DALI'S DILEMMA
Manifesto For Futurism
Etichetta: Magna Carta
Anno: 1999
Durata: 51 min
Genere: prog metal
Un disco prog non troppo immediato, suonato in maniera fantastica e che riesce a essere a suo
modo originale pur ricordando a tratti i Fates Warning, a tratti i Queensryche. Questo è in sintesi "Manifesto for futurism" dei Dali's Dilemma, gruppo composto da cinque musicisti
tecnicamente eccezionali tra cui spiccano il chitarrista Patrick Reyes e il cantante Matthew
Bradley. Il disco è molto omogeneo, il livello dei brani infatti è alto dall'inizio alla fine
quindi non è facile sceglierne uno su tutti gli altri, la mia personale preferenza va a "Despite the waves" per la bellezza delle melodie e per l'arrangiamento molto curato, e a un altro brano
molto melodico e con bellissimi stacchi strumentali come "This time around", l'unico dell'album con un chorus orecchiabile e facilmente memorizzabile. Si può forse rimanere un po' spiazzati
dopo aver ascoltato per la prima volta la prima traccia, se non altro per il suono piuttosto
originale delle tastiere, ma è solo una prima impressione, perchè nonostante il titolo il disco non ha poi molto di moderno o alternativo (aggiungerei per fortuna) se non qualche piccola
sperimentazione qua e là specialmente per quanto riguarda il suono delle tastiere.
Ma di bello non ci sono soltanto la voce e le chitarre, anche il bassista Steve Reyes fa un
lavoro notevole, a tratti in sottofondo, a tratti più in evidenza, e molto belle sono anche le melodie create dalle tastiere di Matt Guillory, in risalto soprattutto nella bellissima (e un
po' troppo breve) "Whispers". Insomma un ottimo disco prog, forse più per gli appassionati del genere che per il grande pubblico più eterogeneo di altre bands in qualche modo simili come ad
esempio i Dream Theater, ben prodotto, suonato in modo perfetto da musicisti che tecnicamente sono tutti parecchio sopra la media e soprattutto originale e vario quanto basta per non
annoiare mai. Non avrà il feeling e l'intensità degli Shadow Gallery o di "Images and words" dei
Dream Theater, nè d'altra parte è immediato come ad esempio i Queensryche di "Empire", però resta, se non un capolavoro assoluto, un disco consigliatissimo per chi ama il prog.
(Frozen - Giugno 2002)
Voto: 8.5
Un gran gruppo prog metal molto praparato da un punto di vista tecnico, che però in definitiva ha dato meno di quanto fosse lecito aspettarsi, anche alla luce di questo buon esordio.
Prog metal a-la Dream Theater, anche se qua e là si possono percepire anche piccoli richiami a Symphony X , Queeensryche o Enchant e al rock progressivo degli anni '70 in generale.
Il CD contiene belle ("Within A Stare", "Miracles In Yesteryear" o "This Time Around"), brani curiosi ("Hills On Memory" suona quasi come un incrocio tra gli U2 e un gruppo hard rock/AOR americano!!), ma anche cadute di stile dove il richiamo al teatro del sogno è forte ("Ashen Days") o addirittura imbarazzante ("Despite The Ways"). Per il resto il CD è molto buono, suonato benissimo e piuttosto ispirato, nel complesso. Peccato che siano spariti quasi subito dalla circolazione. Sicuramente consigliato agli amanti del genere
(Linho - Febbraio 2007)
Voto: 8