DARKTHRONE
Panzerfaust
Etichetta: Moonfog
Anno: 1995
Durata: 39 min
Genere: Black Metal
Il 1994 è un anno di grandi cambiamenti nella scena black norvegese. Con la scomparsa dalla circolazione di Euronymous e del Conte Grishnack, le azioni di terrorismo satanico sono andate via via affievolendosi. Di quegli eventi non restava che un passato di sangue e cenere. Le devastazioni alle chiese e ai cimiteri erano ridotti ormai a casi isolati. Il satanismo come opposizione destabilizzante alla società si era dimostrato un'utopia. Gli atti vandalici contro la Chiesa e contro la società non aveva fatto altro che rinforzare quel nemico che i satanisti volevano distruggere. I norvegesi si erano disillusi: certe idee potevano trovare qualche individuo suggestionabile soltanto più all'estero.
Se le fiamma del terrorismo satanico stava per spegnersi, quella puramente musicale ardeva meravigliosamente. Il black metal norvegese era ormai un genere autonomo, dotato di propri canoni e di una propria estetica. Il numero di nuove band era sempre maggiore, pronte a confrontarsi con le band storiche: i DarkThrone su tutti. "A Blaze In The Northern Sky", "Under A Funeral Moon" e "Transilvanian Hunger" erano modelli ai quali nessuna band poteva ormai sottrarsi. Un trittico che ha proiettato il gruppo norvegese nella storia del metal.
Il 1994 è anche l'anno di "Panzerfaust" (anche se verrà pubblicato nel 1995). Questo disco è l'ultimo capolavoro della band. Pur essendo leggermente inferiore rispetto ai tre dischi che l'hanno preceduto, rimane sempre una pietra miliare del genere.
Concluso il contratto per quattro dischi con la Peaceville, i DarkThrone si accordarono con la Moonfog di Sigurd Wongraven, alias Satyr. Quest'ultimo, tra l'altro leader dei Satyricon, era un buon amico di Fenriz e Nocturno Culto. Ai due andava a genio di lavorare con un'etichetta norvegese pertanto il passaggio fu veloce e deciso.
La brusca fine dell'Inner Circle e l'accordo con la Moonfog furono due fattori molto influenti sull'animo inquieto di Fenriz. Scemato l'interesse per il terrorismo, il batterista dei DarkThrone si dedicò totalmente all'aspetto musicale della scena. In particolare, Fenriz era alla ricerca di nuove esperienze che gli permettessero di esprimere i suoi ideali e la sua sensibilità artistica in maniera diversa da quanto aveva fatto sino a quel momento. Proprio per l'etichetta di Satyr uscì il due-tracce "Caravan To Empire Algol" del nuovo progetto di Fenriz, i Neptune Towers (tra l'altro, il titolo di una traccia di "Soulside Journey"). Questo lavoro è rappresentativo del suo interesse per le atmosfere spaziali e psichedeliche suonate al sintetizzatore.
Com'è noto, Neptune Towers non era l'unico side-project di Fenriz. Qualche mese prima era stato pubblicato l'album di esordio della one-man-band Isengard (intitolato "Vinterskugge") nel quale veniva alla luce l'aspetto più folk e alternativo del musicista. Eppure, nonostante suonasse già per una band di successo più due progetti laterali, la passione musicale di questo individuo sembrava non avere limiti.
Si veda il caso degli Storm. L'amicizia con Satyr portò alla costituzione di questa band folk/metal. Lo scopo era quello di incidere un album tributo alla tradizione popolare norvegese. In pratica, l'amicizia con Satyr veniva a colmare il vuoto che si era creato dopo l'imprigionamento di Grishnack. Il leader dei Satyricon era un grande appassionato del folklore e della storia norvegese. E' noto quanto queste tematiche affascinassero Fenriz.
Ambedue amanti delle montagne e dei boschi, poterono familiarizzare nelle loro frequenti escursioni. Le foto di queste loro passeggiate nel cuore verde della Norvegia compariranno nel futuro album degli Storm ("Nordavind") e anche nella copertina del secondo album del progetto Isengard, "Hostmorke" (già in corso di incisione).
Come si può ben vedere, Fenriz non dava più esclusiva ai DarkThrone ma nel 1994 aveva per la mente tantissime idee musicali, forse troppe. Questo può essere uno dei vari motivi per cui, a partire da "Panzerfaust", la qualità degli album della band calerà esponenzialmente.
Non vi era più la passione totale e genuina che aveva mosso gli spiriti dei tre ragazzi norvegesi. Penso che questo fosse anche dovuto al cambiamento dell'ambiente che li circondava. Di lì a poco il black diventerà quasi una moda. Lo stesso Nocturno Culto si ritrovò a provare una sorta di nausa per la saturazione del genere che si stava creando. Si aggiunga a tutto questo la scomparsa di Zephyrous dalla line-up della band. E' triste da ammettere ma i DarkThrone non saranno più gli stessi.
"Panzerfaust" prende il suo nome da un'arma anticarro utilizzata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Che ci siano delle differenze dalle uscite precedenti è riscontrabile sin dalla copertina. E' il primo disco black dei DarkThrone dove non è ritratto alcun componente della band. Al posto di uno di loro, nella front-cover c'è un bosco di pini con la luna piena in cielo. La line-up non è menzionata. Ammetto la mia ignoranza: non saprei dire se Zephyrous ha suonato o no nell'album. La mia impressione è che il chitarrista ha contribuito, se non in tutto almeno in parte, alla registrazione dei brani.
Sul retro, a parte le solite scritte "True Norwegian Black Metal" e "Unholy Black Metal", troviamo anche: "questo disco è dedicato a Satyr dei Satyricon" ("evig er krigen mot de av lyset" - dura è la lotta contro quelli della luce). Un'altra frase presente sul retro è "la band più odiata del mondo". Probabilmente i DarkThrone si riferivano ai fattacci che avevano preceduto la pubblicazione di "Transilvanian Hunger".
Infatti, all'interno dello scarno booklet, si può leggere: "I DarkThrone non sono certamente né una band nazista né una band politica. Chiunque di voi la continui a pensare in questo modo, che continui a leccare il buco del culo di Maria per l'eternità".
C'è spazio anche per i ringraziamenti. In particolare Fenriz ringrazia due band che non hanno nulla a che fare col black: gli Humid e i Vortebekk Spaceband. Il genere di musica che suonano è una synth-psichedelia che sicuramente ha ispirato il progetto Neptune Towers.
Buon'ultima c'è anche la citazione di tre versi dalla canzone "Thornspawn Chalice" degli Isengard, dall'album "Hostmorke". Visto che l'album doveva ancora uscire, questa frase ha un che di commerciale.
Se le differenze grafiche sono notevoli, anche dal punto di vista musicale i DarkThrone cambiano rotta. In "Panzerfaust" la band norvegese attinge a piene mani dai riff degli Hellhammer / Celtic Frost, in un modo così evidente che è impossibile non notarlo. Al tempo stesso non trascura di incidere canzoni di puro black metal norvegese. "Panzerfaust" si presenta come un'ideale tratto d'unione tra le radici del black e la sua evoluzione. I DarkThrone sembrano voler pagare tributo agli svizzeri, ringraziandoli per aver ispirato il metal estremo come forse nessun'altra band è riuscita a fare.
Il disco si apre con la tesissima "En Vind Av Sorg" (Un vento di dolore). La prima cosa che si nota è che la produzione è un gradino superiore a quella di "Transilvanian Hunger". Le urla di Nocturno Culto sono più sguaiate del solito, risultando sgradevoli. La canzone è black norvegese allo stato puro: al posto dei riff troviamo lunghe note che si sovrappongono l'una con l'altra creando un intensa armonia. La batteria è veloce come al solito, ostinata sullo stesso ritmo. Interessante il passaggio centrale con i classici trilli, inaspettato diversivo rispetto alla monotonia del brano.
"Triumphant Gleam" è un brano diversissimo dal precedente. Il riff che apre porta alla mente i Celtic Frost in maniera così violenta da sembrare un plagio. Anche la struttura della canzone è più simile agli svizzeri che ai DarkThrone stessi. I riff non sono pochi e ripetuti all'infinito, ma sono parecchi e cambiano di continuo. Si passa dall'inizio accattivante ad un interessante break lentissimo, prima della cavalcata thrash finale. Dopo di che lo schema si ripete da capo.
Ecco la contrapposizione tra il "True Norwegian Black Metal" della prima canzone e l' "Unholy Black Metal" della seconda. Non per niente la prima è cantata in norvegese e la seconda in inglese, come tradizione vuole. Ora che la distinzione è stata fatta, i DarkThrone vogliono trovarne la sintesi.
"The Hordes Of Nebulah" ha un riff molto alla Celtic Frost ma rallentato allo spasimo: gli svizzeri tradotti nel linguaggio dei DarkThrone. Proprio il rallentamento del riff porta alla mente quei lunghi fraseggi su un'unica nota tipici del black norvegese. Questa traccia è molto intensa e il soggetto del testo è stranamente "spaziale". Ennesima riprova del distacco graduale di Fenriz da ciò che la band da sempre si era fatta portavoce. E' presente anche un assolo completamente atonale.
"Hans Siste Vinter" (Il suo ultimo inverno) è invece un classico brano black. La melodia è malinconica, fredda ma al tempo stesso estremamente emozionale. In questo caso la struttura ripete in negativo quella della traccia precedente. Il riff è particolarmente veloce e evidente nonostante spesso il black spesso richieda fraseggi dilatati.
"Beholding The Throne Of Might" riporta l'ascoltatore dalle parti dei Celtic Frost. Anche il modo di cantare di Nocturno Culto fa un po' il verso a Tom G. Warrior. Il testo è un inno alla generazione di black-kids che per un po' avevano fatto tremare la Norvegia. E' un incoraggiamento a non mollare mai, a tenere vivo il desiderio di dissacrazione.
"Quintessence" è un ibrido: una canzone di puro black norvegese con un testo in inglese. Nulla di innovativo, ma in "Panzerfaust" essa assume un importanza particolare. E' infatti la sintesi ideale fra i due sottogeneri dei DarkThrone. Indicativo anche il fatto che il testo sia stato scritto dal Conte Grishnack: nessuno come lui è simbolo della Norvegia ribelle. Le parole di "Quintessence" sembrano scritte però per la band di Fenriz e basta. Non ci sono riferimenti all'epopea vichinga o alla sua nazione, a parte una citazione riguardante dei troll. E' un testo satanico punto e basta.
Ripetitiva fino allo spasimo, questa canzone gode di un inatteso break completamente atonale.. Il riff di "Quintessence" verrà utilizzato anche nell'album "Nordavind" degli Storm, nella canzone "Noresgard".
Il disco si conclude con una novità: una narrazione con in sottofondo un brano di sintetizzatore vagamente epico. La traccia si intitola "Sno Og Gravskog (Utferd)" (Neve sulla pineta (passeggiata)). Curioso che anche "Nordavind" degli Storm si concluda con una traccia chiamata "Utferd", subito dopo il riff di "Noresgard" / "Quintessence".
"Panzerfaust" è simbolo di un cambiamento. E' il punto di contatto tra il black del passato e quello attuale. E' un epitaffio al terrorismo satanico ma anche la conferma che Nocturno Culto e Fenriz erano pronti a ricominciare la lotta. Peccato che i DarkThrone non rientrassero temporaneamente più nelle priorità del batterista. Ne risentirà l'album successivo, intitolato "Total Death".
(Hellvis - Marzo 2003)
Voto: 9