DARKTHRONE
Total Death
Etichetta: Moonfog
Anno: 1996
Durata: 35 min
Genere: Black Metal
Il 1995 è un anno interlocutorio per i DarkThrone. Tanti malesseri, principalmente di origine personale, stavano affliggendo la band norvegese. "Panzerfaust" mascherava bene la situazione, dando l'illusione ai fan che Fenriz e soci fossero in gran forma. Pochi di essi avrebbero immaginato che, dopo la pubblicazione dell'album, Zephyrous avrebbe lasciato la band.
Non sono mai stati spiegati ufficialmente i motivi di questo abbandono. Sono fioccate le ipotesi, anche le più assurde: c'è chi ha affermato che Zephyrous sia stato allontanato per la sua dipendenza dall'alcol e che ora mendichi per le strade di Oslo; altri hanno detto che sia morto, altri ancora che non risieda più in Norvegia. Fenriz ha sempre evitato di toccare l'argomento. Nocturno Culto ha affermato di non voler discutere della faccenda a causa delle sua "natura crudele" e triste. Ambedue hanno comunque smentito la notizia della sua morte.
Recentemente, sul sito ufficiale della band, è apparsa una notizia secondo la quale Nocturno Culto avrebbe proposto a Zephyrous di tornare con i DarkThrone. A quanto pare, l'ex chitarrista avrebbe rifiutato.
Penso che la verità sull'argomento non verrà mai a galla, vista la riservatezza dei membri superstiti della band.
L'uscita di scena di Zephyrous è da considerarsi un duro colpo per i DarkThrone. Nocturno Culto stava vivendo la sconfortante situazione di tenere in vita una band agonizzante. Da un lato, incominciava ad essere deluso dalla piega commerciale che stava prendendo il black metal; dall'altro, se avesse abbandonato i DarkThrone al proprio destino, nessuno se ne sarebbe occupato al suo posto. Fenriz infatti era in parte fuori dal gioco. I suoi innumerevoli impegni gli impedivano di dedicarsi anima e corpo alla band con cui aveva raggiunto la fama.
Alla relativa stasi di Nocturno Culto, il batterista contrapponeva una fregola musicale fenomenale. Si consideri che, poco dopo la pubblicazione di "Panzerfaust", Fenriz era già apparso nell'album "Nordavind" degli Storm, in compagnia di Satyr (Satyricon) e Kari Rueslatten (ex The 3d And The Mortal). Oltre a questo vi sono da aggiungere le uscite dei suoi side-project: "Transmission From Empire Algol" dei Neptune Towers e "Hostmorke" degli Isengard. In esso sono invitati come ospiti Aldrahn e Vicotnik dell'allora poco conosciuta band Dødheimsgard (il secondo anche con i Ved Buens Ende). Essi lo stimolarono a una nuova collaborazione: Fenriz infatti compare nel debutto dei Dødheimsgard ("Kronet Til Konge") in qualità di bassista.
Tutti questi progetti laterali non fecero altro che relegare la sua band principale ad un impegno da assolvere, ma senza la passione degli inizi.
Nocturno Culto intuiva che i DarkThrone stavano correndo il pericolo di uno scioglimento. Rimasti solo in due, diventava sempre più difficile dare alla luce un nuovo album. Satyr stesso, in qualità di titolare della Moonfog, si rendeva conto che la situazione non era delle più felici.
Forse è per questo che "Total Death" è l'album inciso con il budget più elevato dai tempi di "Soulside Journey". Probabilmente, l'intenzione era quella di sfruttare il boom del black metal, rendendo il suono della band meno ostile. La prospettiva era quella di ottenere un maggiore riscontro commerciale (nei limiti, ovviamente, dei DarkThrone) onde ritrovare quell'entusiasmo che ormai stava scemando.
Nonostante ciò che spesso si è scritto, "Total Death" non è un brutto album. Rispetto alle uscite medie dell'epoca è validissimo ed apprezzabile. Purtroppo questo disco patisce il confronto con i capolavori precedenti. I problemi in seno alla band si sono riflessi nel songwriting, che appare un po' sottotono. La defezione di Zephyrous si fa sentire in maniera decisiva: Nocturno Culto non pare un chitarrista altrettanto creativo.
Diamo un'occhiata più da vicino a "Total Death". Già dalla copertina è evidente che c'è stato un maggiore sforzo produttivo da parte della band e della Moonfog. La copertina è a colori, cosa che non accadeva dall'album d'esordio. Anche il CD stesso è decorato con un pentacolo rovesciato. Le scritte nel retro-copertina recitano "I DarkThrone suonano esclusivamente unholy black metal", aggiungendo "noi pisciamo sull'invidia dei perdenti".
Se in "Panzerfaust" Fenriz aveva voluto inserire dei ringraziamenti, in "Total Death" le dichiarazioni sono di Nocturno Culto. Egli ringrazia "Fenriz per un'amicizia di sangue lunga otto anni e gloria alla band d'elite Satyricon. Frost e Satyr. Zephyrous (il tuo nome sia un'arma). Benedizioni blasfeme sul tuo nuovo cammino. Grazie agli Immortal per i venti tempestosi che fate scorrere nelle mie vene. Infine grazie ai distributori che ancora credono nei DarkThrone e non danno peso ai falsi pettegolezzi: questa è professionalità!". L'ultima frase si riferisce, credo, a chiunque vedeva la band norvegese come già disciolta.
"Total Death" è costituito da otto canzoni, quattro composte da Nocturno Culto e quattro da Fenriz. Per i testi, la band ha contattato alcune personalità della scena black dell'epoca: Garm degli Ulver, Ihsahn degli Emperor, Carl Michael degli Aura Noir e, naturalmente, Satyr.
La qualità di registrazione è buona, meglio di qualunque altro disco black della band. Se da un lato questa novità ha fatto apprezzare i DarkThrone a nuovi fan, molti ascoltatori della vecchia guardia non accettarono questo cambiamento.
L'album si apre con "Earth Last Picture". La prima parte riporta alla mente i Bathory, quelli di "Enter In The Eternal Fire". Fenriz, l'autore di questo brano, si limita a tenere un ritmo basilare, quasi meccanico. Nocturno Culto appare particolarmente ispirato dietro al microfono. L'aggiunta di un leggero riverbero rende la sua voce meno sgraziata rispetto al precedente "Panzerfaust". La seconda parte del brano vede Fenriz esibirsi nel classico blastbeat, mentre la chitarra di Nocturno Culto si prodiga in una malinconica serie di accordi.
Garm ha scritto il testo di questa canzone. L'utilizzo dell'inglese seicentesco dà una parvenza di profezia alle sue parole. Il contenuto è satanico, inneggiante alla morte totale dei valori per i quali l'uomo è sempre vissuto. Il leader degli Ulver ha adattato il suo talento letterario ai temi diabolici e misantropici dei DarkThrone: il risultato è senza infamia e senza lode.
"Blackwinged" è una bella canzone. L'inizio è uno dei più devastanti, una furia che si abbatte sull'ascoltatore impreparato. Nocturno Culto esprime nella musica e nei testi tutto il suo odio per chi consacra la propria verginità a Dio. La seconda strofa è contraddistinta da un riff più ragionato, alla Celtic Frost per intenderci. Dopo un breve ponte cadenzato le "ali nere" dei DarkThrone ritornano a devastare, allontanandosi all'orizzonte mentre la musica sfuma.
"Gather For Attack On The Pearly Gates" è una chiamata alle armi per tutti i "fratelli del nord". Il nemico, neanche a dirlo, sono i cristiani. Questo brano è basilare, sorretto da due riff principali. Non è male ma in esso manca quel qualcosa in più che ha fatto grande la band norvegese.
La seguente "Black Victory Of Death" ha un testo a firma di Ihsahn. Le sue parole trascinano l'ascoltatore in una terra dove i morti hanno vinto. La musica è senza dubbio affascinante, sebbene anche in questo caso l'influenza di Tom G. Warrior e soci sia evidentissima. Fenriz ha composto una serie di riff efficaci, non velocissimi. La sintesi tra lo stile dei Celtic Frost e quello dei DarkThrone è notevole, ma meno riuscita rispetto a "Panzerfaust".
"Majestic Desolate Eye" si apre con un ottimo riff lento. L'effetto è spiazzante ma risulta un piacevole diversivo. In realtà, è un inizio ingannevole: dopo qualche battuta la band parte all'attacco. Traccia breve e sintetica, è un riuscito commento alle parole di Nocturno Culto. Le battaglie nel nord, lo sguardo guercio di Odino vengono evocate, per un istante, come una sanguinosa visione nella mente dell'ascoltatore.
Un grande riff thrash apre la movimentata "Blasphemer". Questo brano mostra il lato più "catchy" dei DarkThrone. La musica è di Fenriz ma non penso sia un'illazione supporre che qualche idea fosse in origine di Zephyrous. Lo costruzione dei riff ricorda molto lo stile dell'ex chitarrista.
Il testo di Carl Michael è criptico: il senso mi sfugge, sembrano parole nate da un'ispirazione acida. L'effetto suggestivo nasce dall'accostamento delle parole.
"Ravnajuv" è l'unica canzone con il testo nella lingua madre dei musicisti. Classico esempio di black norvegese, è una traccia tesa all'inverosimile. La melodia è selvaggia, ostile e al tempo stesso triste come non mai. Una seconda parte più lenta lascia un eco di malinconia infinita.
"The Serpents Harvest" è un brano di Fenriz. Il titolo è tutto un programma: è impossibile non venire avvolti dalle spire della canzone. La melodia è strisciante, inesorabile. Terminate le prime strofe, la canzone accelera senza esagerare. Il testo di Satyr, efficace ritratto del pianeta terra deserto, dominato da orde di demoni, è sottolineato dal riff più bello di "Total Death". La traccia è una delle più strutturate dell'album: notevole il rallentamento con cui si concludono canzone e CD.
"Total Death" è un album godibile, a tratti ottimo. Purtroppo, in esso non c'è nulla che i DarkThrone non abbiano già fatto, e meglio, in precedenza. Non per nulla, passerà parecchio tempo prima che la band si ritrovi in sala prove per registrare nuove composizioni. I problemi interni, infatti, stavano diventando sempre più gravi portando la band a un temporaneo scioglimento. Ma questa è un'altra storia.
(Hellvis - Agosto 2002)
Voto: 8