DECORYAH
Breathing The Blue (MCD)

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1997
Durata: 25 min
Genere: dark/prog/doom


Ed eccoci giunti al canto del cigno anche per i Decoryah, uno dei gruppi a me più cari degli anni '90. Dopo il bellissimo "Fall-Dark Waters" dell'anno precedente i finlandesi giocano la carta del mini album e rilasciano cinque pezzi abbastanza in linea con la loro produzione precedente. L'album è sempre su Metal Blade, lo spiegamento di forze è minore rispetto al passato recente (solo un paio di ospiti alle voci) ma Jukka Vuorinen e soci riescono a ancora una volta a confezionare un dischetto fatto di emozioni e, a tratti, pura magia.
"Tecnicamente" il gruppo appare più preparato e mi riferisco soprattutto a Mikko Laine, decisamente acerbo nei precedenti album.
"Once" inizia quasi all'improvviso, senza introduzione, scandita dai rintocchi della batteria, poi sempre in rullata; l'impasto chitarre-voce-tastiere eteree ce li farebbe riconoscere tra mille gruppi e riesce a trasportarci in splendidi viaggi mentali. "I never thought I ought to run/ I never seen the things you've done/ I never wanted to feel growing misery" è la litania che si ripete più volte...
Il tipico crescendo alla Decoryah (ormai un vero e proprio marchio di fabbrica!) apre la bellissima "Beneath The Clouded Mind", canzone resa angosciante dalle bassissime vocals di Jukka che canta ...uhm... qualcosa di simile a un amore perduto. Il mood è tristissimo e tutti gli strumenti sono lì al servizio dell'atmosfera generale, nessuno esce dagli schemi, cosa questa assolutamente non facile da mettere in pratica! Anche gli inserti tastieristici sul finale sono bellissimi, con una scelta di suoni "semplici" veramente azzeccata.
Il brano che dà il titolo al disco è imperniato su una chitarra pizzicata, dura meno di due minuti e si chiude con una frase profetica per il futuro della band: "Nothing more to say". Mah... io non ci credo!
Con "Let The One Drown" si ritorna alle atmosfere più cupe e dure del passato anche se sul tutto aleggia un che di etereo. La voce di Jukka è sgraziata in certi punti, ma ben si amalgama nell'atmosfera generale.
L'album e la carriera dei Decoryah si chiudono con "Swinging Shapes At A Lake", titolo e testo - pieno di mille interrogativi - in puro stile Decoryah. In effetti questi giovanissimi ragazzi avevano saputo trovare una loro personalità, per quanto certe cose fossero da affinare. "Swinging ...", dicevo, inizia in modo quasi sommesso con bassi ossessivi e voce femminile. Poi ci si ferma, ma subito dopo si riparte con un crescendo e con una sinistra melodia con tastiere quasi stranianti. In verità ci si ferma più volte ed i crescendi sono più di uno, nel corso della canzone. L'insieme non sa di collage: questo è il mondo dei Decoryah, prendere o lasciare. Non si capisce bene però dove i nostri vogliano portarci, ci si aspetterebbe la ripresa di una melodia, o un lungo viaggio psichedelico o altro ancora. Invece no. Dopo qualche stacchettino ci sono alcuni rintocchi di basse frequenze, come all'inizio, e poi stop.
Una fine improvvisa, incompiuta. Certo, incompiuta... Come la loro carriera.
Un mini album strano, forse. Non so quali strade avrebbe potuto prendere la musica dei Decoryah: forse si sarebbe abbandonata a suggestioni elettroniche, pur mantenendo sempre la tensione caratteristica di tutta la loro produzione... O forse si sono sciolti perché semplicemente credevano di non aver più niente da dire. Non lo so e non lo voglio sapere. Mi limito a dire che i tre finlandesi con due album e questo "Breathing The Blue" (che titolo...) mi hanno regalato emozioni che pochi altri gruppi hanno saputo trasmettermi. L'ascolto della loro discografia a luce spenta, magari in cuffia, è un viaggio senza tempo, un lungo brivido dalla prima all'ultima nota. Un gruppo che sapeva toccare le corde giuste... e non mi riferisco a quelle della chitarra.
(Linho - Settembre 2005)

Voto: 7.5