CRYING STEEL
The Steel Is Back
Etichetta: My Graveyard Productions
Anno: 2006
Durata: 40 min
Genere: classic heavy metal
Rieccoli in pista, dopo quasi un decennio di assenza, discograficamente
parlando, tornano i Crying Steel, band heavy classic di Bologna per
riportare il verbo metallico sopito e schiacciato dal power metal,
trend oramai nazionale.
La My Graveyard Production, dopo aver rilanciato gli Skanners,
altra gloria italiana, ora punta tutto su questi zii dell'heavy. iIl
tempo passa per tutti e così anche per loro, ma la voglia di suonare e
di far bene evidentemente fatica ad invecchiare: il CD ne è una chiara
testimonianza. Quaranta minuti di puro heavy metal tra Judas Priest e
Saxon, e con tanta personalità, made in Crying Steel. Partiamo dal
punto cruciale per molte band: la produzione. Qui fortunatamente tutto
è chiaro e pulito (i Fear Studio, sono una garanzia nel campo heavy
metal), le chitarre affilate come rasoi fanno il loro sporco lavoro,
intervenendo con soli e stacchi fulminei, tanto cari ai signori KK e
Tipton (ecco se non sapete chi sono i precedenti chitarristi, il gruppo
in questione non fa per voi...); la batteria è presente e ben
bilanciata, soprattutto per quanto riguarda la doppia casa che riempie
e dà una carica paurosa. Peccato che il basso sia un po' troppo in
secondo piano, ma in fondo l'avete mai sentito chiaramente il basso del
signor Hill? (Come chi è? Non vi avevo detto di smettere di leggere?!).
Nota particolare va alla voce di Luca Bonzogni, che spazia
tranquillamente tra tonalità più calde ed acuti in pieno British Style.
Ma ora veniamo al CD: un album abbastanza breve e non troppo vario, ma
in fondo chi vuole dieci canzoni tutte diverse tra loro? Qui si segue
la strada dell'heavy classic e quindi è di rigore il pilota automatico,
ed essere preparati a gustarsi riff assassini, acuti e screaming, e
cassa a rullo compressore. La partenza è affidata ad una killer song
(tra le mie preferite): "Kill Them All". Sono chiare le intenzioni
della band, sul fatto di "ucciderli tutti". Forse quel "tutti" sta per
tutti quei gruppi che non hanno ancora capito che per fare un ottima
canzone non servono un milione di note, ma serve un arrangiamento
curato e dei riff semplici, ma vincenti. Le coordinate sono queste,
quindi non mettetevi a cercare i controtempi o gli stacchi e contro
stacchi puramente prog: aspettatevi solo metallo fuso pronto a colarvi
addosso. Il CD si apre con un riff che introduce il pezzo che cresce
sull'umore del cantante e sulle chitarre che riempiono alla grande
anche solo muovendosi su tre accordi, fino ad esplodere nel ritornello
che, giuro, canterete dalla seconda volta: grandioso, la testa ondeggia
e le mani in cielo già dalla prima song!
"Over My Sins" ci porta nel pieno dell'headbanging, introdotto da un
urlo priestiano, in breve siamo catapultati da un mosh che rischierà di
incrinarvi un paio di vertebre, causa l'ondeggio esagerato della testa.
"Siori e siore" si preannunciano grandi poghi dal vivo, statene certi!
"Raptor" chiude la tripletta delle killer song. L'attitudine del pezzo,
malgrado una doppia cassa di tappeto, e molto più rock delle
precedenti; la voce passa da tonalità basse nella strofa per poi salire
nel ritornello. Ottimo il ritornello, essenziale, con dei cori alquanto
scontati ma efficacissimi; il bell'assolo elaborato quanto basta, per
farci capire che non sono ragazzini che armeggiano le chitarre, chiude
in bellezza una canzone semplice, che farà molti prigionieri. Ascoltare
per credere.
"Hold Her" forse è il primo mezzo passo falso; la meno ispirata e più
Judas Priest dell'intero lavoro; essenziale nel riff sempre molto
curato e forse un po' troppo vicina, nel cantato del ritornello, alla
precedente dove appunto si ripete, anche qui, solo il titolo della
canzone. Gli inserti di chitarra e gli abbellimenti vari che fanno
quadrare la voce, sono la cosa che mi hanno più ricordato lo stile dei
Judas. Preso singolarmente il pezzo è più che buono, forse se fosse
stato collocato un paio di canzoni più in là avrebbe creato meno la
sensazione di deja vù (comunque esiste quella funzione "random" su
tutti i lettori, per bypassare il "problema").
"Next Time Don't Lie" parte come un treno e dalla sua ha l'unico
vantaggio di essere compatta come un pugno in faccia dato da Tyson. Per
il resto purtroppo non riesce ad arrivare al pari della tripletta delle
meraviglie iniziale; insomma una song di normale amministrazione
metallica che serve a smuovere il culo ma non resterà, secondo me, nel
cuore dei kids.
Con "Let It Down" si ritorna in carreggiata alla grande; la canzone
vive grazie ad un ottimo riff e alla voce che poggia sulla ritmica di
batteria con innesti di chitarra, fino ad arrivare al ritornello
azzeccatissimo e coinvolgente. Nuovamente le chitarre di Simonini e
Nipoti sugli scudi, intrecciandosi e rincorrendosi tra assoli e
abbellimenti. Ben fatto.
"Three Times", lo ammetto, è la mia preferita, le batte tutte di
almeno una spanna. Forse perchè l'up-tempo in questo caso non poggia al
cento per cento sulla doppia cassa e quindi il groove, maggiormente
spezzato, si accasa sui riff di chitarra, veramente coinvolgenti. La
voce resta su tonalità più basse, fino al classico ritornello con
ottimi effeti di delay sulla voce. Insomma per quanto mi riguarda qui
siamo di fronte al meglio dell'album.
Anche la successiva "Night Owl" rischia di essere un altro grande
pezzo, starà a voi stabilire quale tra questa e la precedente è la più
vincente. Sicuramente questa è un attimo più tirata, ma vedrete che tra
le solite chitarre sovrane e le linee vocali spesso e volentieri facili
da recepire e cantare dal secondo passaggio farete fatica a non
smettere di risentirle.
"Hands High", secondo me, è il secondo colpo a vuoto dell'album, un po'
troppo compatta e tirata. Il riff spezzato iniziale forse lo avrei
mantenuto tale, sperimentando una canzone, magari basata sul mid-tempo
con un crescendo fino al ritornello, piuttosto che partire (ancora) in
quarta dalla prima nota... Comunque de gustibus.
"Agony" chiude questo gradito ritorno, chiamato Crying Steel.
Canzone un po' diversa ripetto le precedenti, per quanto riguarda il
modo di intrecciarsi delle chitarre e del modo di cantare, che tra
l'altro ho apprezzato in tutto il disco. Un'altro piccolo gioiellino da
scoprire con una buona dose di ascolti. Insomma il mio consiglio è: se
foste amanti dell'heavy metal puro, non farvi scappare questo bel
dischetto. Immaginate se i Judas Priest non avessero mai dato alle
stampe "Turbo" e compagnia bella e avessero continuato sulla strada
intrapresa con "Screaming For Vengeance"... ecco sarebbe saltato fuori
qualcosa, secondo me, vicino a questo lavoro (ovviamente con le dovute
distanze, visto che i Crying Steel, sia chiaro, non suonano come i
Judas Priest: fanno solo parte di quel filone musicale che vede i Judas
Priest come primi fondatori).
Duro, puro e made of steel... o forse made in Crying Steel?!! Non
lasciatevi sfuggire la possibilità di vedere la band dal vivo al Play
It Loud Festival a Orzinuovi (Brescia) il 17 Febbraio: se foste amanti
del genere, qui troverete pane per i vostri denti.
(Hellcat - Febbraio 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Crying Steel: simonini@hotmail.com
Sito Crying Steel: http://www.cryingsteel.cjb.net/
Sito My Graveyard Productions: http://www.mygraveyardproductions.com/