DARK QUARTERER
The Etruscan Prophecy

Etichetta: Cobra Records (recensita la ristampa su Metal Legions - Comet Records)
Anno: 1989
Durata: 39 min (47 min la ristampa)
Genere: epic metal


Con "The Etruscan Prophecy" i Dark Quarterer danno seguito, nel 1989, allo stupendo esordio di due anni prima, e il disco si rivela, pur non raggiungendo la grandezza dell'omonimo album, decisamente affascinante.
La prima cosa che colpisce è la bellissima e inquietante copertina, con un "uomo" che cerca di risalire (si vedono solo le mani...) dalle cavità di una tomba etrusca...
La produzione è, fortunatamente, migliorata rispetto al passato, mentre le coordinate sonore sono rimaste più o meno le stesse. Il trio suona sempre un robusto heavy metal epico, come ben evidenziato dagli oltre sei minuti dell'iniziale "Retributioner", uno dei punti forti del disco. Questo è un album ambizioso direi, contiene 6 brani, tre sono sopra i nove minuti, mentre due sono molto brevi ed insieme non superano i quattro minuti. "Retributioner", dicevo, è uno dei miglior brani dell'album, col suo bel suono caldo e aperto, diretto dalla chitarra di Serena che cesella in mille modi l'andatura spedita della sezione ritmica. Gianni Nepi trova anche il tempo di piazzare due o tre acuti dei suoi... insomma, questi sono i Dark Quarterer, un ottimo gruppo heavy/epic metal.
L'arpeggio di "Piercing Hail" riesce quasi a commuovere negli appena due minuti di durata... arpeggio di chitarra, cantato, batteria di contorno, prima della partenza compatta. E' inutile dire che brani del genere non sono compositivamente alla portata di tutti...
"The Etruscan Prophecy" è un bel brano di quasi dieci minuti, oscuro e minaccioso nel suo incedere, che ci rimanda con la mente al capolavoro "Colossus Of Argil" dal primo disco. I Dark Quarterer sono maestri nel costruire questo tipo di brani, in cui non basta mettere tanti riff in successione per catturare l'attenzione dell'ascoltatore: uno stesso riff può essere suonato in tanti modi e con intensità diverse... sentitevi a tal proposito l'inciso verso i sei minuti di durata (..."and the skies is blue again...")... ovviamente bisogna averne le capacità, e la cosa non fa assolutamente difetto ai nostri. L'unico dubbio, incredibile ma vero, mi sorge ascoltando il grande Gianni Nepi, che mi sembra poco ispirato, in alcuni passaggi... inoltre i nostri sembrano ripetere soluzioni dall'album precedente, che invece sprizzava grinta e vitalità da tutti i pori. Intendiamoci, siamo ben oltre la media dei dischi metal italiani del periodo, ma non siamo, a mio parere, su livelli di eccellenza.
"Devil Stroke" come sonorità è simile al pezzo precedente, ma lo trovo più ispirato... un bel brano alla Dark Quarterer, cadenzato, classicheggiante, con mille stacchi, con l'esuberante Serena a mettere quanti più fraseggi possibile in ogni angolo, con Paolo "Nipa" Ninci a martellare dietro le pelli e il solito Gianni Nepi a impreziosire il tutto con il suo possente basso e, soprattutto, la sua inconfondibile voce.
"The Last Hope" è il momento di Serena alla chitarra acustica, 1 minuto e mezzo che ci conferma, se ce ne fosse bisogno, di quanto sia bravo nel costruire certi particolari riff e arpeggi, seppur non possa considerarsi un chitarrista ipertecnico. La conclusiva "Angel Of Mine" è aperta dalla sola voce di Gianni che, prima da solo poi accompagnato da chitarra acustica / basso / batteria, trasuda epicità da tutti i pori. L'entrata decisa degli strumenti in distorsione fa il resto, e il brano parte con un incedere consueto al gruppo, per aprirsi in sprazzi in cui Gianni si strappa le corde vocali per salire dove lui e pochi altri possono. Però anche qui, alla lunga, il gruppo pare autocitarsi un po'...
"Queen Of The Sewer" è la bonus track della ristampa, dura più di 8 minuti e nulla toglie e nulla aggiunge, in termini di qualità, a questo disco. L'inizio, come sonorità, è tremendamente anni '70, mentre il riff portante ricorda molto, almeno prima di "alzarsi", "Desert Song" degli MSG (da "Assault Attack"). Curiosi alcuni vocalizzi effettati, per un brano valido, che farà la gioa dei cultori di questa band e di questo genere, ma non memorabile.
Una nota conclusiva. Io adoro questo gruppo, probabilmente il mio gruppo italiano preferito di sempre in ambito metal. Questo "The Etruscan Prophecy" è un disco bello, vero, affascinante, ma mi prende meno degli altri. Pur consigliandone l'acquisto a chiunque voglia ascoltarsi del buon epic metal ritengo che gli altri album della loro discografia siano nel complesso più ispirati e, direi, riusciti. Da quanto ho letto invece nelle numerose recensioni dela ristampa di questo disco, molta gente considera "The Etruscan Prophecy" come il punto più alto della discografia del trio di Piombino. De gustibus...
(Linho - Luglio 2003)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito internet: http://www.darkquarterer.com/