CRYSTAL EYES
Dead City Dreaming

Etichetta: Heavy Fidelity
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: heavy classic metal


Yeah! Come On! Pugno al cielo, testa che oscilla e musica a tutto volume: questo incarnano i Crystal Eyes con la loro ultima fatica. L'anno scorso conobbi questa band svedese con il precedente lavoro, che non brillava per originalità ma sapeva colpire diretto allo stomaco. Nel 2006 ci riprovano ed il colpo si alza e arriva diretto in faccia, mettendoci KO già dal primo ascolto. Sia chiaro, non stiamo parlando di un capolavoro, visto che la band si esprime con musiche già trite e ritrite, ma il lavoro è veramente brillante. Se vi piacciono Accept, Judas Priest e Black Sabbath (era Dio), il CD è una buona alternativa a tutto il pattume che gira ultimamente (avete sentito l'ultimo degli Hammerfall? Ecco questo CD è sopra dieci spanne).
Dieci composizioni abbastanza dirette che alternano up-tempo dinamici a cavalcate metalliche un po' Iron Maiden un po' Saxon. Si attacca con una ottima e oscura "Dead City Dreaming", che svolge ottimamente il compito di opener: diretta, essenziale, buon coro e refrain superlativo. Apriamo una piccola parentesi, la band è grandiosa nel creare in tutti i pezzi fraseggi e passaggi non essenziali per lo sviluppo della canzone, ma indispensabili per l'headbanging, quindi se vi piacciono le canzoni infarcite di stacchi, stacchetti e riff assassini tra un bridge e una strofa o un ritornello, allora questo è il vostro CD.
Più banali le successive "Into The Light" e "The Narrow Man", entrambe attaccate ad una melodia che si fa doppiare dal cantato, con un non so' che di happy metal. Insomma due pezzi discreti che non riescono a scalfire l'opener per intensità o cattiveria, comunque sempre meglio di tanto altro altro che gira negli stereo in questo periodo.
"Wall Of Star", dal sapore celtico con una voce molte vicino ai Blind Guardian, si apre lenta e riflessiva, per poi sfociare in un riff così duro e puro che non potrete fermare la testa tanto facilmente. Interessanti i sali e scendi del pezzo; prima riflessivi sulla strofa, sorretta da un basso pulsante e dalla batteria, e poi cadenzati con tanti ottimi riff sul bridge e il successivo ritornello: ascoltare per credere, grandioso. La band quì ha fatto grandi cose, se poi ci aggiungete quei riffettini di cui sopra... Ottimo pezzo, su tutti i fronti.
Le atmosfere della precedente non fanno che dare ancora più risalto alla successiva "Battefield"; veloce e grintosa dal primo colpo di batteria, tenuta in piedi da una voce grandiosa e incazzata quanto basta per trascinarci sui campi di battaglia di cui si parla nel titolo. Forse un pezzo un po' meno interessante visto che gli Accept hanno già scritto anni fa note del genere. Comunque per chi non avesse mai sentito la ex band di Udo, i Crystal Eyes in questo caso fanno un ottima impressione trasudando acciaio da ogni poro.
Che bello un CD dove fortunatamente ci sono pochi cali, infatti da un ottimo pezzo si passa ad uno interessante, ad uno bello, come ad esempio "The Quest Remains" che lascia il segno per il refrain portante di chitarra e le ritmiche sincopate della strofa; un carro armato che avanza verso di voi pronto ad investirvi, per capirci. Ritornello un po' troppo anni ottanta, ma è una gioia cantarlo, cosi come ricanticchiare le melodie con le quali i Crystal Eyes infarciscono i loro pezzi.
"Dawn Dancer" è la seconda song che inizia arpeggiata e acustica, solo per ingannarci, infatti in nove secondi si passa ad una cavalcata, un po' banale, magari, ma negli standard della band. Il pezzo più power del disco e forse il meno interessante, il primo mezzo passo falso, ma ce ne fossero di gruppi che si permettono di sbagliare solo in questo modo.
"Road Of Loneliness" fa subito dimenticare il piccolo calo precedente; oscura e maligna con un feeling metallico/marziale che più di così non si può, peccato che si apra troppo nel ritornello, correndo troppo veloce rispetto le ritmiche Black Sabbath della strofa. Un pezzo malgrado tutto che non lascia prigionieri.
"Temple Of Immortal Shame", devo essere onesto, non mi ha impressionato più di tanto, visto che ricalca le orme già abbondantemente lasciate nei pezzi precedenti. Vedetela così: se avessi iniziato a sentire il CD dalla fine sarebbe stata sicuramente più apprezzabile. Invece da nono pezzo non fa che confermare, in parte, la staticità della band su alcune sonorità.
A concludere "The Halls Of Valhalla". Sarebbe quasi inutile cercare di spiegarvi l'inizio lento e arpeggiato, la successiva apertura a cori da stadio con riff cadenzati e melodie che giocano alla guerra. In fondo il titolo non puo' essere più esplicito di così. Se poi ci aggiungessi che l'interpretazione vocale è molto vicino ai Blind Guardian, e le atmosfere passano da distorte/veloci a lente ed arpeggiate, per poi tornare epiche e corali nel ritornello... bè, se vi devo dire tutto questo perchè il titolo non è stato abbastanza esplicito, inizio a pensare che non siate troppo avvezzi al genere e quindi non immaginiate quanto sia dispiaciuto per questo scivolone che la band fa sul finale, diventando la sbiadita copia di una canzone a caso di uno dei primi lavori dei Blind Guardian.
Concludo dicendo a chi conosca già i Crystal Eyes di "Confessions Of The Maker" (il lavoro precedente... per capirci) che questo "Dead City Dreaming" sia superiore, su tutti i punti di vista; per chi viva a pane e metal, credo che questo CD sarà ben gradito. Aggiungo ancora, chi sia rimasto deluso dall'ultimo degli Hammerfall, provi questo come palliativo.
Una postilla finale, che rivolgo alla band: l'impegno di creare qualcosa di un attimino più personale è obbligatorio nella prossima fatica. Questo è un lavoro che sicuramente piacerà, ma purtroppo solo a coloro che ancora oggi non sono sazi di ascoltare "The Trooper" ad un concerto degli Iron Maiden.
(Hellcat - Gennaio 2007)

Voto: 7.5


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