DARKTHRONE
Soulside Journey

Etichetta: Peaceville
Anno: 1991
Durata: 41 min
Genere: Death Metal


La storia dei DarkThrone ha inizio nel 1986 in quel di Kolbotn, Norvegia. Quattro ragazzi con la passione del metal estremo decisero di formare una band. I loro nomi erano Ted Skjellum (chitarre, voce), Gylve Nagell (batteria), Ivar Enger (chitarra) e Dag Nielsen (basso). Tra prove e piccole esibizioni, i Black Death (così si chiamava la band) dovettero aspettare sino al 1988 per incidere il loro primo demo. Intitolato "Land Of Frost", proponeva thrash metal strumentale. Intanto il monicker era passato da Black Death al ben più celebre DarkThrone. Il nome di Anders figurava ancora nei credit del demo ma la sua partecipazione era limitata a qualche traccia. L'ingresso di Skjellum nella band era ormai alle porte. Nello stesso anno fu distribuito anche un promo di due canzoni intitolato "A New Dimension".
Nel 1989 la band registrò l'interessante due-tracce "Thulcandra", dove al thrash si aggiunsero alcuni accenni death. La parte vocale fu curata eccezionalmente da Gylve Nagell. Qualche mese più tardi fu pubblicato il demo "Cromlech" e finalmente la fortuna sorrise ai norvegesi. Skjellum e soci infatti spedirono questo lavoro più la registrazione di una prova in studio all'etichetta inglese Peaceville. L'etichetta rispose entusiasticamente proponendogli subito un contratto.
I DarkThrone si misero immediatamente al lavoro. Dapprima fecero un tour con i conterranei Cadaver. Subito dopo, nei prestigiosi Sunlight Studios di Stoccolma, la band registrò il suo album di debutto: "Soulside Journey" (1990).
Il risultato fu senz'altro buono, nonostante le fredde reazioni della critica. Purtroppo per i DarkThrone, il 1991 fu un anno di grazia assoluto per il death metal internazionale. Pertanto "Soulside Journey" si ritrova a cedere il passo a tutti i capolavori svedesi e d'oltreoceano. Nonostante ciò, il disco rimane uno dei maggiori esempi del death norvegese di allora.
"Soulside Journey" contiene tutte le canzoni di "Cromlech", un brano da "Thulcandra" più sei tracce nuove di zecca. La produzione è buona ed il cantante diventa in pianta stabile Ted Skjellum (in futuro sarà più noto come Nocturno Culto). Il death proposto è freddo ed ostile, discretamente tecnico e piuttosto originale come sonorità.
Una piccola nota di colore: Gylve Nagell adotta il nom-de-plume Hank Amarillo. Questa scelta era giustificata dal timore che nessuno avrebbe saputo pronunciare correttamente il suo nome. Dall'album successivo il suo pseudonimo verrà modificato in Fenriz.
Le canzoni dell'album sono tutte di buon livello: l'opener "Cromlech", la successiva "Sunrise Over Locus Mortis" e la title-track sono un bel biglietto di presentazione. In queste tre tracce troviamo tutte le caratteristiche del DarkThrone-sound di allora. Notevoli i cambi di tempo, che spaziano dalle accelerazioni più violente (mai comunque troppo veloci) ai rallentamenti più soffocanti. La batteria di Nagell non è precisissima ma supplisce ai difetti tecnici con una discreta creatività. Gran parte dei riff sono atonali come vuole il genere, anche se ad un ascolto attento si possono individuare particelle melodiche molto ben nascoste.
Importante sottolineare l'utilizzo delle tastiere, sporadico ma sempre efficace. Nel caso di "Cromlech" appunto, le tastiere sono una semplice "coloritura" di poche battute. "Accumulation Of Generalization" è uno strumentale che introduce due canzoni stupende: "Neptune Towers" e "Sempiternal Sepulchrality". L'impressione è che i Death di "Leprosy" siano l'influenza principale di questi due brani. Fortunatamente il suono gelido dei DarkThrone li fa brillare di luce propria. Da notare i vertiginosi assoli di Skjellum e Nielsen alla fine di "Sempiternal Sepulchrality". La prima delle due tracce ispirerà il nome ad un futuro side-project di Nagell.
Sullo stile delle prime tre canzoni si inserisce la cupa "Grave With A View", la cui gelida compostezza è contrapposta dalla mutevolezza di "Iconoclasm Sweeps Cappadocia". Brano dal testo satanico, è aperto da un gustoso riff del basso di Nielsen.
A proposito dei testi, scritti da Gylve Nagell, spesso si legge che i DarkThrone in origine suonavano un death metal caratterizzato da testi totalmente satanici. Questo non è vero: solo tre canzoni hanno testi vagamente ispirati al satanismo. Nella fattispecie si tratta di "Cromlech", "Sunrise Over Locus Mortis" e appunto "Iconoclasm Sweeps Cappadocia". Gli altri brani trattano temi di spiritualità psichedelica ("Soulside Journey") o elegiaca ("Sempiternal Sepulchrality" e "Nor The Silent (Whispers)"). Totalmente diversi, i testi di "Neptune Towers" e "The Watchtower" sembrano ispirate da qualche lettura lovecraftiana (L'Ombra Calata dal Tempo, Dagon o racconti simili).
Gli ultimi tre brani chiudono alla grande un disco molto ben costruito. L'inizio di "Nor The Silent (Whispers)" porta alla mente i Bolt Thrower, se non che il resto della canzone si assesta su sonorità meno epiche e più complesse. "The Watchtower" è una violenta cavalcata verso l'inferno che utilizza al meglio tutte le formule utilizzate nel corso del disco. Chiude lo strumentale "Eon", tratto dal demo Thulcandra.
Dopo "Soulside Journey", i DarkThrone incominciarono subito a scrivere del materiale per un nuovo disco death. Ma la svolta stilistica della band era alle porte. Queste canzoni caddero nel dimenticatoio sino al 1996, dove vennero rivisitate e pubblicate nell'album "Goatlord". Ma questa è un'altra storia e rimandiamo all'apposita recensione.
(Hellvis - Gennaio 2003)

Voto: 8.5