DEATH
Symbolic
Etichetta: RoadRunner
Anno: 1995
Durata: 50 min
Genere: techno-death
"Symbolic" è il sesto album dei DEATH, e tanto per cambiare anche qui siamo di fronte ad una rivoluzione nella line-up: dall'album precedente restano Chuck Schuldiner (ovviamente, visto che è la mente del gruppo, oltre che chitarrista e cantante) e Gene Hoglan (batterista), a cui si sono aggiunti gli sconosciuti Kelly Conlon (bassista, poi nei Monstrosity) e Bobby Koelble (chitarrista, poi desaparecido, almeno, io non so che fine abbia fatto!).
Lo stile di questo album è sempre un ottimo techno-death, ossia un death metal molto ma molto tecnico ed intricato. Rispetto al precedente "Individual Thought Patterns" le canzoni sono più lunghe e dilatate, e l'atmosfera dell'album è più malinconica e meno pestata dei precedenti. Questo non vuol dire che "Symbolic" non sia violento, anzi... la musica è meno pestata, ma in compenso è aumentata la violenza interiore, non è più una incazzatura fisica, ma una incazzatura morale. Il risultato è che l'album risulta meno "fighetto" di ITP, e le canzoni sono più pensate e "facili", nel senso che Chuck ha cercato di dare più importanza al comunicare le proprie emozioni che alla ricerca di suonare roba incasinata.
Tecnicamente anche qui siamo su livelli d'eccellenza, Hoglan è la solita macchina precisissima, Chuck è migliorato ancora di più come chitarrista, e gli altri due fanno ruoli da comprimari (si nota che hanno meno personalità dei loro predecessori), senza strafare ma suonando alla perfezione la propria parte. La voce di Chuck è cambiata rispetto agli album precedenti, non è più un growl classico, ma si è spostata verso lo screaming, insomma è a metà strada tra i due stili. La produzione (effettuata ai soliti Morrisound Studios) è ancora una volta eccellente, Scott Burns è stato sostituito da Jim Morris e questo si nota in quanto i suoni sono meno cupi ed opprimenti rispetto al passato, risultando quindi chiarissimi e puliti.
Anche in questo album i testi rivestono un ruolo fondamentale, e lo stile è molto intimista ed ermetico. Già nei precedenti album Chuck aveva cominciato a scrivere testi basati sulla ricerca interiore, ma erano sempre presenti delle canzoni incazzate contro qualcuno o qualcosa. Qui invece non ci sono più attacchi diretti, ma riflessioni personali. E tutto è sottolineato dalla musica, in quanto sono presenti parti più melodiche e rilassate rispetto al passato.
Tutte le canzoni sono strafighe, non c'è un calo che sia uno per tutto l'album, basta dire che tutte e nove le canzoni sono state coverizzate da altri gruppi per far capire questo fatto. Le mie preferite personali sono "Empty Words", "Without Judgement" e "Perennial Quest".
Quest'album lo trovate su tutti i cataloghi a mid-price, quindi fateci un pensierino se ancora non ce lo avete. E' l'album dei DEATH musicalmente più accessibile (nel senso di meno cattivo), anche se è molto intricato e servono decine di ascolti prima di cogliere tutte le sfumature. Ed è un album che regala montagne di emozioni: ascoltate "Perennial Quest" leggendo il testo, se rimanete impassibili senza provare niente siete proprio delle pietre inerti.
(teonzo - Giugno 2002)
Voto: 10
Signore e Signori, attenzione! Ci troviamo davvero di fronte ad un autentico capolavoro. "Symbolic" infatti rappresenta una delle vette compositive del grandissimo Schuldiner, che riesce a sfornare un grande album, supportato da musicisti di tutto rispetto.
L'opener, 'Symbolic', è tagliente ed affilata come una lama di un rasoio e con un andamento spiazzante, toglie il fiato. Un'intro di batteria apre le danze a 'Zero Tolerance', diretta e violenta. Un arpeggio in fade in che sfocia in un grandioso riff terminante in tapping rappresenta 'Empty Words', una vera e propria perla a detta di chi scrive. Non sono da meno 'Sacred Serenity', '1.000 Eyes' e 'Without Judgement', ma secondo il parere di chi scrive la vetta del disco si raggiunge con le ultime tre tracce. 'Crystal Mountain' pare incazzatissima con il suo riff granitico, per poi sfociare in un bellissimo assolo acustico di tipa matrice schuldineriana; 'Misanthrope' sembra essere una song uscita da "Leprosy" e "Individual Thought Patterns"; 'Perennal Quest' è pura poesia. Il quartetto, oltre alla propria tecnica, ci dimostra di avere un feeling enorme e Chuck ci dimostra di essere un ottimo chitarrista, un eccellente musicista, ma sopratutto un grandissimo artista.
E si sa, l'arte viene dal cuore.
(Lele - Giugno 2002)
Voto: 9
L'album dei Death i cui testi mi risultano piu' ermetici. Non e'
sempre immediato capire dove Chuck vuole andare a parare, e per
alcuni passaggi mi e' impossibile tutt'ora. Individual continua
a rimanere il mio album preferito dei DEATH, forse perche' e'
il primo che ho "domato" e mi e' entrato sottopelle. Pero' anche
Symbolic non scherza proprio, e il fatto che io riesca a digerirlo
malgrado non ami troppo questo genere musicale e' per me un segnale
della bonta' del lavoro. Un disco che ascolto soprattutto con la
testa, ma che opera anche a livello viscerale a seconda dei momenti.
La mia song preferita? Crystal Mountain.
(Mork - Luglio 2002)
Voto: 8.5
Della fase tecnica questo è il disco più accessibile, non a caso piace
anche a chi è a digiuno di Death Metal. L'album più easy come
struttura delle canzoni e accessibile come riff, spesso non veloci e
molto orecchiabili ed accattivanti, eppure di una violenza che lascia
stupiti, perchè non creata coi soliti stereotipi del Metal. La voce di
Chuck non è più un growl strozzato, ma un urlo mai tanto rabbioso, che
nell'opera successiva si trasformerà in uno screaming da brivido. Il
precisissimo e quadrato Gene Hoglan fa di quelle cose da mandare in
estasi l'ascoltatore per il grandissimo gusto nel saper trovare i fill
perfetti per ogni occasione. Probabilmente l'album migliore per
iniziare ad apprezzare i Death evoluti, ed il più emotivo dopo "The
Sound Of Perseverance".
(bist - Luglio 2002)
Voto: 9.5
Un semplicissimo disco di passaggio, tra la pietra d'angolo che è "Individual
Thought Patterns" e quel dischetto senza tempo che risponde al nome di "The
Sound Of Perseverance". Un semplice disco di passaggio, anzi no, fermi tutti,
un altro smisurato capolavoro! E' facile utilizzare questa parola con i
Death, in tutta la storia di questa musica è probabilmente il gruppo verso
il quale è stato più facile riferirla. "Symbolic" è, specie di eresia in
arrivo, più semplice da assorbire, perché molto meno aggressivo, ma pur
sempre articolato, del tutto rivolto all'esplorazione interiore, al feeling,
e quindi toccante, melodico, raffinato, senza che per questa ragione vadano
perse le caratteristiche tipiche del gruppo (nota a parte: qui il cantato di
Chuck diventa disperato, e meraviglioso). Pur essendo qualitativamente a
metà strada tra ITP e TSOP, il trasporto emotivo che regala è un qualcosa di
speciale, così speciale da poter far avvicinare al genere anche chi non ha
il palato assuefatto da questi suoni, e così il voto finale non può che
testimoniarlo con qualche decimo di punto in più. Dai su, togliete il
"probabilmente" di qualche frase sopra.
(Orion - Agosto 2002)
Voto: 9.5
Un lavoro eccellente, uno dei migliori album degli anni '90. I Death smussano certe asperità del già ottimo "Individual Thought Patterns" e riescono nel difficile tentativo di rendere più musicali partiture comunque molto complesse (anche se non intricate e schizzate come nel recente passato). Il riff di "Symbolic" - la canzone - è ormai un "classico" del metal in generale, così come la doppia accellerazione in sequenza con Hoglan che prima "si scalda" con una cassa e poi mette il turbo con due! E poi, come non rimanere incantati dal lavoro delle chitarre in "Without Judgement", dalle partiture di "Cristal Mountain" o "Zero Tolerance", dalla rabbia di "Empty words" o "Perennial Quest"... ma è inutile citare i vari brani, sono tutti bellissimi. La produzione è ottima ed è quantomeno inutile parlare delle qualità tecniche dei singoli. Disco da avere assolutamente.
(Linho - Agosto 2003)
Voto: 10