DEATH MACHINE
Death Machine
Etichetta: Sensory
Anno: 2003
Durata: 38 min
Genere: death metal strambo
I Death Machine sono un gruppo californiano (dealla Bay Area per la precisione) nato da 3 costole degli Zero Hour, un gruppo prog/thrash di talento. Le 3 costole sono i fratelli Tipton (che qui usano dei nick, ossia Thrak alla chitarra e Devin al basso) ed il batterista Mike. A cantare ci pensa Throat (ossia il ragazzo a cui era venuta l'idea di mettere su il gruppo discutendo coi fratellini), poi in line-up è entrato anche il tastierista Elias. La particolarità dei Death Machine è che sono tutti vestiti in maniera stramba, in modo da far emergere il loro lato scherzoso e goliardico. Questo album era stato stampato prima in versione autoprodotta, poi visto che era andato esaurito in fretta la Sensory ha pensato bene di ristamparlo in maniera ufficiale.
L'album comprende 12 tracce, di cui "Schmeg" è un breve intermezzo strumentale, e l'ultima "Not To Be" è un'outro per piano, chitarra acustica e voce femminile. Le altre canzoni sono di uno stile piuttosto personale, ossia un death metal strambo. L'etichetta, nel foglietto di presentazione del CD, parla di un mix tra Meshuggah e Soilwork. Io non credo sia una descrizione calzante, l'hanno fatta più altro per attirare gente. I Meshuggah li possono ricordare per l'uso delle poliritmie o per il suono di alcuni riff, ma come stile compositivo siamo distanti dal gruppo di Thordendal. Dei Soilwork proprio non c'ho sentito nulla qua in mezzo, boh!
Le canzoni sono quasi tutte in mid-tempo, ci sono alcune accelerazioni, ed il gruppo punta soprattutto su dei riff poliritmici modello macigno e con dei suoni moderni. Il basso si divide tra parti ritmiche belle pesanti con dei suoni macchinosi, e parti più leggere in tapping. Le tastiere sono sempre presenti in accompagnamento, non prendono mai il sopravvento ed aiutano a dare alla musica dei Death Machine un'atmosfera futuristica. La voce è per la maggior parte in stile urlato, anche se un po' rauco. Poi ci sono vari stacchi atmosferici in cui la voce diventa sussurrata ed il gruppo lascia da parte la violenza per suonare in maniera più rilassata, come ad esempio nello stacco jazzato di "Last Breath". Questo per descrivere le canzoni in linea generale. Poi ci sono vari dettagli da scoprire ascolto dopo ascolto.
La produzione, ad opera di Dino Alden, è molto buona, visto che i suoni sono ben definiti e potenti. La confezione è caruccia ma non di più, la grafica non mi convince in pieno ed è pure un po' scarna (specie il retrocopertina). Ma almeno nel libretto ci sono i testi e sono leggibili.
In conclusione si tratta di un album figo ma ancora un po' acerbo secondo me. Ci sono dei punti che non mi convincono in pieno, soprattutto nelle strofe: l'uso ripetitivo della poliritmia alla fine rischia di stancare l'ascoltatore, anche perché alcuni riff non sono al livello degli altri. Si poteva fare qualcosa di meglio insomma, ma anche molto peggio. Album consigliato agli amanti del death metal di ampie vedute.
(teonzo - Maggio 2004)
Voto: 8
Contatti:
Sito Death Machine: http://www.deathmachine.net/
Sito Sensory: http://www.lasercd.com/