DEAFENING SILENCE
Edge Of Life

Etichetta: Brennus Music
Anno: 2003
Durata: 49 min
Genere: heavy metal


Rieccomi ancora qui a scrivere di heavy metal. Rieccomi a dovervi raccontare di una nuova band che vuole imporsi in un mercato sempre più saturo di musica trascritta con la carta carbone da spartiti rubati ad altre band, più famose, ma non per questo migliori. I francesi Deafening Silence non hanno nulla di meglio o peggio di tanti "big", è vero, ma non hanno (probabilmente!) alle spalle un manager che possa lanciarli nel mondo magico del metal. Pur sfoderando buone canzoni e un artwork di tutto rispetto, poco o nulla mi hanno fatto sobbalzare sulla sedia durante l'ascolto.
Immaginate un cantante clone di Joacim Cans degli Hammerfall ed una musica su per giù simile a quella della suddetta band, fatta di cavalcate epiche, mid-tempo schiacciasassi e up-tempo dinamici, cosa avrete? Gli Hammerfall, direte voi, ovviamente! Ecco il punto è questo. Gli Hammerfall ci sono già, hanno già fatto sobbalzare tutti gli esperti del settore dalle proprie e numerose sedie, hanno già registrato vari album, live e DVD e tutto quello che il percorso obbligato per il successo richiede. Tutto ciò non renderà facile la vita a questi francesi di buone speranze, ragion per cui i Deafening Silence dovranno prepararsi a prendere in faccia un po' di porte, vista la proposta musicale molto vicina alla suddetta band.
Entrando nello specifico non si può rimanere del tutto indifferenti alla dinamitarda canzone di apertura che ha il nome della band stessa, cosi come la successiva "The Black Swansong", dove molte melodie stile Maiden si fanno sentire più di una volta e le ritmiche serrate sommate alla doppia cassa travolgono l'ascoltatore. Vicini agli Helloween e ovviamente agli Hammerfall, i ragazzi ci fanno ondeggiare la testa a suon di heavy metal, e mentre le corna si alzano in cielo la voce intona l'epico ritornello. "Heavenly Dream" è troppo acerba secondo me, il basso un po' troppo invadente e la voce in più punti viene doppiata dalle melodie di chitarra, cosa che non sopporto. Le chitarre di Corsale e Magagna non graffiano come dovrebbero sia in fase ritmica che solista, peccato. Ma siamo solo alla terza canzone: vediamo che c'è dopo!
Eccoci alla title track, "Edge Of Life", che viene lanciata da un basso e una batteria stile "Wrathchild" dei sempreverdi Iron Maiden. La canzone, forse per la scelta degli accordi o le accordature più gravi, risulta maggiormente massiccia e compatta rispetto alle precedenti; la voce nella strofa è alquanto incazzata e ruggisce allontanandosi per poco dallo stile di Cans che Julien Milbach, il cantante, utilizza spesso. Per quanto riguarda il ritornello, la canzone veste i soliti panni del pezzo "già sentito". Carina anche la parte dei bridge e degli assoli dove le battute di batteria raddoppiano, ottenendo così un tempo molto serrato.
"Nothern Star" altri non è che un up-tempo che si lascia ascoltare deliziosamente, come gli altri pezzi in fondo. La strofa è fatta in modo tale che il ritornello sia il più epico possibile: la canzone, per tutta la sua durata, si carica fino ad esplodere, appunto, nel ritornello con buoni cori da stadio. Semplici ma efficaci anche le melodie di chitarra che impreziosiscono la canzone, così come gli assoli che illuminano il pezzo nella parte più oscura e pesante della canzone.
"Eden", la successiva, inizialmente è un po' diversa dalle solite, sia per il lavoro ritmico un attimo più intricato, sia per il modo di cantare del cantante. Incuriosito vado a vedere nei credits chi ha scritto il pezzo e con stupore noto che i compositori principali non sono Guillaume Corsale e Julien Milbach (che assieme firmano quasi tutti i pezzi), ma il batterista Romain Silvano e l'altro chitarrista Michael Magagna. Non avrei posto attenzione su questo se veramente lo stile del gruppo non cambiasse così repentinamente. La band per un attimo si scrolla dalle spalle l'ingombrante peso degli Hammerfall.
La stessa cosa accade anche nella successiva "Save My Soul", dove Magagna è il principale e solo compositore.
"Terror and Despair" riconduce la band sui binari che sembrava aver abbandonato. Il pezzo è la solita traccia senza infamia e senza lode, dove i cori epici vincono su tutto il pezzo. La canzone è spalleggiata da melodie e riff di chitarra scritti in funzione della voce; quindi accordi lasciati correre sulla doppia cassa e melodie carine che scandiscono i tempi e gli stacchi del batterista, sempre pronto a galoppare.
"Strong We Are", di chiara matrice Saxon, con un riff che farebbe muovere il culo anche a un sordo, mi ha fatto sbattere la testa forsennatamente. Il pezzo, dopo l'inizio cadenzato dal sapore di metal anni '80, con un paio di stacchi più o meno azzeccati, torna sul solito "modus operandi" dove l'attenzione maggiore è quella di cercare di scimmiottare gli Hammerfall: un vero peccato, cazzo!
Con "Reborn In The Night" siamo arrivati alla fine di questi cinquanta minuti all'insegna del metal più stereotipato, ma in fondo divertente e piacevole. Un tuono e lo scrosciare dell'acqua di un temporale sono posti come intro; un riff e delle melodie maideniane si ritagliano sin dalle prime battute uno spazio non indifferente. La canzone è lunga, oltre sette minuti, quindi il tutto inzia un po' più lentamente. Lo spazio alle parti strumentali è maggiore e la velocità, man mano la canzone procede, aumenta fino ad arrivare alla rapida strofa che ci condurrà ad un ritornello indiavolato, molto vicino per lo stile agli Helloween di "Walls Of Jericho". Velocità e melodie, intervallate da parti più cadenzate, rendono piacevole l'ascolto del pezzo, anche perché la componente tecnica qui esce allo scoperto, facendoci sentire che tutti i ragazzi della band sanno suonare e pure bene. Discutibile la scelta di chiudere l'album e la canzone un po' troppo bruscamente su di un arpeggio acustico e su dei tuoni in lontananza che danno l'idea che il temporale finisca da qui a pochi minuti.
Pur non sembrandomi male, la band soffre troppo secondo me di spirito di emulazione. Non di plagio, attenzione. Le canzoni non mi hanno ricordato altre composizioni, è vero; ma la scelta di atmosfere, stilemi e arrangiamenti già sfruttati da altri (Hammerfall e primi Helloween) vanno solo a discapito della band. Agendo così, per me, ha sacrificato molta farina del proprio sacco per dare spazio a una serie infinita di cliché. In questo caso, come già detto svariate volte, l'ombra degli Hammerfall rappresenta il più grosso difetto dell'album: un vero peccato! Consigliato solo a chi non conosce perfettamente la band svedese più volte citata.
(Hellcat - Aprile 2005)

Voto: 7


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