DARKTHRONE
Transilvanian Hunger
Etichetta: Peaceville
Anno: 1994
Durata: 39 min
Genere: Black Metal
Il 1992 e il 1993 sono stati anni selvaggi per il black metal norvegese. In questo lasso di tempo alcuni ragazzi credevano veramente di minare la cristianità nazionale con atti di terrorismo. In un susseguirsi vertiginoso di roghi di chiese e di dissacrazioni di cimiteri, la gioventù satanica diventò un problema di notevole entità. Le comunità religiose e le forze dell'ordine erano in continuo stato di allerta. Data la sua forma istintiva di protesta, era difficile capire quando e come i satanisti avrebbero colpito. La tensione era palpabile e la stampa incominciava ad occuparsi della cosa. I fatti di cronaca incominciarono a fare il giro del mondo.
Mentre alcune testate giornalistiche insistevano per mettere al bando il black metal, questo genere stava diventando un fenomeno di dimensioni sempre maggiori. Nuove band spuntavano come funghi, alcune capaci di lasciare un segno della loro presenza, altre destinate all'oblio.
I DarkThrone, reduci da un album di valore assoluto quale "Under A Funeral Moon", erano ormai un'istituzione. Sempre più band si ispiravano a loro, anche se i risultati erano spesso scadenti. I riff semplici e ripetitivi, uniti alla produzione pessima, rendevano i DarkThrone una band facilmente imitabile. Peccato che per Fenriz e soci questa era una scelta musicale, mentre per molti imitatori non si trattava che di una facile soluzione per mascherare i propri limiti tecnici e creativi.
La band norvegese stava già incominciando a comporre e a rifinire le canzoni che sarebbero finite sul nuovo album. La componente che andava accentuandosi, aldilà del satanismo, era quella del nazionalismo. Mentre Nocturno Culto e Zephyrous si limitavano alle loro attività musicali all'interno della band, Fenriz si dimostrava uno spirito inquieto. Questi era sempre stato affascinato dalla mitologia della sua terra: dal 1989 infatti aveva dato vita al progetto black/folk Isengard (nel 1994 pubblicherà "Vinterskugge" per la Deaf Records, in pratica una raccolta di tre demo datati 1989/1991/1993). Questo suo amore per la Norvegia, unito alla passione per la letteratura di Tolkien, fecero sì che Fenriz legasse immediatamente col Conte Grishnack dei Burzum. Come ormai è noto, la componente pagano/nazista che troverà tanta fortuna nel black metal è dovuta soprattutto alle idee e al forte carisma del Conte (alias Varg Vikernes). Individuo estremamente convinto delle proprie idee, non lesinava a compiere esso stesso atti vandalici efferati. Tra roghi e minacce la violenza sempre crescente di Grishnack sfocerà con l'assassinio di Euronymous, trovato morto sulle scale di casa il 10 agosto 1993. Proprio per questo, il Conte fu incarcerato e tutt'ora sta scontando i suoi 21 anni di reclusione.
Questo avveniva durante le sessioni di prova del nuovo album dei DarkThrone, destinato a intitolarsi "Transilvanian Hunger". Morto Euronymous, Fenriz si premurò subito che almeno una delle voci più influenti del terrorismo satanico non restasse in silenzio: propose perciò al Conte Grishnack di collaborare con la sua band, scrivendo alcuni testi per l'album di prossima pubblicazione. Il Conte accettò immediatamente contribuendo con ben quattro brani (ne scrisse un quinto che apparirà nel successivo "Panzerfaust").
E' proprio in occasione dell'uscita di "Transilvanian Hunger" che i DarkThrone hanno ricevuto grandi critiche per un evidente atteggiamento nazionalista di estrema destra. Prima che l'album venisse pubblicato già la Peaceville aveva emesso un comunicato nel quale si dissociava dalle dichiarazioni di Fenriz. Il batterista infatti voleva far inserire nella copertina dell'album questa frase: "Vorremmo dichiarare che Transilvanian Hunger è al di sopra di qualunque critica. Se qualche uomo dovesse mai criticare questo LP, dovrebbe essere trattato con benevola condiscendenza per il suo ovvio comportamento ebraico (jewish behaviour)". Molti distributori e la stampa minacciarono immediatamente di boicottare i DarkThrone, tant'è che gli stessi decisero di scrivere un comunicato ufficiale nel quale si scusavano per le incomprensioni. Fenriz affermava che in norvegese il termine "ebreo" è utilizzato comunemente con il significato di "sciocco, idiota". Quanto questo sia vero, non so dirlo. Il comunicato continuava dicendo che "i DarkThrone non sono assolutamente una band politica" e che sono un gruppo "innocente per quanto sia umanamente possibile".
E' difficile credere alle scuse di Fenriz. In realtà, il timore di un boicottaggio della sua band da parte dei distributori avrebbe significato la perdita di grandi somme dalle vendite dei dischi. Questo fattore non sarebbe di certo piaciuto all'allora emergente Peaceville. Altro dato che conferma quanto queste scuse fossero di comodo è dato dalla scritta che campeggia nel retro della copertina dell'album: Black Metal Ariano Norvegese (Norsk Arisk Black Metal - retaggi del Conte).
Alla fine, la frase incriminata non è stata inserita: al suo posto compare scritto "I DarkThrone sono a favore di tutto il male nell'uomo".
"Transilvanian Hunger" è stato registrato tra il novembre e il dicembre del 1993. Se già la qualità di registrazione di "Under A Funeral Moon" era pessima, in questo disco c'è un ulteriore peggioramento. Il fruscio di fondo è sempre più disturbante e la fedeltà è paragonabile a quella di un demo da due soldi.
Eppure anche questo disco è di altissimo livello, uno dei capolavori della band.
La title-track, posta ad apertura del disco, non tradisce il "True Norwegian Black Metal" definito nell'album precedente. I riff sono minimali, giocati spesso su lunghi fraseggi sulla medesima nota. La batteria è come al solito ultraveloce. Il suono della chitarra è molto freddo e secco, quello che viene volgarmente definito "a zanzara". "Transilvanian Hunger" è un brano molto drammatico, con un riff principale carico di tensione. Non ci sono rallentamenti o cambi di tempo, come inizia tutto si conclude. Questo brano è cantato in inglese. Sei canzoni su otto invece hanno i testi in norvegese. Anche questo è da interpretarsi come una più stretta adesione alle tematiche nazionaliste portate in auge dal Conte Grishnack.
"Over Fjell Og Gjennom Torner" (che dovrebbe significare "Sui monti e attraverso i rovi" - mi scuso per le imprecisioni, ma non conosco molto il norvegese) porta il black metal a un livello ancora più primitivo. Più che riff in questo brano si può parlare di sequenze di accordi, sottolineati dal frenetico martellare di Fenriz. Questo brano è cortissimo, due minuti scarsi. Eppure è efficace nella sua essenzialità. Nel finale viene bruscamente interrotto, proprio quando la band sembra scherzosamente prepararsi all'inizio di "Raining Blood" degli Slayer! Sarà vero o è solo una mia impressione?
"Skald Av Satans Sol" ("Bardo del sole di satana" - per questa traduzione vale quello che ho scritto prima) è aperto da un riff memorabile. Fa specie che tutte le band che successivamente imiteranno i DarkThrone si ispirino sempre ai brani più monotoni dei norvegesi, e mai a questi con un riff ben definito. Anche qui, come nelle due canzoni precedenti, la batteria mitraglia senza pietà. E' un dato di fatto che "Transilvanian Hunger" sia il disco più veloce dei DarkThrone. Il finale della canzone è stupendo, dai toni malinconici, e si conclude ripetendo il barbaro riff dell'inizio.
"Slottet I Det Fjerne" ("Un castello distante" all'incirca) è il classico black senza fronzoli. Il tipico brano che in futuro verrà imitato sino all'esaurimento. Può sembrare scontata una canzone di questo tipo, ma va tenuto conto degli anni in cui è stata scritta e che in pratica questo modo di suonare black è stato ideato dai DarkThrone. Il testo di questa canzone è l'ultimo scritto da Fenriz per quest'album. I restanti quattro sono tutti opera del Conte Grishnack.
"Graven Takeheimens Saler" ("La tomba, atrio dei reami della nebbia") è una traccia superba, composta da curiose successioni di accordi. Nonostante i gravi difetti di registrazione, si sente come la band norvegese sia dotata di un forte potere di impatto. Una potenza che poche band riescono ad imitare pur godendo di produzioni iperpompate. Il testo parla di Odino che, sotto le vesti di un mendicante, visita le genti del nord e rimane deluso della loro fiacchezza. E' un compianto sui tempi eroici del passato guerriero.
"I En Hall Med Flesk Og Mjod" ("In una stanza con carne e idromele") viene aperta da un ossessionante accordo ripetuto per lungo tempo. Questa tensione si apre su un ritornello alla Celtic Frost, anticipatore della scelta stilistica tipica del successivo "Panzerfaust". Quasi irritante nella sua ripetitività, nel finale si apre su un riff molto suggestivo. Questa è l'ennesima prova di classe di Nocturno Culto e soci: dimostrano come con poche note sia sempre possibile creare grande musica.
"As Flittermice As Satans Spy" è il secondo brano cantato in inglese. Molto inquietante e vorticoso, possiede un riff insistente che viene ripetuto per ben due strofe e mezza della canzone, per poi stabilirsi su toni decisamente più sanguigni. Non ci sono cambi di tempo. E' un brano fantastico che prima di concludersi regala all'ascoltatore l'unico caotico assolo dell'intero disco. Alla fine si sente una voce che recita una frase registrata al contrario. Il messaggio è: "In the name of God, let the churches burn" (in nome di Dio, fate bruciare le chiese).
Il disco si conclude con "En As I Dype Skogen" ("La collina nella foresta profonda"), ideale riassunto di tutte le caratteristiche musicali espresse in precedenza. Anche questo testo parla del mai domo spirito guerriero dei vichinghi. Classico black metal di puro stampo norvegese. L'ennesimo brano notevole di un capolavoro assoluto dei DarkThrone.
(Hellvis - Febbraio 2003)
Voto: 10
Solo la title track vale l'acquisto di questo album. Non ho parole per
descrivere questo disco, e` veramente eccezionale, fuori da ogni
schema, grandioso. Il Black Metal degli anni '90 e` questo. Immortale.
(gg - Marzo 2003)
Voto: 10