione,
malinconia e delusione sono le sensazioni che più ci vengono trasmesse
dall'ascolto da queste sofferte melodie, con in più l'elemento
caratteristico (positivo o negativo? decidetelo voi) delle vocals, urlate
fino all'esasperazione, una via di mezzo tra i primissimi Anathema e gli
eccessi vocali di Elend e Burzum. Un utilizzo bizzarro della voce, che può
risultare a tratti fastidioso, o addirittura comico, ma che comunque è
preferibile ai rari momenti in cui la voce, appesantita da un uso smodato di
flanger e phaser, tenta di approcciare delle melodie... Riguardo alla
composizione, nonostante i brani si possano tenere tutti sopra la
sufficienza, l'album è povero di lampi di genio, di riff accattivanti,
insomma di qualcosa che lasci il segno. Anche gli arrangiamenti di batteria
e tastiere (lasciati cioè a teste diverse da quella di Kehren) risultano
piatti e monotoni. L'effetto doom-ipnotico è garantito, ma si rischia che
dall'ipnosi si passi direttamente al sonno. Un brano che spicca per
'vitalità' è "Arrival In Mesopotamia", che nell'album è immediatamente
seguito dalla cover di "Ancient Dreams" dei Candlemass, qui in
un'arrangiamento contorto e sbilenco, il che ha il suo fascino!
Dai testi traspare una concreta delusione della realtà, ma anche una certa
tensione alla 'salvezza', il che conferma la natura spiritualmente positiva
del concept di Deinonychus.
In generale un album riservato agli iniziati al doom metal più ostico.
(MoonFish - Dicembre 2002)
Voto: 6
Contatti:
Sito Deinonychus: http://www.doom-metal.com/deinonychus
Sito My Kingdom Music: http://www.mykingdommusic.net/