DEATH ANGEL
Frolic Through The Park
Etichetta: Enigma - ristampa Metal Blade
Anno: 1988
Durata: 51 min
Genere: Thrash
Dopo i massacri dell'esordio i Death Angel erano attesi con un disco davvero carico di aspettative; da un lato si voleva verificare se le piccole imperfezioni presenti in passato fossero state corrette senza intaccare la matrice sonora, mentre dall'altro si mostrava curiosita' per l'evoluzione e la maturazione di un gruppo dalle indubbie qualita'.
Devo dire che il disco e' risultato piuttosto difficile da assimilare, sia nei primi ascolti nei quali mi sembrava di assistere ad un'accozzaglia di ritmiche hardcore buttate a caso, sia nei momenti successivi all'inquadratura delle differenti sonorita', vuoi per la caratteristica "raffinata" delle composizioni del gruppo, vuoi per una piu' o meno decisa sterzata nello stile intrapreso dal quintetto. Ma andiamo con ordine...
Rispetto al precedente, Frolic Through The Park ai primi ascolti risalta soprattutto per il radicale cambiamento di voce: estremamente influenzata dall'hc, abbandona l'urlato furioso per spostarsi su linee molto piu' melodiche e toccando anche frontiere funk; quello che pero' non (mi) piace e' l'eccessiva presenza nel corso dei brani. Distoglie l'attenzione dalla parte musicale, risulta fastidiosa e, ovviamente, riduce le parti strumentali, per la disperazione di quelli che come me adorano le tirate di The Ultra-Violence.
Ma l'aspetto strumentale, pur "limitato", e' davvero degno di nota. La furia cieca qui appare raramente - e quando appare dura poco (Bored) - e lascia spazio ad un tasso tecnico generale che si e' alzato non di poco. Troviamo quindi pezzi ben architettati, vari e dinamici nel loro incedere, che variano da sonorita' hardcore (Why You Do This, Guilty Of Innocence, Mind Rape), abbracciando le ritmiche e i cambi di tempo tipici del loro disco d'esordio (3rd Floor, il finale di Confused) per finire in rivoli funk nei quali e' davvero azzeccata l'interpretazione vocale (Bored, Open Up).
I pregi del disco sono soprattutto il terzetto Confused, mid-tempo che esplode nel finale rimandando ai tempi andati per spegnersi lentamente in un sognante assolo, Guilty Of Innocence, un brano tirato che si barcamena tra cambi di tempo continui e riff hc, e la successiva Open Up, un pezzo progressivo, in costante evoluzione, venato di funky e caratterizzato da un ottimo testo (ma non e' il solo dell'album) schizofrenicamente interpretato da una voce in pieno sclero.
Per il resto c'e' spazio per un omaggio ai Kiss e ad un paio di brani assolutamente non convincenti, prolissi e privi di mordente, che non fanno che aumentare la mia personale delusione per le speranze riposte nel combo filippino.
Insomma, quello che a prima orecchiata sembrava un fallimento si rivela un discreto disco, piuttosto strano e dissonante rispetto a quello che il quintetto ci aveva abituato, ma che risulta un buon esempio delle possibilita' di evoluzione di un genere come il thrash, intrinsecamente piuttosto chiuso e canonico.
(Melix - Maggio 2002)
Voto: 7
Quest'album l'ho sentito 2 o 3 volte (non ricordo piu'), e non mi ha mai detto un cazzo di niente, a me e' sempre risultato piatto. Se penso agli altri due album del gruppo mi verrebbe da buttarlo via, per i miei gusti il divario e' abissale. Insomma, qui hanno fatto le prove generali per "Act III", prove che in quest'album non sono riuscite per i miei gusti, mentre in "Act III" si', ed alla grande.
(teonzo - Maggio 2002)
Voto: 6
Un buon album di thrash tecnico, certamente il
confronto con l'esordio non regge, il gruppo ha perso aggressività e ispirazione
nelle composizioni, che comunque rimangono sempre accettabili.
(metalchurch - Maggio 2002)
Voto: 7.5