DEATHROW
Life Beyond

Etichetta: West Virginia Records
Anno: 1992
Durata: 39 min
Genere: thrash


Dopo 4 anni di silenzio, vari casini interni al gruppo e con l'etichetta, tornano sul mercato discografico i tedeschi Deathrow col loro quarto ed ultimo album. L'album precedente era una perla di puro techno-thrash, uno sarebbe portato a pensare, vista l'evoluzione del gruppo, che questo album sarebbe stato ancora più cervellotico, ed invece no: non ci sono più le strutture esasperatamente complesse di "Deception Ignored", le canzoni restano complesse ma non a quel livello, la velocità è stata diminuita, ed hanno pure aggiunto un bel po' di melodia (in alcune canzoni ci sono anche delle tastiere).
Il genere di questo album lo si può quindi definire come un thrash complesso, ma non arriva alla complessità tipica del techno-thrash, e non arriva nemmeno ad avere il tiro e la cattiveria sparata del puro thrash. Insomma, né carne né pesce, e per me sta qui il problema dell'album. Sia chiaro che non fa schifo, ma non ha nemmeno la carica aggressiva che spinge al pogo sfrenato che aveva "Raging Steel", e non ha nemmeno quelle parti di folle e geniale complessità che aveva "Deception Ignored". Questi 4 ragazzi (la line-up è la stessa di DI) sanno sempre suonare, sanno sempre comporre riff intricati e tecnici, sanno menare se c'è da menare, ma hanno perso buona parte dell'ispirazione per scrivere le canzoni. In pratica ogni passaggio dell'album mi piace perché è suonato bene, ma mi lascia l'amaro in bocca perché gli mancano o la violenza necessaria, oppure lo spunto geniale tipico del techno-thrash. Questo lo si nota soprattutto nel cantato di Milo: ha perso molta aggressività, e si sente che non è più un cantato naturale, sembra quasi che si sforzi a cantare in maniera grezza, senza esserne più convinto. Va detto al contrario che al basso stavolta ha reso al meglio.
Nell'album sono comprese 10 canzoni, di cui le prime 9 sono cantate. Tutte queste 9 canzoni sono allo stesso livello, sono fatte bene ma manca la convinzione, manca il colpo vincente, come ho spiegato sopra. La decima ed ultima canzone, dal titolo "Deathrow", è invece una strumentale, e si rivela (tanto per cambiare...) la migliore dell'album: qui tornano i riff spaccaossa dei primi due album, mescolati a delle parti contorte tipiche del terzo album, ed il risultato è ottimo, è l'unica canzone che mi esalta. Sembra quasi un testamento del gruppo: "questi sono stati i Deathrow, vi riassumiamo in 2 minuti e mezzo quello che abbiamo fatto nella nostra carriera, addio".
La produzione di Andy Classen (all'epoca suonava ancora negli Holy Moses) è molto buona, con dei suoni puliti ed anche belli aggressivi. La confezione è caruccia e niente di più. L'immagine di copertina è piuttosto truce, ma non è il massimo della vita. Nel libretto ci sono i testi ma mancano tutte le note del caso (non c'è scritta la line-up, non ci sono i ringraziamenti, non c'è un cazz a parte i testi), e nel retrocopertina hanno pure sbagliato a scrivere l'ordine delle canzoni.
In conclusione questo è un album buono, suonato perfettamente, ma senza spunti vincenti e, secondo me, suonato senza troppa ispirazione. Lo consiglio solo ai patiti del thrash, visto che è veramente difficile da trovare, è uno degli album più rari, quindi dannarsi la vita per trovarlo non ha molto senso. Occhio che ora hanno stampato una versione bootleg su CD: la versione originale ha scritto sull'aletta del CD solo il nome "Deathrow", mentre quella pirata ha scritto anche il titolo dell'album, quindi fate attenzione a questo dettaglio se ve lo trovate davanti.
(teonzo - Febbraio 2003)

Voto: 7.5