DARK ANGEL
Time Does Not Heal
Etichetta: Combat
Anno: 1991
Durata: 67 min
Genere: thrash
All'uscita di questo abum nel 1991 il movimento Thrash non si puo' dire che
fosse al suo massimo spendore.
Il fenomeno era gia' inflazionato con uscite fotocopia, non di livello come
quelle degli anni precedenti, e di gruppi cloni se ne contavano a bizzeffe.
Questa inflazione ha portato molti gruppi storici (Testament, Megadeth,
Antrax, Exodus, ecc.) a far uscire una serie di album flop.
Di contro i Dark Angel nella loro ultima fatica discografica producono
un grande e discusso album.
Discusso perche' non e' un album facile, di quelli che ti piacciono al
primo ascolto, che ti ammaliano con facili riff e poi stancano
dopo un ascolto continuato; ma e' un album complesso, arduo
specialmente nei confronti di quegli ascoltatori che lo affrontano
con poca convinzione e lo abbandonano subito, invece di continuare
negli ascolti finche' riesci a capire tutti i suoi lati piu' belli e oscuri.
I Dark Angel si riformano per mano del loro tecnicissimo batterista Gene
Hoglan e del chitarrista, unico membro originario della band,
Eric Mayer richiama dietro il microfono Ron Rinehart, perfetto
interprete delle liriche create da Hoglan incentrate su turbe psitiche,
stupri e violenze da lui subite in giovane età.
Alla seconda ascia Brett Eriksen ex Viking e al basso Mike Gonzales.
Per la produzione si affidano a Terry Date, persona di assoluta fiducia
e professionalità dietro al mixer.
Il filo conduttore di tutti gli album dei D.A. e' un ossessivo velocissimo
Thrash, non per niente venivano chiamati ai loro esordi "Slayer più
aggressivi" e nell'ultimo album questi fattori si amplificano grazie alla
dominanza in fase compositiva di Hoglan.
La parte musicale di questo album si contraddistinque per l'utilizzo,
forse esagerato, dei riff di chitarra (l'uscita promozionale ai tempi ne
dichiarava ben 246!) costruiti in modo contorto, complicato, in certi punti
un po' forzati, e che creano verso l'ascoltatore una barriera.
Nemmeno la voce di rabbiosa di Rinehart aiuta l'ascoltatore,
perche' viene usata in modo prolungato a volte spropositato.
Ma sono queste particolarita' che si legano in modo perfetto con
le liriche necro e il drumming veloce, violento e come al solito
preciso, che creano un album magistrale e fondamentale, tra i punti piu'
alti del metal anni '90.
Trovo inutile e pallosa una recensione traccia per traccia, ma in ogni
album bisogna segnalare le canzoni piu' rappresentative. In questo
e' difficile trovare una rosa di due tre canzoni rappresentative,
ma se dovessi consigliarne per l'ascolto consiglierei la title-track o
"Psychosexuality" con richiami epicheggianti o "A suble induction"
con il suo inizio spettrale per poi trasformarsi in una massacrante
cavalcata.
Album da avere per tutti gli amanti del Thrash e del Death mentre
puo' risultare indigesto agli ascoltatori di Hard Rock o NWOBHM.
(Conte Vlad - Marzo 2002)
Voto: 9
Credo che il modo migliore per descrivere quest'album sia usare la parola "monolite"... è di una compattezza e di una pesantezza spaventose!!! E' uno degli album thrash più difficili da digerire, non è di certo immediato, anzi... Potrei dire che è simile ad "...And Justice For All", ma in versione più tirata e più violenta. Ma nonostante la complessità resta uno dei migliori album thrash di sempre, e non a caso molte persone ritengono "Pain's Invention, Madness" la miglior canzone thrash della storia (io non sono tra questi). Personalmente preferisco "Leave Scars", ma pure questo resta un ottimo album, basta tenere conto quanto detto prima: è pesante e duro da digerire. Se vi piace il thrash e vi piacciono i lavori pesanti, questo è un acquisto obbligato, oltretutto ora si trova la ristampa a mid-price...
(teonzo - Marzo 2002)
Voto: 9
Ottimo album di thrash tecnicamente suonato molto
bene, alcuni brani forse troppo lunghi potrebbero stancare, un difetto che
non influisce sulla qualità dell'album.
(metalchurch - Aprile 2002)
Voto: 8
Uno dei dischi più quadrati e robusti della storia, caratterizzato inoltre
da architetture piuttosto complesse, tutti gli elementi insomma per renderlo
davvero ostico ai primi ascolti. Ma superare le difficoltà iniziali
risulterà molto importante per penetrare il tungsteno che riveste questo
lavoro, così massiccio e allo stesso tempo così tormentato e angoscioso (le
liriche di Hoglan sono un qualcosa di speciale). Pain's Invention: Madness
non sarà il più grande pezzo thrash della storia, ma senza dubbio è una
cavalcata sinceramente maestosa.
(Orion - Aprile 2002)
Voto: 8.5
L'album in questione per me è davvero eccellente! Il migliore dei Dark
Angel, in cui il gruppo dimostra di essere cresciuto e di sapere unire
all'aggressività assoluta, anche un buon gusto "melodico", che gli permette
di non esagerare sempre e comunque come capitava sugli album precedenti!
Sicuramente è un album difficile da assimilare. I pezzi sono lunghissimi,
con ore e ore di cantato, e con all'incirca 1500 riff diversi per ogni
canzone! Una volta superata questa iniziale difficoltà, vedrete che sarete
in grado di ascoltarlo e di ricordarvi pure alcuni pezzi di canzone!!! L'unica pecca, che secondo me ha sempre caratterizzato i Dark Angel, è il
cantante, nella figura di Ron Rineheart (in quest' album), la cui voce è
troppo monocorde, e vi assicuro che seguire un cantato che dura 3 ore sempre
piatto uguale, è davvero difficile! Fortunatamente ci si può passare
sopra! Grande album!
(EvilEnry - Maggio 2002)
Voto: 8.5