DEATH
Spiritual Healing
Etichetta: Combat
Anno: 1990
Durata: 43 min
Genere: death
"Spiritual Healing" è il terzo album dei DEATH, e, caso unico nella storia del gruppo, presenta un solo componente diverso rispetto alla line-up dell'album precedente, difatti Chuck confermò Bill Andrews alla batteria e Terry Butler al basso, e chiamò come secondo chitarrista l'allora sconosciuto James Murphy. Era sconosciuto perché non aveva ancora inciso nessun album, ma non era stato scoperto da Chuck, bensì da John Cyriis degli Agent Steel, che l'aveva chiamato nel suo gruppo dopo essersi trasferito in Florida e poco prima di sciogliere il gruppo per tornare nei suoi mondi alieni. Tanto per la cronaca in seguito Murphy si girerà una montagna di gruppi death non solo americani (Obituary, Cancer, Konkhra tanto per fare pochi nomi).
Questo album rappresenta un passo intermedio nell'evoluzione dello stile dei DEATH: non è più presente la furia cieca degli esordi, e non siamo ancora su territori techno-death. "Spiritual Healing" rappresenta il punto di transizione tra queste due fasi, ed è proprio questo stare in bilico che non mi convince in pieno, difatti lo reputo l'album meno bello dei DEATH. Resta sicuramente un lavoro death metal, ma rispetto a "Leprosy" risulta più ragionato e meno diretto. La prima differenza che si nota sta nella velocità delle canzoni, più lente rispetto ai due album precedenti, e pure rispetto a quelli seguenti. In alcuni punti potremmo quasi definirlo techno-thrash, non a caso in una foto dell'album Chuck porta una maglietta di "Energetic Disassembly" dei WatchTower. Tutte le canzoni risultano compatte e cadenzate, questo rappresenta per bene la volontà di Schuldiner di far evolvere la musica del suo gruppo, senza rimanere ancorato alla violenza senza compromessi di "Scream Bloody Gore". In questa scelta sicuramente sarà stato influenzato dai vari cambiamenti che erano avvenuti nel thrash, visto che a fine anni '80 molti gruppi thrash (Metallica su tutti) avevano rallentato il proprio stile, puntando più sull'aspetto tecnico e sull'oscurità della musica. Stesso cambiamento avvenne all'interno dei DEATH: le canzoni sono meno sparate, la tecnica comincia ad avere un ruolo primario, cercando di perfezionare ogni passaggio in modo da ottenere una violenza ragionata e controllata.
Va notato anche che questo è l'unico album in cui gli altri componenti dei DEATH hanno contribuito alla composizione, forse è anche per questo che l'album non mi prende in pieno, perché manca l'impronta totale di Chuck. E difatti dopo questo "Spiritual Healing" Chuck cambiò completamente la formazione, e non lasciò mai più che gli altri componenti contribuissero alla composizione, volendo tenere tutto sotto il suo controllo. Un altro dettaglio che dimostra come Chuck non fosse pienamente soddisfatto di questo album è che negli ultimi tour non suonavano nessuna canzone tratta da SH.
Un ruolo importante ce l'hanno (come sempre nei DEATH) i testi: trattano sempre tematiche correlate con l'immaginario death metal, ma in maniera molto più intelligente e curata che in passato. Non ci sono più testi che parlano di budella e squartamenti vari, qui troviamo testi oscuri ed impegnati, tanto per fare qualche esempio Chuck tratta di temi come la dipendenza dalla droga, l'ingegneria genetica ed i falsi predicatori americani che cercano solo di fregare soldi ai polli (il titolo "Spiritual Healing" deriva da questo). I testi non sono ancora introspettivi come quelli degli album seguenti, trattano tematiche di attualità, ma si nota benissimo la voglia di maturare e di evolversi di Chuck.
La produzione ad opera di Scott Burns presso i Morrisound Studios è ottima, soprattutto perché si adatta benissimo al cambiamento di stile del gruppo e riesce a creare dei suoni oppressivi che sottolineano perfettamente le tematiche trattate. La confezione è buona, il disegno di copertina rappresenta uno dei tanti predicatori-guaritori americani circondato dai polli che lo idolatrano.
Come dicevo sopra questo è l'album dei DEATH che mi piace di meno, resta certamente un ottimo album, ma non è mai riuscito a prendermi completamente come lo fanno tutti gli altri 6. Credo che questo sia dovuto al fatto che "Spiritual Healing" rappresenta un momento transitorio nell'evoluzione dei DEATH, in cui la trasformazione non è stata ancora completata e manca quel qualcosa che lo rende completo e stramegafigo. Resta comunque un ottimo lavoro e dalla notevole importanza storica, visto che è stato uno dei primi album a far vedere che si poteva suonare death metal anche in maniera intelligente e non solo ignorante e casinara.
(teonzo - Agosto 2002)
Voto: 9
Anche i più grandi hanno sbagliato almeno una volta nella vita, anche i più
grandi possono avere un neo, una macchiolina lungo il loro percorso che non
inficia sicuramente l'insieme della loro opera, anzi, in fondo fa solo
spuntare un sorriso, pensando a quanto sia umano errare. Ebbene, "Spiritual
Healing" è la macchiolina dei Death, è il neo dell'immenso (e quindi umano,
perché il dubbio l'aveva stimolato) Chuck Schuldiner, il disco più
imperfetto della sua carriera, il meno vincente, il meno suo. Dal punto di
vista filologico segna sempre una tappa importante, poiché da l'avvio
all'abbandono della fase splatter/gore, ma rimane comunque l'ultimo da avere
(perché anche questo è da avere, comunque). Appunto, da avere, perché nella
carriera dei grandi, le macchioline equivalgono all'apice per tanti poveri
mestieranti.
(Orion - Settembre 2002)
Voto: 8