DARKTHRONE
Ravishing Grimness
Etichetta: Moonfog
Anno: 1999
Durata: 37 min
Genere: Black Metal
"Ravishing Grimness" fu una sorpresa annunciata. I DarkThrone erano considerati più o meno disciolti da tre anni quando, già a metà del 1998, si sparse la notizia che Nocturno Culto era al lavoro su nuovi brani. Notizia confermata più volte da Fenriz, destinato a scrivere i testi per la nuova fatica della band. L'attesa era grande, sia da parte dei fan che della critica. Dall'anno di "Total Death" infatti l'attività dei DarkThrone si era fermata. A parte la pubblicazione di "Goatlord", inciso originariamente nel 1991, e di un album tributo ("DarkThrone Holy DarkThrone"), la band non aveva più scritto nuovo materiale. Fenriz e Nocturno Culto sembravano assorbiti nella loro vita privata o in altri progetti musicali, comunque sporadici. Il chitarrista infatti, dopo l'exploit con i Satyricon in "Nemesis Divina", si era limitato a collaborare ai testi dell'album "The Provenance Of Cruelty" dei Mactatus. Fenriz invece, oltre a scrivere un testo sempre per i Satyricon, ha suonato la batteria con i Valhall ("Heading For Mars") e ha contribuito a "Themes From William Blake's The Marriage Of Heaven And Hell" degli Ulver. Curiosa la sperimentazione elettronica del progetto laterale Lex Luthor. Per il resto, tutti e due sembravano più intenti a fuggire il mondo del black metal che a goderne gli inaspettati frutti. Nel 1995 infatti il genere era all'apice del suo successo. Non importava la qualità della musica: bastava che un disco recasse scritto "black metal" in copertina per essere venduto. In questo periodo di grande esposizione, i DarkThrone si erano silenziosamente messi da parte.
"Ravishing Grimness" arriva nel 1999. Il black aveva saturato il mercato metal e stava inesorabilmente perdendo colpi. I fan dei DarkThrone stavano attendendo questo disco con impazienza. Alcuni speravano che la band norvegese riportasse il black ai suoi vecchi fasti; altri erano curiosi di vedere se si sarebbero riconfermati agli alti livelli del proprio passato. All'ascolto di "Ravishing Grimness" molti ne rimasero delusi. Le sei tracce dell'album presentano un black molto più melodico che in precedenza e lo stile musicale è indubitabilmente retrò. Questa scelta fu vista come un addolcimento del proprio suono: i fan della prima ora lo videro come un tradimento bello e buono.
La grande delusione è nata dalla cattiva interpretazione dello spirito dei nuovi DarkThrone. Se nel passato la band era stata un'unità compatta, con degli ideali che andavano aldilà del puro spirito musicale, questo non si può più dire nel 1999. I DarkThrone di "Ravishing Grimness" sono due individui che suonano per far musica, nient'altro. E il risultato è buono, obiettivamente non tradisce il dogma dell'essenzialità alla quale la band ha abituato i propri fan. Oltretutto, la maturazione dei musicisti e il successo da essi ottenuto gli permette di non dover rispondere a nessuno delle proprie scelte. I DarkThrone hanno inventato un suono che è stato riciclato all'infinito da altre band: che senso avrebbe avuto plagiarsi da soli? Dopo "Total Death" la band ha capito che è inutile incidere un disco tanto per farlo. Occorre sentire ciò che si fa, lasciarsi trasportare dall'ispirazione, senza dover fingere di essere ancora pronti a bruciare la prima chiesa che ci si trova davanti. Nel black, non tradire la propria immagine significa tradire se stessi. Come cambiano i tempi, così cambiano le persone: i musicisti l'hanno fatto, molti ascoltatori no.
"Ravishing Grimness" nasce quindi in un clima più rilassato e ponderato rispetto al passato. Dopo il concerto d'addio tenuto ad Oslo, nessuno si aspettava più nulla dalla band. Quasi tutta la musica, con l'eccezione di una traccia, è stata scritta da Nocturno Culto in un lungo lasso di tempo. Non c'erano obblighi di date da rispettare. Fenriz, avvisato dal collega delle nuove composizioni, era semplicemente in attesa di ascoltarle per poter scrivere i testi. Ultimati i brani, i due musicisti si sono trovati per provare e per concludere il tutto con la registrazione del disco. Senza fronzoli, essenziali, le registrazioni non hanno preso nemmeno molto tempo.
La copertina dell'album rappresenta il volto di un anziano sovrapposto a un bosco di conifere. Nel retro vi è la scritta: "I DarkThrone sono artisti del vero, illimitato black metal". Si noti l'assenza dell'aggettivo "norvegese". Già questo dovrebbe far capire che non ci si può trovare di fronte ad un nuovo "Transilvanian Hunger". Nocturno Culto ha anglicizzato il proprio pseudonimo in Nocturnal Cult. Tutti i testi sono di Fenriz con l'eccezione di quello di "The Beast", scritto da Aldrahn e Fog dei Dødheimsgard. Tra l'altro, "The Beast" è anche l'unica canzone scritta da Fenriz. La qualità di registrazione è dignitosa nonostante l'evidente fruscio di sottofondo.
"Lifeless" è una bella canzone, aperta dagli schiocchi della frusta. Cadenzata, si apre con un riff più cantabile e complesso rispetto a molte canzoni del passato. Al termine delle parti più lente, il brano accelera per un finale più movimentato. L'influenza thrash è evidente nella ritmica, facendo pensare ad una sorta di Celtic Frost più spiccatamente thrash (e non si pensi agli Hellhammer, che sono un'altra cosa). Il testo sembra la riflessione di un aspirante suicida e non ha connotati satanici.
"The Beast" è stata scritta da Fenriz. Come la precedente, anche questa è una canzone molto thrashy. Il ritmo è veloce dall'inizio alla fine. A differenza dei DarkThrone classici, la forma canzone è rispettata. I riff molto diretti rendono ben distinguibili strofe e ritornelli. Un nuovo riff arricchisce la parte centrale prima di riprendere il tema dell'inizio. Il testo che, come ho scritto in precedenza, è stato redatto da Aldrahn e Fog parla di confuse visioni apocalittiche.
"The Claws Of Time" è un grandissimo brano. Aperto da un riff malinconico tipicamente DarkThrone si evolve in una serie di passaggi cadenzati molto accattivanti. La composizione è essenziale ma a differenza dei due precedenti devia dai passi dei Celtic Frost. I riff cromatici spariscono e, a parte il cantato in growling, la canzone è melodica. E' questa la pietra dello scandalo per molti fan della band! La scelta di accentuare le caratteristiche melodiche è stata ingiustamente considerata una perdita di ispirazione. E' obiettivo affermare che "Ravishing Grimness" non regge il confronto con i classici, ma è assurdo non voler vedere la bontà di queste composizioni.
Altra critica rivolta ai DarkThrone riguarda lo stile di Fenriz alla batteria. A differenza del black metal propriamente inteso, il batterista non si esibisce mai in blastbeat. Molti hanno pensato che Fenriz si sia limitato a svolgere il compitino. Non so quanto questo sia vero: in effetti il drumming è meno creativo del solito. Il musicista comunque ha affermato più volte, anche tramite il sito della band, che questo è lo stile nel quale la batteria deve suonare il black. Si sa che Fenriz è una persona che muta rapidamente le proprie opinioni in ambito musicale (almeno da quanto rilevabile nelle interviste e nelle prese di posizione): ognuno è libero di interpretare la veridicità delle sue affermazioni come ritiene più opportuno.
"Across The Vacuum" è nuovamente una traccia veloce. In questo caso però gli elementi thrash sono mescolati alla perfezione con un'attitudine sinceramente black. I riff sono straordinariamente freddi, il testo è velatamente satanico. Fenriz è migliorato come scrittore di testi: le sue parole sono in grado di inquietare tramite azzeccati accostamenti di immagini. La sezione centrale del brano è più rallentata, potrebbe ricordare qualche fraseggio dei Satyricon. Il finale è puro black: se Fenriz avesse usato il blastbeat nessuno avrebbe avuto qualcosa da ridire. In realtà è inutile disquisire sulle scelte del batterista: questo brano è ottimo perciò ogni altro commento è superfluo.
La title-track è una traccia di "norwegian black metal": ripetitiva allo spasimo, costante nel ritmo, riff composti da lunghe note in trillo, ritmo veloce. La seconda parte del brano è lenta, pesantissima: le battute d'inizio sono sottolineate dalla nota grave (e scordata) di un pianoforte. Nel finale si riparte con un "da capo". Il testo è un'astiosa dichiarazione di misantropia.
"To The Death (Under The King)" conclude il breve album. Certamente quando Nocturno Culto ha composto questa canzone, come anche la precedente, aveva in mente un arrangiamento in classico black metal style. Le ritmiche controllate e thrash di Fenriz non sono poi così fuori luogo. Sono ardue da capire certe critiche. Perché i DarkThrone, parlando di black, non tradiscono nessuno. Penso che ritmiche come quella di "To The Death" diano un senso di spiazzamento soprattutto agli ascoltatori dotati di scarsa elasticità mentale. Poco importa se non c'è blastbeat, se i riff sono melodici o vagamente death: seppure artisticamente trascurabile, "Ravishing Grimness" rimane comunque un album notevole. Chi pensa che i DarkThrone avrebbero dovuto rimanere uguali al proprio passato dimostra una scarsa attitudine ad adeguarsi ai tempi che cambiano. I musicisti non sono più motivati come agli inizi da qualche ideale (criticabile o meno) ma non sono nemmeno mestieranti che fanno dischi per contratto. Nocturno Culto e Fenriz sono due persone fortunate da suonare quello che vogliono senza dover rispettare contratti o mode di alcun tipo. Suonano per piacere, quindi la loro musica è sincera. Penso che l'importante sia questo.
In fin dei conti, "Ravishing Grimness" è un disco pienamente apprezzabile.
(Hellvis - Maggio 2003)
Voto: 7