DARKEST HATE WARFRONT
The Aftermath

Etichetta: Ketzer Records
Anno: 2007
Durata: 41 min
Genere: black/thrash metal


Secondo album per i brasiliani Darkest Hate Warfront, che segue a due anni di distanza il debutto intitolato "Satanik Annihilation Kommando". Il gruppo, formatosi nel 1999, in precedenza aveva registrato anche un paio di demotape, ovvero Total Destruction" nel 2000 e "Unholy Devastation" nel 2002. Inoltre, è apparso in alcune compilation di livello internazionale ed ha anche suonato di spalla a realtà importanti e consolidate come Gorgoroth e Belphegor.
La formazione vede coinvolti Mantus alla batteria, Alex Kaffer e Troian alle chitarre, Colt. 45 al basso (appena rimpiazzato da Wolf) e Agares alla voce.
Alla breve intro "The Aftermath" fa eco "No Beliefs", canzone tiratissima, violenta e senza compromessi. Si tratta di un black metal sostenuto e diretto, figlio di quella corrente svedese della quale i Marduk sono sicuramente tra gli interpreti più conosciuti, oltre che longevi. Alcune sferzate thrash sono tuttavia riscontrabili, ma non si tratta di cambi di direzione che ammorbidiscono lo stile e la proposta del quintetto. Le influenze, infatti, ricadono su gruppi che nel corso degli anni '80 hanno dato vita a quanto di più violento e aggressivo ci si potesse immaginare, ovvero Slayer e Kreator.
"Triumph Of Blood" prosegue sulle stesse orme e rimane ben impressa per merito di un ritornello semplice ma dal tiro notevole. Come confermano anche i brani seguenti, la ricetta dei Darkest Hate Warfront non cambia, il gruppo punta soprattutto su velocità insostenibili, chitarre incendiarie, una voce malvagia e strozzata, stacchi seguiti da partenze brucianti. La loro non è certo una proposta innovativa, ma comunque in grado di mietere vittime. Non ci sono momenti di tregua, i riff sono sempre tesi e carichi di aggressività, mentre i blastbeat esplodono con ferocia inaudita e permettono a Mantus di farsi notare come uno dei batteristi più veloci in circolazione. La struttura dei brani, com'è logico attendersi, non è granché complicata, altrimenti la musica perderebbe di immediatezza e spontaneità.
Una volta inquadrato il genere, "The Aftermath" non riserva grosse sorprese. E' tuttavia particolare, e per questo mi preme sottolinearlo, il fatto che il gruppo si ispiri al black metal europeo, mascherando quelle che sono le sue radici sudamericane. Molto spesso, le fonti di ispirazione di questi cinque brasiliani vanno rintracciate nei Marduk e nei Mayhem di "e Mysteriis Dom. Sathanas".
In generale, le canzoni si distinguono le une dalle altre, pur senza cambiare stile. Questo aspetto depone a favore della band, in quanto l'album risulta abbastanza vario ed interessante anche se non ci sono stravolgimenti e rischiosi cambi di direzione. Tra gli episodi migliori vanno segnalate "No Beliefs", "When The Warfront Arise", caratterizzata da passaggi marziali e militareschi, "Granada", una rivisitazione di una canzone hardcore finlandese (da quello che ho capito, però non so di che gruppo si tratti), della quale è stato riscritto il testo in portoghese. Al contrario, la cadenzata e funerea "Suicide Fields" risulta un po' troppo monotona e ripetitiva per i miei gusti.
La regitrazione, affidata a Andy Classen (che ha lavorato con gruppi del calibro di Krisiun, Rotting Christ e Belphegor) è, a sorpresa, l'aspetto più deludente. A parere mio, "The Aftermath" è penalizzato da una produzione cupa e da suoni chiusi e intubati delle chitarre, che non grattano come dovrebbero. Ascoltando, ad esempio, gli stacchi di chitarra su "First Reign", la distorsione richiama il già citato capolavoro dei Mayhem, tuttavia il risultato d'insieme è meno oscuro. Non si tratta neppure di una produzione old-style, perché nel complesso non è tanto naturale, specialmente ascoltando la batteria. Un suono più ruvido e aperto avrebbe giovato alle dodici canzoni qui presenti, che non riescono ad esprimere tutta la loro carica e il loro potenziale distruttivo. Peccato, perché in certi momenti i Darkest Hate Warfront sembrano degli animali in gabbia, che scalciano e si dannano l'anima ma non riescono ad avventarsi sulle loro prede.
Ciò nonostante, dimostrano di avere talento ed essere animati dallo spirito giusto, per cui meritano di essere supportati. "The Aftermath", pur concedendo qualche aspetto da migliorare, è un buon album, consigliato agli amanti del black metal violento e veloce, e della musica estrema in generale.
(BRN - Gennaio 2009)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail Darkest Hate Warfront: dhw@darkesthatewarfront.com
Sito Darkest Hate Warfront: http://darkesthatewarfront.com/

Sito Ketzer Records: http://www.ketzer-records.de/