CYBER CROSS
Ira
Etichetta: Gatti Promotion Heavy Division
Anno: 2008
Durata: 40 min
Genere: heavy metal / dark
I Cyber Cross nascono nel 2006, grazie alla all'unione di quattro
musicisti già molto attivi e conosciuti nella scena heavy nostrana, su
tutti Nick Savio, già nei White Skull, Vicious Mary ed ultimamente
negli Hollow Haze. Le diverse influenze di ogni elemento della band
hanno contribuito a creare un sound molto particolare che riesce ad
unire forti reminiscenze sabbathiane a grandi dosi di malinconia, il
tutto caratterizzato da una spiccata modernità dei suoni ed una
produzione all'altezza. Che i nostri abbiano puntato al meglio lo si
evince anche dal booklet e dal packaging di "Ira", un bellissimo
cartonato arricchito da numerose foto del gruppo avvolte dal nero e
dall'oscurità, tonalità molto care ai Cyber Cross.
Una chitarra durissima ed una sezione ritmica possente, precisa ed
incalzante aprono "Real Nasty", primo brano in scaletta, mentre le
vocals si dividono tra lunghe partiture in growling e brevi accenni
puliti; atmosfere dark, cupe e magniloquenti avvolgono i ritornelli ed
un grosso lavoro dal punto di vista melodico viene compiuto sui bridge,
dalla buonissima carica emotiva e dal lieve crescendo emozionale.
Ottimo, poi, il lavoro di Nick Savio alle chitarre, tecnicamente
ineccepibile, dal gusto raffinato e ricercato.
In "Animal Transistor", pezzo seguente, la velocità di base aumenta
leggermente e con essa le cadenze; le sonorità si fanno qui ancor più
moderne, riportando alla mente, per certi versi, talune suggestioni
alla Fear Factory, infarcite di forti dosi di buon metallone
sabbathiano ed oscuro. Buonissima e da sottolineare la prova vocale di
Alex, sicura, piena di vigore e potenza, capace di donare al tutto quel
quid in più, sempre indispensabile.
Un gran muro di chitarre introduce, quindi, "Cyber Cannibal", che
poi va ad evolversi lungo ritmiche più cadenzate e pesanti; questa
volta le linee pulite non sembrano convincere in pieno, o perlomeno,
non paiono del tutto nella parte, rimanendone un pò distanti ed avulse.
La seconda parte del brano si velocizza enormemente, acquisendo
ulteriore violenza e potenza, per poi frenarsi di nuovo e riproporre i
chorus. Piccola e leggera caduta di tono.
"El Medico Asesino" colpisce per la sua freschezza compositiva,
capace ancora una volta di miscelare sonorità moderne a soluzioni ed
atmosfere uscure e darkeggianti; brano potente ed arrembante, dalla
base ritmica saltellante e ricca di groove, ben coaudiuvata dalle
chitarre ora pesanti e corpose, ora più fluide, pulite ed in leggero
flanger. Bella l'idea di utilizzare cantati sia in spagnolo che in
inglese, direi quasi spiazzanti in taluni frangenti, ma, grazie anche
all'accattivante esecuzione del vocalist, assolutamente vincenti.
"Rain", non è altro che la cover di uno dei brani più famosi dei The
Cult; sicuramente più potente e maligna rispetto al capolavoro
originale, pur rispettandone, in fondo, l'innata melodicità. Non male.
Cambiano ancora i connotati; in "The One" la doppia cassa e la velocità
di base sono ai limiti del black; la potenza e la robustezza dei suoni
sono impressionanti, mentre i riff, così meccanici e gelidi, riportano
di nuovo alla mente i Fear Factory, nell'occasione ammantati di fredda
e maligna oscurità. Molti i cambi d'atmosfera e di ritmo lungo tutto il
brano, ben diviso tra partiture veloci ed altre più cadenzate e
pesanti, ben punteggiate dal basso di Simon, puntuale e tenebroso.
In "Tragedy" la chitarra ed il basso sembrano quasi fondersi l'un
con l'altro, per una risultante sonora corposa e pompata. Pezzo,
questo, saltellante e ritmato, che acquisisce connotati dark per il
solo growling vocale, mentre per il resto ci troviamo di fronte ad una
struttura lineare, semplice e dalla forte orecchiabilità di fondo. Le
ritmiche tornano a rallentarsi lungo le note ed i passaggi di "Neurotic
Love", dove ancora una volta le forti influenze del Sabba Nero tornano
ad imperare; lo spirito modernista, le capacità tecniche ed esecutive
dei nostri ed il buon gusto musicale fanno sì che la freschezza delle
pariture e delle atmosfere generali non cali mai di tono, andando a
creare un connubio vincente tra l'heavy più "tradizionale" ed un certo
black/death più ragionato e darkeggiante.
Siamo arrivati quindi al penultimo pezzo, "Zombie Tv"; non sò, ad
ogni ascolto ulteriore sono sempre più i particolari ed i passaggi
sonori e strutturali che avvicinano il brano al perfetto mix tra
l'heavy più doom ed oscuro che noi conosciamo e l'utilizzo di certe
sonorità, di certi suoni di chitarra e non solo, tipici degli White
Zombie; moderni, taglienti, gelidi e maleficamente oscuri. Bravissimi.
Ci pensa "Biocript" a mettere fine al tutto; vero e proprio compendio e
summa di tutto quello detto sinora; una struttura solida, costituita da
una base ritmica possente, precisa ed affiatata; un uso proficuo delle
chitarre, durissime, sferzanti e corpose, sempre ed assolutamente
riconoscibili ed infine, l'utilizzo di stili e linee vocali che, pur
non facendo gridare al miracolo, danno veramente quel qualcosa in più
al tutto. Ogni cosa, ogni piccolo dettaglio, ogni minimo particolare
sembrano essere al proprio posto in questo primo full-length per i
nostrani Cyber Cross, capaci di riproporre sonorità insite in ogni
metallaro che si ripetti con una verve ed uno spirito modernista non
proprio usuali; certamente da qui a gridare al miracolo ce ne corre ma
è ugualmente vero e da sottolineare, come i nostri siano assolutamente
al pari di tante e poi tante band straniere che oggi vanno per la
maggiore; i Cyber non sono americani, svedesi o quant'altro, ma ciò non
vuol dire che non siano degni di giusta e dovuta attenzione da parte
nostra e dell'intero mercato nostrano. E' d'obbligo dar loro
un'occasione.
(Pasa - Marzo 2009)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Cyber Cross: http://www.myspace.com/cybercrossmusic
Sito Gatti Promotion: http://www.gattipromotion.it/