DEATH
Individual Thought Patterns

Etichetta: Relativity
Anno: 1993
Durata: 40 min
Genere: techno-death


"Individual Thought Patterns" è il quinto album dei DEATH, e prima di descriverne la musica credo sia necessario inquadrare il contesto in cui uscì. Il 1993 era un periodo nero per il mercato metal (chi ha detto la parola "grunge"?), il thrash ormai era morto, e nemmeno il death se la passava tanto bene, visto che era quasi impossibile dire qualcosa di nuovo senza ripetere quanto fatto dai gruppi storici. Alcuni gruppi da un paio di anni avevano provato ad allargare i confini del genere, ossia gente come Atheist, Pestilence e Sadus (per ulteriori dettagli consultare la guida al techno-death su questo sito), e tra questi c'erano anche i DEATH con il loro precedente "Human" del 1991. Il 1993 fu l'anno cruciale per questo movimento: i Nocturnus si sciolsero, i Sadus andarono in crisi creativa, ed uscì la "triade maledetta" composta dagli album di Atheist, Cynic e Pestilence, tre album che rompevano totalmente le barriere del death metal, che fecero incazzare i puristi di questo genere, e che portarono allo scioglimento pure questi 3 gruppi. Gli unici a continuare per la propria strada componendo un ottimo album sempre definibile come death metal furono i DEATH con questo "Individual Thought Patterns". E fu proprio questo album a consacrarli tra i fan. Fine della premessa storica.
Anche in questo album c'è da notare un cambio nella line-up del gruppo: usciti Paul Masvidal e Sean Reinert (chitarra e batteria) per dedicarsi a tempo pieno ai loro Cynic, vennero arruolati da Chuck rispettivamente Gene Hoglan alla batteria (ex membro dei disciolti Dark Angel) e Andy LaRocque alla chitarra (membro del gruppo di King Diamond). Al basso venne confermato Steve Di Giorgio dei Sadus. Tra i fan esiste l'eterno dibattito su quale sia stata la miglior line-up della storia del death metal, molti dicono sia questa... io dico che è meglio non farsi tante seghe mentali, basta solo rendersi conto che questi 4 erano TANTO tecnici, chissenefrega se erano più o meno tecnici di altri!
Rispetto a "Human" questo album risulta meno violento sia come suoni che come musica, ed è ancora più ricercato dal punto di vista formale. Alcuni dicono che si potrebbe tranquillamente includere nel prog metal, ed in effetti qualche motivo ci sarebbe: le canzoni hanno tutte una struttura complessa e fuori dagli standard, se uno conta i cambi di tempo ed i controtempi diventa scemo, sti 4 tizi sono delle bestie sui propri strumenti, ogni dettaglio è curato all'eccesso e non c'è una minima sbavatura che sia una in tutto l'album... tutte caratteristiche tipiche del cosiddetto "prog metal" insomma, la differenza sta ovviamente nella voce in growling e nella violenza della musica.
Tra gli album dei DEATH credo che questo sia quello più "perfettino", quello che tende maggiormente a mettere in risalto la tecnica dei musicisti. Hoglan dimostra di saper andare a velocità ancora più alte rispetto ai Dark Angel, e facendo cose ancora più complesse ed impressionanti, il tutto con una facilità disumana. I due chitarristi sparano una serie di riff incrociati uno più bello dell'altro, per non parlare degli assoli... e Di Giorgio al basso fa delle pure meraviglie, da parti di accompagnamento ad assoli a parti in cui si assume quasi il ruolo di terza chitarra... Continuare con la descrizione musicale dell'album sarebbe quasi un insulto per quest'opera e scadrei nel melenso... e poi le strafigate è meglio ascoltarsele!
L'album è stato prodotto da Scott Burns (Scott torna a fare death metal per piacereeeee!!!!!!) con l'aiuto di Chuck Schuldiner, ed è stato registrato ai soliti Morrisound Studios, e questo basta come garanzia di qualità assoluta. Il risultato finale risulta meno compresso rispetto ad "Human", per dirla in maniera grezza spacca un po' di meno, ma spacca sempre! E va notato che stavolta possiamo ammirare senza tanti problemi il lavoro al basso di Di Giorgio.
Le canzoni ed i testi sono stati scritti totalmente da Chuck, e non c'è un solo calo durante tutto l'album. Tutte le canzoni sono diventate classici del gruppo, se chiedete ai fan dei DEATH di dirvi le loro canzoni preferite di ITP state sicuri che verranno fatti i nomi di tutte. Quasi sicuramente la maggioranza delle preferenze andrà alla conclusiva "The Philosopher", da molti considerata la miglior canzone della storia dei DEATH (di cui tra l'altro esiste pure un video). Le mie preferite sono "Trapped In A Corner", "Nothing Is Everything" e appunto "The Philosopher".
Per finire ho lasciato quello che secondo me è il dettaglio più importante degli album dei DEATH: i testi. Anche qui sono stati scritti interamente da Chuck, e rispetto a "Human" sono meno diretti, meno cattivi e più ermetici. Anche qui ci sono testi incazzati e che chiamano vendetta, tipo quello di "Trapped In A Corner" e "Jealousy", ma la maggior parte sono di tipo più intimista: con questo album ha inizio il viaggio interiore di Chuck. Un viaggio difficile da seguire, dato che i testi sono ostici e per molti incomprensibili. Se invece vi ci dedicate con attenzione e passione, seguendo il testo assieme alla musica, vedrete che capire il tutto sarà molto più facile: musica e testi sono un insieme unico e non divisibile, e vanno considerati nell'insieme. Un insieme semplicemente magnifico e che non stanca mai, creato da un ragazzo onesto e che credeva fino in fondo a quello che faceva, un esempio da cui tutti dovrebbero trarre qualche insegnamento.
Qualche anno fa è stato ristampato su CD e lo si trova dappertutto a mid-price. Cari ragazzi, gli ordini sono questi:
COMPRARE, ASCOLTARE, GODERE, ASCOLTARE, GODERE, ASCOLTARE, GODERE, ASCOLTARE, GODERE, ASCOLTARE, GODERE e così via all'infinito!!!
(teonzo - Maggio 2002)

Voto: 10



Il primo album di genere death che ho ascoltato per bene. Tutto quello che c'e' da dire l'ha gia' scritto Teonzo e io concordo su tutta la linea.
Posso solo aggiungere ho conosciuto questo disco in un periodo della mia vita in cui ero estremamente ricettivo e allineato alle liriche di Schuldiner: mi sono entrate subito sottopelle e questo mi ha facilitato enormemente l'ascolto. Forse dei Death e' il lavoro che preferisco. Non gli do' 10 solo perche' il death non e' il mio genere preferito.
(Mork - Maggio 2002)

Voto: 9



E` l'album che ho ascoltato meno dei DEATH. Non chiedetemi perche`, ma e` cosi`. E ora che sto facendo il commento e lo sto ascoltando, ancora non mi capacito perche` ho lasciato solo soletto il CD sullo scaffale. Forse perche` e` il piu` tecnico (come detto da teonzo, "perfettino" e` la parola giusta). Forse perche` sono imbecille io. Ma chissene, e` un bel disco, e non si puo` non conoscere "The Philosopher". Mi piace molto il gioco di batteria di Hoglan come quello sull'opener "Overactive Imagination". Come con Human, da segnalare che Di Giorgio e Hoglan ruleggiano alla grande.
(gg - Luglio 2002)

Voto: 8



Il disco che ha segnato l'ennesimo salto qualitativo verso una personale e intrigante dimensione emotiva, alla quale i Death approderanno definitivamente con i due ultimi lavori. Chuck esplora con sempre maggior raffinatezza e profondità il dolore del proprio intelletto, svincolando definitivamente la propria tormentata (ma criptica) visione, e quindi trasformando la sua creatura in un articolato ed energico trattato psicologico. Ma è anche il disco della consacrazione al grande pubblico, nonché uno straordinario galleggiante per il metal tutto nei difficili primi anni novanta. In poche parole non esiste una ragione sensata per non amarlo.
(Orion - Luglio 2002)

Voto: 9



Per me è stato il disco dei Death più difficile da capire, intricato e tecnico da morire; il fatto che non conceda tregua nelle sue massicce acrobazie musicali può essere un ostacolo in principio, ma dopo qualche ascolto attento non potrete farne a meno! Sto disco è spaventoso, potente, durissimo, rabbioso (la voce è a metà tra il growl e le urla di "Symbolic"), mastodontico... inoltre Di Giorgio qui è spettacolare (anche più che in "Human"), ma lo è tutta la line-up alla fine... La conclusiva "The Philosopher" è l'episodio più accessibile, se conoscete solo questa del disco aspettatevi roba molto più difficile (in effetti "The Philosopher" per me potrebbe stare benissimo anche nel successivo disco "Symbolic"). Concludendo: un mattone (in senso buono) non per tutti, ma veramente notevolisssssssssimo.
(bist - Luglio 2002)

Voto: 9.5