DARKTHRONE
Under A Funeral Moon
Etichetta: Peaceville
Anno: 1993
Durata: 39 min
Genere: Black Metal
Nel 1992 l'underground black norvegese era in pieno fermento. L'epicentro del viavai di questi giovani misantropi era un negozio di Oslo chiamato Helvete (Inferno). Euronymous, il leader dei Mayhem, era il suo proprietario. Questo negozio di dischi era destinato ad una fine precoce. Infatti chiuderà nel 1993 per fallimento, visto il pessimo fiuto degli affari di chi lo gestiva.
Nei due anni della sua esistenza, però, Helvete ha rappresentato un ritrovo per tutti i ragazzi attratti dal fascino proibito del black metal. Molti di essi non erano che sbarbatelli in cerca di emozioni forti, desiderosi di entrare a far parte di qualche misterioso circolo elitario.
Alcuni frequentatori potevano invece vantare una discreta fama. Fenriz era uno di questi: con i suoi DarkThrone aveva già pubblicato due album. Il secondo in particolare, "A Blaze In The Northern Sky", denotava l'influenza di Euronymous dai punti di vista tematico e musicale. Il death degli esordi era infatti stato abbandonato a favore di un black totalmente anticommerciale (vedi recensione album dal 20 al 26 gennaio).
E' durante l'esistenza di Helvete che Fenriz ha potuto vivere la realtà del terrorismo satanico norvegese. A questi anni risale anche la sua amicizia con Varg Vikernes dei Burzum, con cui collaborerà in futuro.
Particolarmente affascinato dalla situazione, Fenriz passò gran parte dell'anno a Oslo, lontano da Zephyrous e Nocturno Culto. Tutte le volte che i compagni lo raggiungevano, la maggior parte del tempo veniva passato a provare e riprovare i brani che sarebbero finiti sul nuovo album.
Non ci furono concerti di supporto ad "A Blaze In The Northern Sky": promuovere l'album sarebbe stato contraddittorio rispetto alla scelta di essere così impopolari. Oltretutto, c'erano cose più interessanti nell'immediato: i progetti a lungo tramati da Vikernes e soci stavano per diventare realtà.
Il 6 giugno del 1992 la centenaria chiesa di legno di Fantoft venne rasa al suolo da un incendio doloso. Questo evento, e quelli che seguiranno, faranno impennare la popolarità dei DarkThrone e dei loro colleghi più di qualunque tour.
E' in questo periodo turbolento che viene concepito e partorito "Under A Funeral Moon". Tutti gli sforzi musicali della band vengono finalizzati alla creazione di un lavoro totalmente black. Registrato in giugno, il disco riconferma la scelta dei DarkThrone a favore di una scarsa qualità di registrazione. In questo caso, la qualità è addirittura inferiore al disco precedente.
Dal punto di vista compositivo, i riff si fanno sempre più semplici e ripetitivi. Vengono eliminate tutte le complessità vagamente death e difficilmente le canzoni superano i due o tre riff. I testi si confermano su tematiche sataniche.
Dag Nilsen, il vecchio bassista, è ormai uscito definitivamente dal giro. Al basso passa il cantante Nocturno Culto, mentre il ruolo di lead guitar è affidato a Zephyrous.
La copertina, rigorosamente in bianco e nero, reca scritto "True Norwegian Black Metal" (vero black metal norvegese). L'album è dedicato alla mafia black metal norvegese: i fatti di cronaca testimonieranno l'esistenza di questa realtà nascosta.
La canzone di apertura è "Natassja In Eternal Sleep". Questo è un brano definitivamente black, dal testo romantico ed inquietante al tempo stesso. Una storia di amore e stregoneria dagli accenni satanici. Comunica un'incredibile tensione emotiva.
"Summer Of The Diabolical Holocaust" è un brano furioso nel quale le ritmiche più thrash stemperano l'oppressione delle parti più martellanti. Penso che la fonte di ispirazione per questa traccia sia stata "The Freezing Moon". Come nel classico dei Mayhem, alla parte più veloce viene contrapposto un break centrale molto più lento, contraddistinto da lunghe note e arricchito da un'assolo di chitarra. La conclusione è nuovamente ultraveloce.
"The Dance Of Eternal Shadows" si apre con una parte cadenzata molto intrigante. E' solo una breve parentesi: presto ricominciano i classici accordi lunghi sorretti dal tappeto intessuto dalla batteria-mitragliatrice. Poco per volta il brano rallenta per concludersi su accenti doom.
"Unholy Black Metal" è simbolico nel genere per la sua concisione. Si alterna su due singoli riff se si esclude un breve intervallo strumentale dopo le prime tre strofe, comprensivo di assolo. Questo stesso riff conclude il brano. E' un brano di una semplicità disarmante.
"To Walk The Infernal Fields" è un mid-tempo molto simile ad "Enter In The Eternal Fire" dei Bathory. Lo stile dei DarkThrone permea ogni singola nota della composizione, brano nel cui testo ricompare la mitica città di Kathaaria. Il testo parla della conquista del potere e della propria indipendenza umana grazie alle arti nere. Non c'è più il senso di sconfitta presente nel brano dei Bathory.
La title-track è caratterizzata da un saltellante riff trillato. Il tema trattato è il raggiungimento dell'eternità tramite la morte. Un'eternità terrena, non spirituale: classica contrapposizione alle tematiche cristiane.
La traccia seguente è la prima canzone dei DarkThrone in norvegese, "Inn I De Dype Skogers Favn" ("Nelle recondite profondità delle foreste"). Il riff è ancora più basilare dei precedenti. Il senso di disagio è notevole. Condivide con "Unholy Black Metal" la palma di brano black più conciso dell'album. Non c'è più spazio per le coloriture, infatti qui viene soppresso anche l'assolo.
Il disco si conclude con "Crossing The Triangle Of Flames". In questo brano è la creatività di Fenriz dietro le pelli che arricchisce la canzone di diversi momenti: toni marziali, cadenze soffocanti, aggressione pura.
I rintocchi funebri di una campana stonata concludono un disco magistrale.
(Hellvis - Febbraio 2003)
Voto: 10