DEADLOCK
Primitive Murder System
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 48 min
Genere: metalcore/nu-metal con influenze death ed altro
Dalla copertina avrei detto che si trattava di un gruppo death o brutal. Invece questo primo piano di un volto deforme e privo di bulbi oculari, con un groviglio di lombrichi che si sta facendo strada all'interno della bocca digrignata, è la copertina di un album abbastanza particolare dalle sonorità fortemente debitrici del metalcore e del nu-metal, ricco di contaminazioni.
Già, perché descrivere uno stile variegato e dalle molteplici sfaccettature come quello degli americani Deadlock non è un compito semplicissimo. L'influenza del nu-metal si fa sentire nelle chitarre ribassate e in parte nell'impostazione vocale. Quali caratteristiche tipiche del metalcore abbiamo certe ritmiche morbose un po' alla Sepultura (vedasi "Beneath The Skin") ed un basso pulsante, perennemente in evidenza, mentre lo screaming secco ed abrasivo che si frappone ai growling frequenti e piuttosto alti è in pieno stile death. Questi cinque ragazzi non nascondono neppure certe influenze catalogabili come alternative, altre come grunge etc. Per farla breve, sembra proprio che peschino da tutto ciò che sia uscito negli ultimi quindici anni negli States. La produzione, poi, è abbastanza grezza e ruvida rispetto agli standard del nu-metal che danno pieno risalto a suoni massicci e molto pompati. Pure questa, dunque, contribuisce a render ancor meno definibile il sound dei Deadlock.
"Primitive Murder System" si compone di dodici tracce piuttosto ostiche e difficili da assimilare, alle quali va aggiunta una ghost track demenziale. In esse si trova un po' di tutto: riff pesanti e stoppati, voci abrasive e ritornelli cantati in pulito, arpeggi e stacchi di basso, soluzioni stridenti e chi più ne ha più ne metta. Un bel marasma, insomma. Meno male che i nostri non hanno mescolato alla rinfusa tutto ciò che avevano per la testa come invece è accaduto, mi auguro volutamente, per l'artwork. Le canzoni, per quanto necessitino di svariati ascolti, non sono frutto di accostamenti azzardati e forzati. La loro struttura è articolata e ben studiata. Certi versi cantati in pulito, con una voce un po' deprimente, sono particolarmente accattivanti. Sono supportati da riff azzeccatissimi, tanto che potrebbero piacere fin dal primo ascolto. Anzi, a dirla tutta penso sia proprio questa l'arma vincente dei Deadlock. L'inserimento di ritornelli canticchiabili e tutto sommato abbastanza diretti ed immediati in un contesto ben più ostico fa sì che le canzoni siano meno difficili da assimilare ed allegerisce l'ascolto. E' il caso di "In Blood We Trust", forse il miglior pezzo del disco, dell'opener "10,000 Years Of Hate" e di "Silent Victims".
Questo è però anche un limite per la band, visto che non sempre queste soluzioni sortiscono l'effetto voluto. Talvolta, infatti, diminuiscono l'impatto delle canzoni come in "When The Demons Come" e "Perseverance", che si rivelano abbastanza noiose.
"Primitive Murder System", insomma, è un album difficile, almeno per il sottoscritto. Forse chi è più avvezzo di me a queste sonorità riuscirà ad interpretarlo meglio e a farselo piacere maggiormente. Da un punto di vista oggettivo posso dire che tecnicamente siamo su buoni livelli, seppur non eccezionali. Il batterista Gregg Langford, in particolare, sembra essere quello che si mette più in evidenza col proprio strumento. Anche la personalità è dalla parte dei Deadlock. Il loro stile, seppur ricco di contaminazioni, non sa di già sentito. La produzione, comunque, potrebbe scontentare gli amanti del nu-metal, visto che le chitarre sono abbastanza impastate e la batteria un po' ovattata. Il basso, dal canto suo, è molto potente ed in costante primo piano.
Complessivamente questo disco mi è sembrato passare da momenti ispirati ad altri zoppicanti e sottotono. I Deadlock dovrebbero dare maggior continuità alla qualità delle loro canzoni. A volte i pezzi non hanno proprio tiro, il che è un peccato. Per ora, "Primitive Murder System" si può catalogare come un ascolto interessante ma difficile, destinato più che altro ai fan del genere. D'altra parte, certi frangenti non ne farebbero affatto rimpiangere l'acquisto. Sta a voi scommettere o meno su questo quintetto. Io la mia l'ho detta.
(BRN - Febbraio 2005)
Voto: 6.5
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Deadlock/Grim
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