DARK QUARTERER
War Tears
Etichetta: Inline Music
Anno: 1994
Durata: 49 min
Genere: heavy metal
"War Tears" è indiscutibilmente un disco dalla gestazione molto sofferta. Infatti dopo il discreto "The Etruscan Prophecy" il chitarrista e principale compositore Fulberto Serena iniziò a prendere le distanze dagli amici di sempre Gianni Nepi e Paolo Ninci (non dimentichiamo che il trio era attivo fin dai primi anni '70...); insomma, successero dei casini che non sto qui a riportare e che in definitiva sarebbe più giusto farsi raccontare da chi quelle esperienze le ha vissute in prima persona. Certo è che la perdita di un elemento fondamentale nell'economia della band come Fulberto Serena non poteva essere "indolore". E così infatti fu. Fu un periodo sfortunato per Gianni e Paolo, che faticarono più del dovuto a trovare un chitarrista all'altezza della situazione (il tutto condito da situazioni al limite del ridicolo e anche da piccole tragedie su cui, mi ripeto, sarebe troppo lungo soffermarsi). Per farla breve la ricerca fu lunga ma non vana e il nuovo componente dei Dark Quarterer venne individuato nella figura di Sandro Tersetti, chitarrista dall'impostazione totalmente diversa dal suo predecessore, in quanto decisamente più vicino a una concezione più istintiva e blueseggiante della musica. Con questa formazione parteciparono anche al festival degli sconosciuti di Ariccia, organizzato da Rita Pavone e Teddy Reno, e vinsero con il brano "Out Of Line". Ciò non fu sufficiente, ovviamente, ad attirare l'interesse su di loro e la loro carriera proseguiva spedita nel più misero, e incomprensibile, anonimato.
Nel 1992 però uscì una retrospettiva su di loro sulla fanzine Freak Out (per la precisione sul numero 8); era un articolo che partiva da un'analisi piuttosto critica e consapevole della scena italiana degli albori per finire a disquisire sui due dischi pubblicati, sino ad allora, dai tre toscani. La fortuna volle (ed è già un miracolo parlare di fortuna quando si ha a che fare con i Dark Quarterer!) che quel giornalino finisse nelle mani dell'etichetta tedesca Inline Music (gruppo Warnel Chappel) che iniziò così a prendere contatti con il gruppo. Di lì a poco la firma del contratto, con tanto di registrazione in terra germanica!!!
I nostri furono galvanizzati dall'entusiasmo mostrato nei loro confronti e si prepararono in maniera maniacale sui pezzi che a breve (era il 1993...) sarebbero andati a registrare. Anche qui non sto ad entrare in merito alle peripezie che dovettero sopportare durante le registrazioni e vado dritto alla musica.
Innanzitutto c'è da dire che la produzione è nettamente superiore a quella dei dischi passati; registrare con gente abituata a trattare con gruppi metal fu sicuramente un vantaggio, anche se a voler essere pignoli un suono di chitarra un po' più cattivo non avrebbe fatto male. Ma questi sono dettagli... non è un dettaglio però che "War Tears" sia un disco splendido, suonato divinamente e con canzoni che riescono a trascinare, commuovere e stupire. Il classico caso in cui 1+1+1 fa molto più di tre...
Tersetti ha una concezione totalmente diversa della chitarra rispetto a Serena: laddove questo incastonava note e scale di stampo classico nei riff e negli assoli Tersetti se ne esce spesso con improvvisazioni e bending che anche dal vivo ti facevano dire "ma era così su disco?". Insomma... anni '70!!! Compositivamente il timone passa quindi agli altri due: Nepi firma tutti i brani (anche se l'intro e "Out Of Line" sono in compropietà con Paolo Ninci) tranne uno, che è da attribuire alla ex-coppia Nepi-Serena, la fantastica "Lady Scolopendra"; Paolo "Nipa" Ninci diventa indiscutibilmente l'asse portante del trio, dall'alto dell'incredibile livello tecnico raggiunto... non è un caso che l'inizio di diversi brani sia affidato alla batteria e che gli altri sembrino costruirci sopra.
"In The Beginning" è un'intro di tastiere ed effetti vari che si rifà alla copertina (opera di Fabio della Croce, autore anche degli stupendi disegni interni) e riesce a descivere vari tipi di guerre (dalla preistoria a una ipotetica guerra futurista), con Nepi che successivamente scandisce parole sul perché della guerra... da leggere.
Neanche il tempo di riflettere che veniamo assaliti dall'assalto di "War Tears", la canzone, con Nipa che riesce a rendere protagonisti tutti i componenti del suo drum-kit. Gianni Nepi torna a cantare ai livelli del primo disco (anzi, forse meglio!) e Tersetti cesella da par suo... note tirate e tenute sotto il cantato, quasi a voler sottolineare la tensione dell'argomento in questione.
Momenti di puro lirismo a metà brano, con Nepi che soffre nell'interpretare un testo imperniato sulle assurdità della guerra prima del solo di Tersetti in cui appare chiaro tutto ciò che ho detto in precedenza. Il fatto è che questo connubio funziona alla stragrande e il brano si rivela bellissimo.
Non è da meno "Nightmare", quasi un mix di Black Sabbath e Led Zeppelin che si apre presto a un inaspettato passaggio semi-acustico. E' solo un momento... la canzone cresce a dismisura, con Nepi sempre più convinto dei propri mezzi a Nipa (sembra un gioco di parole!) che stupisce sempre più. Ascoltando uno a caso dei brani di questo CD si può benissimo capire cosa significhi suonare la batteria e quanto un buon musicista (ma a trovarne... di questo livello...) renda più di una doppia cassa triggerata.
"Out Of Line" si apre con l'assolo di batteria di Ninci, e prosegue sulla linea accennata nella canzone precedente. Siamo sempre alle prese con un riff di matrice nettamente hard rock anni '70 e anche lo sviluppo è su queste coordinate. Da segnalare la sfuriata finale, con il gruppo che viaggia come un treno in piena corsa, prima di ritornare sul riff portante e... riaccelerare ancora... Una sfaccettatura inedita, almeno fino ad allora, del gruppo, che ci aveva abituato a sonorità più epiche.
Ma appena questo pensiero si insinua nella nostra mente ecco che dalle casse dello stereo escono le prime note della stupenda "Lady Scolopendra", forse il pezzo più "epico" del disco, o comunque quello che ricorda più gli album precedenti. L'arpeggio di basso, con rumori di onde del mare in sottofondo, è di sicuro effetto. Sarà che il brano è scritto anche da Serena, ma qui si torna su sentieri più... maestosi. E sgombriamo subito il campo da equivoci: epic o non epic, questo è uno dei migliori brani metal mai composti. Ad un certo punto c'è una classica apertura acustica e Paolo Ninci mette quelle poche note di flauto che riescono ad impreziosire l'insieme. Un break stupendo, con degli accenni di chitarra che fanno da preludio a un cantato particolarissimo di Gianni Nepi, cantante dalla versatilità straordinaria. Come si possa passare con tanta disinvoltura da momenti tanto pacati a vertiginosi acuti senza perdere un minimo di carica interpretativa lo sanno solo lui e pochi altri... L'assolo è poi da brividi, è la magia del momento... e non è un caso che dal vivo non venisse suonato identico a come messo su disco (ripeto... anni '70!!!).
"Darkness" riporta alla mente, almeno all'inizio, tanti gruppi prog anni '70, epoca ai nostri decisamente vicina, non solo anagraficamente! Il rintocco della campane introduce la cadenza di un pezzo difficilissimo da eseguire. Vagamente sabbathiano, vagamente manowariano... almeno nell'incedere... ma pieno di stacchi e trovate ritmiche varie... un bel brano.
Un carillon apre "Last Paradise" che parla di droga (stupendo il disegno interno, con una clessidra che ha una siringa nella strozzatura... che riduce delle facce spaurite in cenere...). La canzone è molto bella, con un triste assolettino di chitarra all'inizio, che ricama un arpeggio acustico. Poi c'è il solito attacco di Nepi, che martella e scandisce un pezzo che ha un gran tiro anche prima dell'accellerazione alla "Out Of Line". Delicatissimo il finale, a voci sovrapposte... prima della ripresa (ironica?) del carillon.
Un bellissimo arpeggio di chitarra pulita da il via ad "A Prayer Of Mother Teresa Of Calcutta", brano dedicato a colei che "has a caress for every flower".
Basterebbe l'esecuzione di questo brano per accorgersi della grandezza del gruppo di Piombino. Dai rintocchi di Nipa all'interpretazione assolutamente sentita e commovente di Nepi. Un brano che gioca con l'intensità, e che ci mostra come sia importantissimo anche come si suonino certe note, oltre a quante se ne suonano. Insomma, un'altra dimostrazione della grandezza di questa fantastica band che ha sempre cercato di migliorarsi negli anni riuscendo ad arrivare a livelli veramente alti.
E' un peccato che questo disco, pur godendo di pubblicità sui giornali, abbia poi venduto decisamente poco.
L'immancabile sfortuna, da sempre compagna dei nostri, volle che l'etichetta fallisse subito dopo la pubblicazione dell'album un questione... e quindi di questo disco non si vide quasi traccia, se non ai concerti o in qualche lista di distribuzione underground. E questo è un vero peccato, vista l'alta qualità delle composizioni.
Dispiace che non tutti se ne siano accorti. Mi riderisco anche a certa critica (non tutta, ad onor del vero). "War Tears" ebbe sì buone recensioni, ma l'accoglienza sapeva tanto di benevolenza e gentilezza nei loro confronti in quanto "ormai vecchi"... allo stesso modo di come si lascia il posto agli anziani sull'autobus. Eh no! I Dark Quarterer meritano un posto di rilievo per quel che hanno saputo regalarci negli anni, soprattutto con il primo omonimo album e con questo "War Tears". Forse non si sono saputi vendere bene... hanno sempre preferito suonare la loro musica preferita, piuttosto che rilasciare dichiarazioni altisonanti, frasi ad effetto o sfoderare lo spadone. E non hanno mai avuto il biogno di dimostrare di essere dei veri metallari, perché basta ascoltare poche note di un loro disco per prenderne atto.
In conclusione... se sono tanti i dischi di metal italiano che hanno venduto più di questo... beh, non sono poi tanti quelli più belli.
(Linho - Dicembre 2003)
Voto: 9.5
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Sito internet: http://www.darkquarterer.com/