DARKTHRONE
Hate Them
Etichetta: Moonfog
Anno: 2003
Durata: 38 min
Genere: Black Metal
"Hate Them" è l'ultimo lavoro dei DarkThrone. Dal 1999, data del loro ritorno sulle scene con "Ravishing Grimness", la band sembra essersi assestata sul ritmo di un album nuovo ogni due anni. Nel frattempo, sono successe poche cose. Tra gli eventi più importanti del 2001 va segnalato il rinnovo del contratto con la Moonfog. La band infatti era contesa tra l'etichetta di Satyr e la Peaceville, con la quale i DarkThrone avevano sfornato i propri album migliori. Tra l'altro, con la Peaceville, va segnalata la raccolta "Prepare For War". Gli unici motivi di interesse di questa compilation sono le tracce tratte dai demo e le canzoni live già apparse sul bootleg "A Night Of Unholy Black Metal".
Sicuri del contratto con l'etichetta norvegese, Fenriz e Nocturno Culto si sono sentiti nuovamente liberi di vivere la propria vita in tutta tranquillità. Il primo si è fatto notare per la sua apparizione nell'album dei Cadaver Inc. "Discipline" e per aver inciso una seconda canzone con gli Eibon (questo brano si può scaricare dal sito della Moonfog). Nocturno Culto invece ha continuato a nascondersi dalla grande bagarre della musica per dedicarsi ai suoi interessi personali e a comunicare con i fan tramite il sito della band.
Nel 2002 era già noto che un nuovo album era in preparazione. Fenriz, aveva annunciato una partecipazione più attiva al songwriting rispetto agli ultimi due album. Lo stesso anno, un s/m movie con un brano della band nella colonna sonora ha fatto la sua apparizione al festival di Cannes.
Agli inizi del 2003 "Hate Them" è pronto. A differenza del dopo "Ravishing Grimness" i DarkThrone si dimostrano meno propensi alle interviste. Il sito cambia eliminando qualunque tipo di contatto tra band e i fan, e la veste grafica si è fatta sempre più minimale.
"Hate Them" viene registrato nel giro di 26 ore in uno studio di Oslo. E' la prima volta che i DarkThrone incidono nella capitale norvegese. All'interno del libretto si vedono chiari, finalmente, i volti dei due musicisti. Le tracce di "Hate Them" sono sette, quattro di Nocturno Culto e tre di Fenriz. Nel retro del libretto è scritto: "Tutti i testi sono scritti dall'altrove o attraverso il sudiciume stellare". Non so cosa possa significare questa frase, l'unica certezza è che i testi sono tutti di Fenriz. Il batterista ha cambiato il proprio stile di scrittura. Tutte le metafore, gli accostamenti di immagini e le visioni sono sparite. Il testo si fa discorsivo e comprensibile.
"Rust" è un mid-tempo molto drammatico. All'inizio la batteria tiene un ritmo molto squadrato mentre la voce urla con rabbia. Il brano si evolve su un tema più sostenuto fino all'esplosione finale, nel quale i due musicisti accelerano nella più classica delle maniere. Il testo è intriso di rabbiosa amarezza. E' fortemente nostalgico e ricorda i tempi in cui credevano veramente al male come reazione alla quotidianità. Il desiderio del peccato e dell'alterazione dei sensi sono l'unica via per sfuggire alla noiosa normalità. C'è anche la paura del futuro, il timore di invecchiare e di conformarsi agli altri. Un antico adagio recita che si nasce incendiari e si muore pompieri. La frase "Siamo nati senza armatura, non pensi che dovrei guardarmi alle spalle?" sembra ripetere lo stesso concetto. Di fronte a un futuro incerto e in declino, il miglior oppio è il ricordo di un passato glorioso. Questa buona canzone è stata scritta da Nocturno Culto ed è l'highlight dell'album, a mio avviso.
"Det Svartner Na" (credo che significhi "Ora è ancora più nero") è ad opera di Fenriz. Già nei due album precedenti le composizioni del batterista erano marcatamente alla Celtic Frost. La forma canzone è rispettata rigorosamente e l'arrangiamento è stringato. Il brano è molto semplice, purtroppo privo di quella qualità che ha reso grande la band norvegese.
"Fucked Up And Ready To Die" è aperto da un riff facile sorretto da una batteria vorticosa. Il testo è carico della stessa rassegnazione di "Rust". Anzi, sembra un discorso di commiato: "Half of my life in your name (si riferisce al black metal) / Fucked up and ready to die" sono parole che non lasciano dubbi. Dopo aver ripetuto due volte questa frase il brano rallenta per qualche battuta, prima della coda nuovamente veloce.
"Yttest I Livet" è l'unico brano con il testo completamente in norvegese. Il titolo penso significhi "una vita estrema" o qualcosa di simile. E' un classico brano black che alterna riff quasi monocordi ad uno più marcato e diretto. I DarkThrone ci danno dentro con pesantezza, il suono è denso e rozzo come non mai. Il finale è più veloce e minaccioso. La canzone è apprezzabile ma non si distingue dal generale anonimato.
"Divided We Stand" è una cavalcata elettrica abbastanza comune. La musica è di Fenriz (dove non specificato, il compositore è Nocturno Culto). L'atmosfera è cattiva, carica ma non è malvagia. Non c'è molto altro da dire...
"Striving For A Piece Of Lucifer" è ironica sin dal titolo. Anche una frase come "ho notato una (certa) carenza di demoni ultimamente" non sembra essere uscita dalla penna di Fenriz, ma così è. E' un'invettiva contro chi non ha creduto veramente nelle potenzialità sovversive del black metal o è il sorriso triste di chi vede un genere che sente suo in declino? Non so rispondere alla domanda. Musicalmente questo brano non si stacca dagli stessi canoni di black/thrash caratteristici dei precedenti..
"In Honour Of Thy Name" è l'ultimo brano del CD. Il testo è pregno di un satanismo puerile, esagerato, divertito: sembra una canzone degli Impaled Nazarene. Che Fenriz non riesca più a prendere sul serio i propri DarkThrone? O l'ironia è l'unica ancora di salvezza per chi sente di aver già dato il suo meglio?
Come si può vedere da questa recensione, "Hate Them" è un album che ha riempito la mia testa di domande. I testi sono molto strani: come abbiamo visto passano dalla malinconia più rabbiosa all'ironia sdrammatizzante. Musicalmente, le sette canzoni del disco non sono bruttissime, ma sono tutte sotto tono. Non ci sono brani che risaltano e, ahimè, l'effetto finale è piuttosto piatto.
Sulla sincerità musicale dei DarkThrone non si discute: Nocturno Culto ha avuto due anni per scrivere quattro canzoni. Eppure, a differenza di "Ravishing Grimness" e "Plaguewielder", la qualità delle canzoni è lievemente più scadente. Gli spunti maggiormente interessanti si possono trovare nei testi (non un vanto per un disco). Il senso di commiato sembra ben più che suggerito. Non voglio dire che questa sia il canto del cigno dei DarkThrone ma, con tutta probabilità, la band deciderà per una svolta. Così ha scritto Nocturno Culto nel nuovo sito, alla vigilia della pubblicazione di "Hate Them": "Il 2003 sarà l'anno dei cambiamenti nelle strutture dei DarkThrone. Credo che tutto questo non possa che rendere più forti i DarkThrone. Alle tenebre apparteniamo e prosperiamo nell'underground, dove tutto è rimasto più onesto".
Non resta che aspettare nuove notizie.
(Hellvis - Maggio 2003)
Voto: 6.5