DEAD HEROES CLUB
A Time Of Shadow
Etichetta: ProgRock Records
Anno: 2009
Durata: 54 min
Genere: progressive rock
La biografia che accompagna questa nuova uscita della ProgRock Records
si sbilancia un po' troppo, forse, nei confronti dei Dead Heroes Club,
definendoli in potenza la 'next big thing' dell'Irlanda dopo gli U2.
Ora, va bene tutto, glielo auguro e personalmente gli U2 nemmeno li
sopporto, ma con tutta franchezza, una band anche di valore, che però
si rifà interamente alle sonorità progressive rock degli anni '70, tra
rimandi a Genesis, Yes, Jethro Tull e i King Crimson dei primi album,
difficilmente riucirà a vendere milioni di dischi. D'altra parte sono
decisamente finiti i tempi in cui una suite da 15 minuti poteva passare
in radio: mala tempora currunt, ma purtroppo è così e non si torna indietro.
Quindi lasciamo perdere i proclami a andiamo invece al nocciolo della
questione, che va più che bene così: "A Time Of Shadow" è un bel tuffo
nel passato, un viaggio nostalgico nelle sonorità delle band citate,
senza essere esattamente clone di uno piuttosto che dell'altro (sebbene
i Genesis siano forse l'influenza più evidente). Il secondo disco dei
Dead Heroes Club, che segue il debutto omonimo del 2004, si muove con
facilità tra organi hammond, paesaggi sonori dinamici, lunghi dialoghi
tra strumenti e una vena retrò che si può vedere anche nella scelta
della copertina, un'opera Ted Nasmith, illustratore di molte opere di
Tolkien.
Come giudicare, quindi, un'opera del genere? Mi sembra inutile dire che
un lavoro come questo non aggiunge e non toglie niente al panorama
progressive mondiale, ma serve a mantenere viva una fiamma, con delle
sonorità che si sentono sempre meno e che hanno bisogno di band come
questa per continuare ad essere portate avanti nel tempo. È chiaro che
se vi interessa il prog rock ma non avete ancora tra i vostri scaffali
"Trespass", "Foxtrot", "Thick As A Brick", "Lizard" o "Relayer", be',
lasciate perdere questo CD e iniziate prima a colmare quelle lacune,
sarà una gioia per le vostre orecchie. Se invece avete già i capisaldi,
magari a questi avete aggiunto parecchi nomi meno conosciuti di quel
periodo e ancora avete fame di progressive, allora perchè no, un lavoro
come "A Time Of Shadows" è sicuramente piacevole.
Abbiamo così una manciata di canzoni, sei per la precisione, che
convincono pur senza far gridare al miracolo. "Theatre Of The Absurd"
si apre con leggerezza tra organo hammon e pianoforte, la sezione
ritmica non picchia ma accompagna con maestria e la voce di Liam
Campbell ricorda da vicino quella di Peter Gabriel in molti passaggi.
Un lungo brano delicato che supera i 9 minuti di durata ma non risulta
pesante grazie al suo incedere arioso, pur con delle innegabili
evoluzioni progressive soprattutto nella seconda metà.
"Stranger In The Looking Glass" cresce lentamente e fa sentire
un'altra influenza non ancora citata, si tratta dei Pink Floyd e in
particolare mi sono venuti in mente diversi rimandi alla suite di "Atom
Heart Mother", sia per le atmosfere sinfoniche, sia per il solismo di
Gerry McGerinal, che fluttua tra echi di David Gilmour e Steve Hackett.
Se "The Centre Cannot Hold" mostra il lato più dinamico del gruppo, con
ritmi più serrati e roccheggianti e una durata decisamente più
contenuta (meno di cinque minuti), "A Gathering Of Crows" invece torna
a giocare con sapienza nelle sonorità dei Genesis di "Nursery Cryme" e
"Foxtrot", tra ottimi passaggi di organo e uno slancio interpretativo
di Campbell che davvero non può non ricordare l'istrionico Gabriel.
Ancora un paio di brani prima di chiudere, ovvero "The Sleepers Are
Waking" e "A Time Of Shadow": la prima è una delicata ballata acustica,
molto carina, che mi ha ricordato stranamente "Daysleeper" dei R.E.M.
in salsa prog/folk rock; la title track, invece, è il brano più lungo
dell'album, con i suoi 15 minuti di durata ed è un po' la "Supper's
Ready" dell'album, una summa di quanto detto finora piacevolmente
dinamica e coinvolgente.
Insomma, formalmente non si possono fare molti appunti a questo disco:
certo, come dicevo è assolutamente nostalgico, legato al passato e
figlio di pubblicazioni che ormai stanno per festeggiare i qurant'anni
di età, ma se, come dicevo, siete già ferrati sul versante dei
classici, perchè no?
(Danny Boodman - Aprile 2010)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Dead Heroes Club: deadheroesclub@btinternet.com
Sito Dead Heroes Club: http://www.myspace.com/thedeadheroesclub
Sito Progrock Records: http://www.progrockrecords.com/