DECEPTION (POL)
Nails Sticking Offensive

Etichetta: Old Temple Records
Anno: 2007
Durata: 28 min
Genere: death/black metal


Che razza di confezione: è grande come quella di un 7", ma dentro c'è un supporto di plastica per un CD... mah, secondo me non avrà molto seguito questa trovata, anche perché è scomoda e facile da rovinare.
Ma passiamo ad analizzare "Nails Sticking Offensive", terzo full-length dei polacchi Deception, sul piano strettamente musicale. Si tratta di un album brevissimo (neanche mezz'ora di durata), composto da nove canzoni più intro di death metal con alcuni risvolti black. I brani sono compatti ed omogenei, aventi come denominatore comune una sezione ritmica incentrata su blastbeat a ripetizione, velocissimi, inframmezzati da qualche rallentamento pesante e improvviso. E' proprio la batteria a svolgere il ruolo centrale, essendo quasi costantemente in primo piano. Le chitarre emergono nei mid tempo, con delle classiche sezioni soffocanti in palm muting che potrebbero richiamare i primi Morbid Angel, ma per il resto, a parte qualche assolo, non si mettono particolarmente in evidenza. Nei frangenti serrati -ovvero la stragrande maggioranza- macinano riff veloci ma anche abbastanza semplici e non troppo incisivi, sporcati da una produzione non certo limpida. In certi momenti, vuoi per il suono, vuoi per l'attitudine, i riff sono più accostabili al black che al death metal. Su "Panzer Crusade" l'impressione è confermata, visto che c'è un tappeto di tastiere ad accompagnare le chitarre durante un blastbeat. La voce, invece, di black non ha nulla, è un growl incazzato e profondo, molto spesso intrecciato con urla in scream e altre ultrabasse, bestiali, in puro stile brutal/gore.Le canzoni sono strutturate tutte allo stesso modo, sono brevi e puntano sulla violenza e sulla velocità della sezione ritmica, sulla brutalità della voce e su qualche riff migliore degli altri, senza stupire più di tanto. A volte i Deception riescono a confezionare delle parti interessanti e personali, come ad esempio l'inizio di "The New Age Of Death", con le chitarre che si alternano, oppure il riff stoppato a metà di "Deviant Prophet", o ancora il breve assolo melodico di "Praying To Liar". L'ispirazione dura però poco, per il resto i brani si susseguono uguali e abbastanza monotoni. C'è anche qualche filler, tra cui "Postnuclear Encyclica", uguale dall'inizio alla fine, testarda e minimale come una canzone dei Von. E non esagero: in quattro minuti e mezzo ci sono uno o due riff in tutto, la batteria prima è veloce e poi velocissima, mentre la voce grugnisce per conto suo, slegata dagli altri strumenti.
Insomma, su "Nails Sticking Offensive" i Deception hanno fatto qualcosa di buono e il loro stile, votato soprattutto all'impatto, potrebbe scuotere qualche fanatico del death/black amante delle velocità insostenibili. Tanta velocità, però, non sempre coincide con una buona dose di aggressività. Il più delle volte rischia di saturare l'ascoltatore e annoiare. Se accanto ad una batteria micidiale ci fossero dei riff meno anonimi, allora sarebbe tutta un'altra cosa. Il gruppo, invece, per il momento non sembra interessato a stupire e non concede variazioni sostanziali tra un pezzo e l'altro. Abbiamo dunque a che fare con canzoni fin troppo omogenee, monolitiche ma prive di dinamicità. Altro punto su cui lavorare è la registrazione, che penalizza in particolare le chitarre, eccezion fatta per gli assoli. Il suono, spesso e volentieri, è impastato, confuso, per cui i frangenti veloci finiscono per assomigliarsi ancor di più.
Alla fin fine, "Nails Sticking Offensive" è un album sufficiente, ma dopo qualche ascolto esaurisce la sua carica perché non ha molto da dire. C'è ancora molto su cui lavorare.
(BRN - Settembre 2007)

Voto: 6


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