DARK QUARTERER
Violence
Etichetta: Andromeda Relics
Anno: 2002
Durata: 49 min
Genere: heavy metal
Come prevedibile, considerate le vicissitudini passate del gruppo, anche la genesi di questo "Violence" è stata tutt'altro che facile. Dopo l'uscita di "War Tears", infatti, la casa discografica tedesca Inline Music fallì e qualche anno dopo anche il chitarrista Sandro Tersetti decise di lasciare la band. Fortunatamente Gianni Nepi e Paolo Ninci, rispettivamente bassista-cantante e batterista, sono riusciti a reclutare un autentico prodigio della sei corde, tal Francesco Sozzi, che, per quanto giovanissimo, si mostra ampiamente all'altezza della situazione.
"Violence" esce su Andromeda Relics, etichetta fondata dal noto Gianni della Cioppa (Metal Shock, Flash, Tutti Frutti, Psycho!, Mucchio Selvaggio ecc.) con alcuni amici inizialmente come supporto all'eccellente fanzine cartacea Andromeda, successivamente - con la cessata attività della fanzine - come vera e propria etichetta che oltre a dedicarsi al ripescaggio di album dimenticati o mai pubblicati (Pat Heaven, Black Hole, Spitfire...) riesce ad offrire una chance anche a gruppi o progetti ritenuti meritevoli e "vicini di spirito" (Bullfrog, Promised Lie, Paul Chain...). Quello dei Dark Quarterer è un caso a parte, in quanto pare che il master di "Violence" sia stato sul punto di essere pubblicato da una etichetta italiana che poi, tutto ad un tratto, si è tirata indietro.
Ma veniamo alla musica. Il gruppo è cambiato, e parecchio. Bastano poche note per rendersene conto. Ed è una musica, quella proposta in questo CD, più difficile e leggermente più ostica all'ascolto; non inganni, infatti l'"ooohhhh" ripetuto all'inizio della canzone che apre il disco, "Black Hole (Death Dance)"... devo dire che mi rimane difficile parlare di epic metal, almeno nella comune accezione del termine. Se proprio si vuol parlare di epic metal, direi che si tratta di epic "urbano", ben lontano, per intenderci, da quanto proposto da gruppi come Manowar, Virgin Steele, Warlord (per citare solo alcuni paladini del genere) o dagli stessi Dark Quarterer a inizio carriera. Da notare infatti che i testi, come nel precedente album, trattano vari argomenti, tra i quali lo stupro ("Rape") e gli incidenti automobilistici ("Black Hole (Death Dance)").
E' musica decisamente originale a tratti, e nelle schitarrate dell'ottimo Francesco Sozzi (incredibile la sua disinvoltura nel suonare, andate a vederlo dal vivo!) si trovano influenze piuttosto diverse, non ultima quella di un metal un po' più "moderno". L'impressione generale è che si tratti di un album di transizione, un'ottimo album di transizione; infatti non mancano le perle all'interno di questo "Violence". L'acustica "Calls", ad esempio, non avrebbe sfigurato in "Aqualung" (paragone azzardato e forse neanche troppo calzante!)! Non tutto l'album però mi convince in pieno. La già citata "Black Hole (Death Dance)", che apre l'album, ad esempio, mi sembra un pezzo solo discreto, buono a tratti ma meno convincente in alcuni frangenti. Stesso discorso per la successiva "Last Breath", che dopo un inizio molto d'atmosfera con il flauto (e vengono in mente i brani del disco precedente), si fa più dura, scandita da una batteria per le cui parti Paolo ringrazia, nelle note di copertina, Terry Bozzio "for having inspirated the drums parts... using his ostinated drums tecnique in his rythm". Il brano non è male, dopo il quinto minuto si torna anche su sonorità più epiche, ma complessivamente mi sembra non ben amalgamato, seppure alcune parti siano molto belle. Diciamo che non ci sento la magia che aveva caratterizzato buona parte del loro passato. Trovo migliori i momenti seguenti, con "Deep Wake", "Rape" e "Last Song". La prima mette in evidenza ancora una volta l'ottima padronanza tecnica dei tre, e alterna spunti melodici a parti decisamente bombardate, il tutto condito con timidi accenni jazz. Gianni Nepi è autore di una bella prova sia alla voce - sentire la parte melodica centrale - che al basso, che ricama tantissimo in sottofondo. L'assolo di Francesco è molto bello e, direi, anche originale nella sua struttura. I dodici minuti di "Rape" sono invece dominati dall'indiavolata prova di Paolo alla batteria. Si parla di violenza sessuale, e l'interpretazione dei tre è veramente cruda e aspra. Le aperture melodiche sono impregnate di grande pathos, riproducibili solo se si è convinti che a volte si è "più presenti" suonando qualche nota in meno... Molto bella e suggestiva anche la coda dall'andatura marziale. "Last Song" si risolve in un bellissimo crescendo, con la chitarra di Francesco a dettare le melodie, piuttosto epicheggianti.
Insomma, a conti fatti il disco è bello, ma sono convinto che i tre possano fare di più, soprattutto se riusciranno, per la prima volta, a dargli un seguito con la stessa formazione. Infatti tecnicamente questa è di gran lunga la miglior formazione di sempre dei Dark Quarterer.
Sulla produzione, opera del rinomato Tony Soddu, mi sento di dire due cose. Da una parte mi preme sottolineare che l'effetto live è ricreato alla grande, gli strumenti sono vivi e fa piacere sentire un disco di heavy metal in cui un batterista suona a questi livelli. Dall'altra avrei preferito più cura in alcuni suoni, vedi alcune parti di chitarra ritmica che risultano, a volte, sacrificate.
Il CD è impreziosito da una bella confezione digipack e contiene al suo interno una traccia ROM, molto ben fatta, che riporta la biografia del gruppo, notizie sui componenti, i testi, un piccolo assaggio di tutti i brani incisi nella loro carriera e soprattutto una piccola sezione video che mostra i nostri alle prese con l'arrangiamento di alcuni frangenti di "Violence".
Che dire... "Violence" è un disco che mi piace, che cresce nel tempo e con gli ascolti, ma personalmente lo ritengo un album di passaggio, per quanto di indubbio valore.
(Linho - Luglio 2004)
Voto: 8
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Sito internet: http://www.darkquarterer.com/