DECORYAH
Fall-Dark Waters

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1996
Durata: 46 min
Genere: dark/prog/doom metal


L'esordio "Wisdom Floats" riscosse, forse inaspettatamente, un buon successo, tanto che per il secondo album i Decoryah firmarono niente meno che per la Metal Blade. Il budget fu probabilmente superiore a quello del precedente disco, infatti ad aiutare il gruppo - ridotto ad un terzetto - troviamo una lunga lista di ospiti: tastieristi, violinisti, voci femminili, flauti ecc.
Ciò che è rimasta intatta, fortunatamente, è l'ispirazione. A mio avviso questo è il miglior lavoro inciso dai Decoryah, per quanto gli altri siano tutt'altro che disprezzabili, anzi.
E' un disco che si muove più o meno sulle stesse coordinate sonore del disco precedente, ossia un dark-doom ossessivo ma non potente, che quando inizia ad apparire ripetitivo imbocca spesso altre strade grazie ad arpeggi melodici e malinconici e a giri di tastiera ariosi, per quanto cupi. Un album da ascoltare tutto d'un fiato, possibilmente a luce spenta. La scarna chitarra di Jukka riesce a creare suggestive ambientazioni, dimostrando ai più che non è necessario essere dei mostri di tecnica per fare un buon disco. La voce è sempre la stessa litania ossessiva, al limite della stonatura, ma ben si incastona nel tessuto sonoro.
Spetta alla canzone che dà il titolo all'album il compito di aprire il disco, e i tristi rintocchi del piano si fondono bene con una chitarra grezza e non ben definita nel suono. Un pezzo basato sull'intensità, ci sono vari crescendo che danno veramente la sensazione di essere in "balia delle onde" (il pezzo si intitola "Fall-Dark Waters" e contiene parole come "Waves", "Deepness"...).
Dopo il breve cameo "Submerged Seconds" - che si chiude con la stentorea frase "Reality comes with the waves"! - e con un buon giro di tastiere, è il turno della bellissima "Envisioned (-Waters?)", che racchiude tutto il meraviglioso mondo dei Decoryah. Voci effettate, ritmi ossessivi ma pacati, accordi di chitarra pesanti ma quasi in sottofondo. E poi ancora voci femminili quasi cantilenanti e due note di piano all'unisono con la batteria, scandite con cadenza marziale.
"Some Drops Beyond The Essence" è "quasi" strumentale ("I never knew that I could...") ed ancora una volta bellissima, con il suo pacato incedere e con i suoi umori floydiani. La voce è usata appunto come uno strumento e la melodia ha un qualcosa di indimenticabile. Delicatezza, malinconia, libertà... sono questi i sentimenti che le magiche note di questo pezzo, caratterizzato da un drumming semplice e sgangherato, riescono a risvegliare.
"Endless Is The Stream" è nuovamente una invocazione all'acqua ("Water please come / Dance with me now"), costruita sul consueto crescendo a-la Decoryah: assoluta libertà compositiva, nessuno schema, trame di piano che si alternano ad assolettini ispirati, giochi di tastiere e violino con la solita batteria scarna e percussiva. Non è il più bel pezzo dei Decoryah, ma ne descrive bene lo stile.
"Gloria Absurdiah" ha un inizio molto d'atmosfera. La voce di Jukka è indecisa, come tutta l'impalcatura della band, in fondo. L'insieme però è molto comunicativo. Il brano, dopo una breve parte cantata, sfocia in una lunga sezione fatta di piatti effettati, suoni dilatati all'infinito e rare note suonate con cognizione. L'effetto è allo stesso tempo straniante e destabilizzante. Ambient? Rumorismo? New Age? Boh... Sembra pensarci "Wintry Fluids (Portal)" a riportarci sul classico incedere Decoryah, anche se l'eco di una voce effettatissima e lontana risuona per tutto l'arco del brano, come a preavvisarci che l'effetto del brano precedente è ben lungi dall'essere terminato. E in effetti è così. A volte i Decoryah riescono a produrre lunghi ed oscuri trip psichedelici. La chitarra distorta che apre "She Came To Me In The Form Of Water" (qualcuno ne dubitava?!?!! - nd Linho) cambia effettivamente registro, anche se le voci continuano a essere registrate in lontananza. Il giro di tastiera che entra quando il cantato lancia l'ultima strofa è bellissimo ed è usato in maniera ben poco ruffiana. Quasi sinfonica (a modo loro) la parte centrale, prima di riprendere il bel tema distorto iniziale. Si rimane sbalorditi a pensare che tanta oscurità, tanta malinconia, e - perché no! - tanta bravura venga sciorinata con apparente semplicità da un gruppo di sbarbatelli finlandesi. Probabilmente era talento.
A chiudere l'album un triste e delicato tema per flauto, suonato dall'ospite Sini Koivuniemi.
Come avrete capito io adoro questa band, ed ancor di più questo disco, a mio avviso la loro opera migliore. Probabilmente bisogna essere predisposti per apprezzare i Decoryah, bisogna calarsi nel loro mondo. Non hanno niente che suoni professionale (l'album è su Metal Blade, ma la produzione è molto amatoriale, anche se superiore a quella di "Wisdom Floats"), rifuggono da qualsiasi tecnicismo, non hanno melodie accattivanti, non trattano temi in cui tutti possiamo rispecchiarci.
Un gruppo che suonava per sé, e quindi per il pubblico... e non viceversa.
Un grande gruppo, a mio avviso.
(Linho - Luglio 2005)

Voto: 9