DARKTHRONE
Plaguewielder

Etichetta: Moonfog
Anno: 2001
Durata: 42 min
Genere: Black Metal


Il ritorno sulle scene dei DarkThrone targato "Ravishing Grimness" aveva suscitato scalpore e delusione. L'approccio più melodico ed il drumming non caotico di Fenriz avevano dato adito a parecchie critiche ed in molti hanno pensato che i DarkThrone non fossero più gli stessi del passato. Niente di più vero. A parte le caratteristiche costanti che rendono unico il suono della band, i cambiamenti sono evidenti. I DarkThrone attuali non vogliono più esplorare nuovi sentieri né tantomeno estremizzare ulteriormente la loro musica. Consapevoli di ciò che la band ha significato negli anni '90, Fenriz e Nocturno Culto non possono più provare l'entusiasmo di chi deve dimostrare qualcosa. Semplicemente, suonano la musica che vogliono così come essa sgorga dal loro cuore. Se le nuove composizioni di Nocturno Culto marcano ancor più che in precedenza l'influenza dei Celtic Frost, e se l'andatura dei brani è thrasheggiante, non bisogna pensare che l'artista abbia volontariamente scelto di guardare al passato. Ogni disco che una persona consideri come suo preferito rappresenta per essa un termine di paragone. I gusti musicali dell'individuo ne vengono inconsciamente influenzati: è naturale quindi che il chitarrista dei DarkThrone, seguendo liberamente la propria ispirazione, riprenda suoni e peculiarità della musica con la quale è cresciuto.
Nonostante tutte le critiche, i DarkThrone sono riusciti comunque a non passare inosservati. In perfetto contrasto con la propria immagine misantropica, i due musicisti si sono distinti per il gran numero di interviste rilasciate tra il 1999 e il 2000. I giornali e gli altri media parlavano diffusamente di loro. Nocturno Culto, quando non rispondeva ai giornalisti, soddisfava la propria riservatezza allontanandosi dal mondo della musica. Fenriz invece continuava a dare il suo contributo a diversi progetti. Tra le collaborazioni più importanti vanno segnalate la canzone "Mirror Soul Jesus" con gli Eibon per una compilation della Moonfog e le guest vocals in "Increased Damnation" degli Aura Noir. Come scrittore di testi, Fenriz ha redatto "Let me be the Salt in your Wounds" per l'album "L'Excellence" dei francesi Seth. Approfitto del tema delle "guest appearances" di Fenriz per specificare che nelle mie recensioni ho citato solo ed esclusivamente le collaborazioni più importanti o particolari. Ho evitato i progetti minori (vedasi Vombator o Strid, per esempio) perché avrei sicuramente peccato d'incompletezza. Si sappia che in caso di mie macroscopiche sviste ogni precisazione da parte dei lettori è bene accetta.
Riprendiamo ora la recensione.
Verso la fine del 2000 Nocturno Culto si mise al lavoro per il nuovo album. Era atteso come un banco di prova per i norvegesi ma essi non parvero risentirsene più di tanto. Imprevedibili come al solito, nel 2001 non vollero rilasciare un'intervista/biografia di tre pagine su Kerrang; coerenti, rifiutarono ben 30.000 dollari per suonare live un weekend in Inghilterra. E' noto altresì che ricevettero la richiesta di utilizzare le loro musiche per un film.
Completate le composizioni, i DarkThrone si ritrovarono negli stessi studi nei quali due anni prima avevano inciso "Ravishing Grimness". In pochi giorni il nuovo disco era completato. Il suo titolo: "Plaguewielder".
Dal punto di vista di grafico "Plaguewielder" si differenzia dalle uscite precedenti. La copertina è a colori: marroncino, viola e verde non erano mai stati utilizzati prima. L'immagine rappresentata, policroma, è astratta. All'interno del libretto si possono vedere, per la prima volta, foto a colori di Fenriz e Nocturno Culto senza trucco. I tratti del viso sono poco chiari, vuoi perché la foto è sfocata, vuoi perché è presa controluce. Sono assenti le solite dichiarazioni dei DarkThrone sul retro della copertina. Nel libretto Nocturno Culto dedica il disco a parecchie band (Satyricon, Khold, 1349, Aura Noir, ecc.) mentre i saluti di Fenriz sono più personali. La dedica specifica a Phil Anselmo dei Pantera porta alla mente l'esperienza con gli Eibon mentre ambedue gli artisti porgono i saluti ai Cadaver Inc. Vecchi compagni di concerti, prima che i DarkThrone si dedicassero al black, all'epoca portavano il monicker Cadaver. Evidentemente i contatti non erano andati perduti. Il 2001 è infatti l'anno dei reciproci scambi di cortesie: infatti i DarkThrone hanno invitato Apollyon a partecipare in "Plaguewielder" mentre Fenriz sarà chiamato a cantare in un brano di "Discipline", dei Cadaver Inc.
Curioso altresì tra i credits di Nocturno Culto il nome di Tom Waits, cantautore americano noto per le sue ballate fumose e per i folli deliri jazz/vaudeville alla Kurt Weill.
Sospiri e mugolii introducono "Weakling Avenger". Un riff di chitarra energico, quasi epico, apre "Plaguewielder". Questo disco vanta la miglior registrazione di tutta la discografia dei DarkThrone. Fenriz ritorna a un drumming più tradizionalmente black: quando il riff epico lascia spazio ai passaggi black, il batterista parte in blastbeat. La seconda parte del brano è divisa in due sottosezioni: una lenta, egregiamente arrangiata, e una cavalcata caotica. Le due parti si alternano. Nonostante la varietà, questa canzone non è nulla di più che piacevole.
I mid-tempos caratteristici di "Ravishing Grimness" ritornano a farsi sentire nel riff iniziale di "Raining Murder". E' solo un'impressione: tutto d'un colpo il brano accelera diventando un classico brano black. Dei tuoni sottolineano questa accelerazione. Molto bella la parte centrale della composizione: i riff si fanno cadenzati, quasi striscianti nel loro pigro avanzare. "Raining Murder" è una discreta canzone corredata da un testo ricco di immagini inquietanti. L'aspetto satanico è più arduo da comprendere nei testi criptici di Fenriz: questo si era già notato nelle liriche di "Ravishing Grimness".
"Sin Origin" presenta un testo satanico prima maniera. E' una canzone in stile Celtic Frost, contaminata di alcuni sprazzi death. Naturalmente la traccia rispetta i canoni di essenzialità tipici dei DarkThrone. Questo è l'unico brano composto da Fenriz. Su "Panzerfaust" non avrebbe sfigurato, su "Plaguewielder" sa un po' di già sentito. Il finale, con i radi tocchi sulle corde della chitarra, è dotato di una tristezza senza fine.
La successiva "Command" vede la presenza, come "additional vocals", di Apollyon dei Cadaver Inc. e di Sverre Dehli degli Audiopain. Aperta da deflagrazioni, il riff iniziale è molto cadenzato e melodico. Dopo la prima strofa il brano si fa più veloce e si assesta su una melodia molto solida. Il suono della chitarra è vigoroso e la buona registrazione permette di apprezzare al meglio la potenza di Fenriz. Il brano è molto tradizionale nella sua struttura: Il finale è introdotto da una cavalcata thrash: lo shout del coro e la voce insolitamente alta di Nocturno Culto possono ricordare i Sodom. Le ultime battute, che riportano alle sonorità iniziali, sono marziali. Nel corso di "Command" si succedono lentamente moltissimi riff, cosa inusuale per i DarkThrone. Senz'altro uno dei brani migliori dell'intero "Plaguewielder".
"I, Voidhanger" è ostile sin dall'inizio: il suo riff atonale, la sua ritmica instabile, l'insistenza su determinate note la rendono molto interessante. Canzone di morte e straniamento, riduce l'ascoltatore in uno stato di paranoica attesa di un minimo di assestamento. Il brano non concede nulla ma prosegue imperterrito con le sue atmosfere irritanti. Per fortuna, nel finale la tanto agognata stabilità arriva: è una cavalcata black che più ortodossa non si può. Anche se, come ho scritto in precedenza, la band compone ormai per divertimento, canzoni come questa dimostrano che i vecchi leoni sanno ancora il fatto loro.
"Wreak" è, probabilmente, il capolavoro dell'album. La prima parte di questo lungo brano alterna due sezioni principali: una serie di riff alla Celtic Frost e un'altra invece alla DarkThrone, con il classico trillo che riporta alla mente la chitarra di Zephyrous. Queste due sezioni, mano a mano che vengono ripetute, sono distaccate da una piccola pausa. Una pausa divide anche il riff centrale del brano, quasi un lungo ponte che introduce alla seconda, stupenda parte di "Wreak". Sul blastbeat di Fenriz, Nocturno Culto intesse uno dei più bei riff dai tempi d'oro della band. Il senso di malinconia è enorme. E' dotata dell'impeto di una tempesta di neve, del canto carico di lacrime del vento del nord. Attraverso le incisive parti cantate e il melodico flusso del riff, la canzone si affievolisce lasciando spazio al suono del vento.
Il silenzio lascia l'ascoltatore attonito, una volta che il disco giunge a conclusione.
E' notevole come "Plaguewielder" sia più classicamente black rispetto a "Ravishing Grimness". In un'intervista Nocturno Culto sottolinea come i due dischi vadano interpretati come le facce di una stessa medaglia. Non si sa se questa considerazione sia stata fatta a posteriori o se rientrasse originariamente nei progetti della band.
Formulando un giudizio, si può dire che "Plaguewielder" sia lievemente inferiore al suo predecessore. Il songwriting infatti pecca in alcune canzoni. I primi tre brani infatti sono un po' anonimi, con "Raining Murder" un gradino più in su degli altri. E' anche vero però che "Command" e "I, Voidhanger" sono due canzoni di ottimo valore. E, soprattutto, che "Wreak" è il miglior brano dai tempi di "Panzerfaust".
(Hellvis - Maggio 2003)

Voto: 7