DARKTHRONE
Sardonic Wrath
Etichetta: Moonfog
Anno: 2004
Durata: 34 min
Genere: black metal
Ad un anno dal deludente "Hate Them", i DarkThrone ritornano più forti che mai con il nuovo "Sardonic Wrath". Cari lettori, dimenticate il piattume dell'insipido album precedente! "Sardonic Wrath" vede i musicisti nuovamente ispirati ed in forma. E dire che, alla pubblicazione di "Hate Them", avevo "odorato" aria di scioglimento o di cambiamenti drastici! Come darmi torto? I testi erano carichi di visioni nostalgiche ed amara ironia; il songwriting dimostrava segni di cedimento. Soprattutto ricordo una frase che era apparsa sul vecchio sito del gruppo: "Il 2003 sarà l'anno dei cambiamenti nelle strutture dei DarkThrone. Credo che tutto questo non possa che rendere più forti i DarkThrone. Alle tenebre apparteniamo e prosperiamo nell'underground, dove tutto è rimasto più onesto".
In realtà "Sardonic Wrath" è un lavoro DarkThrone al 100%, e Fenriz e Nocturno Culto sono tutti e due al loro posto. I "cambiamenti nelle strutture" della band si sono rivelate una bufala, a meno che questa frase non sottintendesse altro. Sia come sia, ora il gruppo non corre più il rischio di pubblicare annunci ambigui. Il sito internet è stato praticamente chiuso. Se lo si visita non si vede altro che un paginone nero col logo della band e basta.
Eppure qualche evento sorprendente c'è stato, prima dell'uscita del nuovo album. Il più significativo è il concerto tenutosi al Wacken, dove Nocturno Culto si è esibito in compagnia dei Satyricon. Un evento storico, considerata l'allergia dei DarkThrone per le esibizioni live.
Inoltre sempre il cantante/chitarrista ha fondato una sua etichetta personale, la Tyrant Syndicate Productions. L'unica produzione in programma per ora è il prossimo album degli Aura Noir.
Lasciamo però da parte queste notizie biografiche e concentriamo nuovamente la nostra attenzione su "Sardonic Wrath".
La copertina, in rigoroso bianco e nero, ritrae degli angeli armati che scendono dal cielo. In basso vi è una collina formata da una miriade di corpi nudi in tormento. Una via di mezzo tra le immagini dell'olocausto e le tavole dantesche del Dorè. Questo disegno è opera dell'italiano Lorenzo Mariani.
Il disco, registrato in cinque giorni, è espressamente dedicato ai Bathory di Quorthon.
La musica contenuta in "Sardonic Wrath" è profondamente coerente con ciò che la band ha sempre suonato. Qualche differenza però c'è, soprattutto rispetto agli ultimi album. Il songwriting si è vivacizzato e non è più limitato ai rigorosi canoni del black metal ortodosso. I DarkThrone hanno cercato soluzioni sonore diverse, seminando di indizi thrash, death e rock and roll la loro musica tradizionalmente black. Per questa sua libertà stilistica "Sardonic Wrath" mi ricorda in parte l'inarrivabile "A Blaze In The Northern Sky".
"Sardonic Wrath" si apre con una breve introduzione intitolata "Order Of The Ominous", a firma di LRZ dei Red Harvest: due minuti e mezzo di ambient/drone minimale, dai suoni sporchi e molto effettati. La sua atmosfera oscura è interrotta dall'improvviso deflagrare di "Information Wants To Be Syndacated". Questa canzone è divisa essenzialmente in due parti. La prima è molto aggressiva e veloce. Il riffing è semplice e ripetitivo; la batteria si esibisce in un blast-beat piuttosto istintivo. La voce di Nocturno Culto è tornata ad essere marcia e graffiante: merito soprattutto della produzione azzeccata. Essa richiama infatti l'atmosfera malata dei primi album dei DarkThrone ma con una qualità di registrazione decisamente migliore. La seconda parte della canzone è invece più lenta e melmosa. Il suo incedere strascicato è carico di tensione.
"Sjakk Matt Jesu Krist" è una traccia di black thrash pregna di quel piglio ostile al quale i DarkThrone ci hanno abituati da tempo. Non si tratta di una composizione particolarmente significativa ma sta bene nell'economia del CD. Inoltre l'esecuzione dei musicisti è grintosa, appassionata: una gran bella differenza rispetto alla verve fiacca del precedente "Hate Them"!
"Straightening Sharks In Heaven" si apre con un ritmo deciso, cadenzato. Le vocals di Nocturno Culto sono devastate e donano al brano una certa cattiveria. Questa canzone ha una struttura semplice e la melodia è tanto minimale quanto affascinante. Una nota di merito va al lavoro di Fenriz dietro alle pelli: da tempo non lo si sentiva suonare in maniera così spontanea e creativa. "Straightening Sharks In Heaven" si chiude dopo una coda lenta e strisciante: se non stessi recensendo un disco dei DarkThrone non stenterei a definirla quasi sludge!
"Alle Gegen Alle" è un brano malvagio e sinistro. Il ritmo è abbastanza lento ed il riffing richiama in modo ancora più evidente del solito i Celtic Frost del periodo "Morbid Tales". Tanto per dire, Nocturno Culto lancia ogni tanto qualche "uh!" tipico del buon vecchio Tom G. Warrior. Quindi "Alle Gegen Alle" potrebbe essere descritta come un tributo involontario alla band svizzera (beh, non che la cosa sorprenda particolarmente!).
Con "Man Tenker Sitt" si ritorna ad uno stile più legato ai canoni tipici dei DarkThrone. Il suo sviluppo lineare non impedisce alla traccia di possedere un certo fascino, anzi, forse è proprio questo suo approccio spudoratamente diretto a rendere l'ascolto così stimolante.
L'inizio di "Sacrificing To The God Of Doubt" possiede un appeal tutto particolare. La musica è agile nonostante la potenza d'esecuzione. Il risultato è coinvolgente ma si tratta comunque di un momento fugace: presto il ritmo rallenta e l'atmosfera si fa più tenebrosa. Le note della chitarra dipingono un quadro sonoro nero come la pece. La traccia riprende poi da capo, vibrante come non mai, avviandosi alla conclusione.
"Hate Is The Law" presenta una grande novità. Al microfono, al posto di Nocturno Culto, troviamo l'ospite Apollyon (Aura Noir) e Fenriz. Anche lo stile compositivo del brano presenta alcune sorprese. Se la sua prima parte è tipicamente DarkThrone, con blast-beat e successione armonica minimale, la seconda è più vivace e creativa. E' il thrash il vero motore di "Hate Is The Law". Chissà, magari anche Apollyon ci ha messo del suo in fase di songwriting!
L'ultima traccia di "Sardonic Wrath" si intitola "Rawness Obsolete". Si tratta del brano più lungo dell'album. La sua lentezza è quasi rituale; lo svolgimento funereo è coerente dalla prima all'ultima nota. Senza intaccarne la disarmante semplicità, i DarkThrone dimostrano una certa duttilità ritmica. Inoltre la canzone non è scevra da qualche indizio death, appena accennato.
In conclusione "Sardonic Wrath" mostra una decisa ripresa rispetto a "Plague Wielder" e soprattutto "Hate Them". I DarkThrone sembrano aver ritrovato l'ispirazione, latitante da fin troppo tempo. Infatti le canzoni sono tutte belle e valide.
Un acquisto obbligato per tutti i fan della band norvegese e per gli amanti del black vecchia maniera.
(Hellvis - Settembre 2004)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito DarkThrone: http://www.darkthrone.no/
Sito Moonfog: http://www.moonfog.com/