DEATH
The Sound Of Perseverance

Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 1998
Durata: 56 min
Genere: techno-death


Premetto che questo è il mio album preferito in assoluto, quindi inevitabilmente il mio sarà un giudizio di parte.
Questo è il settimo ed ultimo album in studio dei DEATH, e prosegue nell'evoluzione portata avanti negli anni da questa band (ossia una ricerca di uno stile sempre più personale e complesso), pur rimanendo coerente con se stessa e senza uscire da quello che è il death metal, o più precisamente il techno-death in questo caso.
La line-up attorno al grande Chuck Schuldiner (chitarra, voce, mente ed anima del gruppo) ancora una volta è cambiata totalmente, anche a causa dello split temporaneo avvenuto dopo il tour di "Symbolic". Alla seconda chitarra troviamo Shannon Hamm (non è un mostro di tecnica come Masvidal o LaRoque, ma svolge egregiamente la sua parte) ed al basso Scott Clendenin, entrambi provenienti dalla prima line-up dei Control Denied. Alla batteria c'è l'ennesima scoperta di Chuck, ossia Richard Christy, al quale tocca il compito ingrato (perlomeno sulla carta) di sostituire Gene Hoglan. Questo ragazzo si rivela fenomenale, certo non avrà la precisione e non sarà "quadrato" come Hoglan, non avrà la raffinatezza stilistica di Reinhert, ma ci si avvicina alla grande, aggiungendoci una sana dote di fantasia e di "lucida pazzia" che danno alle sue tracce di batteria quel qualcosa in più che sorprende ad ogni ascolto.
Come dicevo lo stile di quest'album è inquadrabile nella corrente del techno-death, quindi riff e strutture dei brani intricatissimi, grande dimostrazione di tecnica strumentale, tutto questo unito ad un assalto sonoro violento seppur ragionato. La principale differenza col precedente "Symbolic" sta nel cantato di Chuck, qui ormai ha abbandonato il growl per un cantato aspro, lacerante e pieno di carica.
La produzione è stata curata presso gli storici (7 album su 7 registrati lì!) Morrisound Studios di Tampa, con l'aiuto di Jim Morris, e l'unica cosa che si può dire è che è perfetta, si distinguono tutti gli strumenti, il suono è molto definito e potente, e soprattutto la registrazione della batteria è qualcosa di fenomenale, a mio parere la miglior registrazione in ambito di metal estremo.
L'artwork è curato da Travis Smith, ormai divenuto uno degli artisti più ricercati, e rappresenta alla perfezione i contenuti dell'album, ossia la sofferenza e la voglia di lottare, di andare avanti.
Le canzoni sono 9 in totale (8 nella versione in vinile), di cui l'ultima è una cover di "Painkiller" dei Judas Priest, in cui Chuck si lancia in una prova vocale da brividi. Certo non ha le qualità tecniche di Rob Halford, ma riesce lo stesso ad adattarsi e sopperisce con la forza di volontà alla mancanza di talento. Ma non è certo questa la canzone su cui mi voglio soffermare...
Le prime 8 canzoni sono tutte in pieno stile DEATH (inteso come gruppo), ossia contengono violenza sonora, cambi di tempo, tempi dispari, una gran quantità di riff diversi (con tutti i riff che ci sono su "Flesh And The Power It Holds" un gruppo normale avrebbe fatto almeno un album...). E questa complessità non è creata per stupire l'ascoltatore, per fargli dire "ammazza quanto sono bravi!", anzi, è strettamente legata a quanto Chuck vuole esprimere con quest'album. Non ci sono solo passaggi tecnici e complicati, ci sono anche passaggi semplici, tutto è al proprio posto e funzionale alla canzone. Tra tutte le canzoni spicca la strumentale "Voice Of The Soul", una canzone che si distacca dalle altre sia per le atmosfere che riesce a creare, sia per il fatto che per la prima ed unica volta viene usata una chitarra acustica in una canzone dei DEATH. Questa canzone è stata tutta suonata da Chuck, e sembra proprio che le chitarre arrivino a parlare da quanta passione c'è messa nel suonarle, da quanto forte è il desiderio di comunicare ciò che prova.
Ma la cosa che rende i DEATH unici, la cosa che li fa elevare sopra al resto dei gruppi death metal non è la componente musicale (siamo a livelli di eccellenza, ma gruppi come Atheist e Cynic sono andati oltre), ma i testi ed il cantato di Chuck. La passione e l'espressività che questo metallaro mette nelle sue canzoni è irraggiungibile per chiunque, si sente che ci mette l'anima in quello che fa, e riesce a comunicarlo benissimo. Il cantato forse non sarà il migliore dal punto di vista tecnico, ma il modo in cui riesce ad esprimere le proprie emozioni è unico, si sente tutta la grinta di una persona che ha sofferto ed ha proseguito per la propria strada grazie solamente alla forza di volontà, non per nulla questo album si intitola "The Sound Of Perseverance". In particolare io preferisco i testi di "To Forgive Is To Suffer" (in cui spiega che c'è un limite alla sopportazione, ed è meglio curare se stessi che chi ci danneggia seppur involontariamente) e soprattutto di "A Moment Of Clarity" (in cui spinge la gente a compiere un viaggio interiore alla ricerca delle proprie verità come ha fatto lui, ed a chiedersi sempre il perché delle cose). Chuck ha fatto un grande viaggio nel suo io per creare quest'album, ed è riuscito a trasporre in musica e parole tutta la sua energia vitale, e noi non possiamo fare altro che dirgli grazie per tutto quello che ha fatto. E cerchiamo di ricordarci sempre quanto ha scritto alla fine dei ringraziamenti nel libretto, ossia: "This album is dedicated to all people with dreams, desires and positive ambitions. Don't let anyone take them away, stay strong! Support Music, not rumors" (tradotto fa più o meno così: "Questo album è dedicato a tutte le persone con sogni, dedideri ed ambizioni positive. Non lasciatevele portar via da nessuno, forza e coraggio! Supportate la Musica, non le chiacchiere").
Questi sono i motivi per cui considero i DEATH il miglior gruppo della storia del metal, e per cui considero questo album insuperabile da chiunque.
(teonzo - Dicembre 2001)

Voto: 10



Emozione, tecnica, fantasia, potenza, sentimento, di nuovo emozione, tecnica, fantasia, potenza, sentimento, ai livelli più elevati possibili, come mai prima d'ora! Un album praticamente perfetto, un capolavoro sofferto e ammaliante, il punto a capo del death metal posto dall'indimenticabile Chuck Schuldiner (RIP). Non metto dieci, solo per la speranza che un giorno qualcuno possa comporre qualcosa di ancora più eccezionale.
(Orion - Febbraio 2002)

Voto: 9.5



Un vortice d'emozioni come ogni album dei Death, al momento questo è quello che preferisco ma ogni mese cambio... strepitosa prova vocale e chitarristica di Chuck, ci ha messo l'anima in questo disco e lo può sentire chiunque. Mai un musicista è stato così passionale... e mai un gruppo è stato violento e così emozionale CONTEMPORANEAMENTE, cazzo!!
(bist - Marzo 2002)

Voto: 9.5



E` il mio disco preferito dei Death. Puo` sembrare strano, visto che in generale mi piacciono gli album rumorosi, casinisti, caciaroni e con il solo scopo di fare casino. Ma questo e` diverso, particolare, parla al cuore, tralasciando gli stupidi sentimentalismi. E` suonato bene, molto tecnico, il cantato in scream-falsetto e` quello che preferisco di Chuck. Menzione d'onore per la fantastica prova batteristica di Richard Christy, un vero fenomeno, spero di risentirlo molto presto dietro le pelli.
(gg - Aprile 2002)

Voto: 10