CREST OF DARKNESS
The Ogress

Etichetta: Listenable
Anno: 1999
Durata: 51 min
Genere: black/death opera


...E qui le cose si complicano! Dopo aver da poco ascoltato i primi due lavori dei Crest Of Darkness (il mini "Quench My Thirst" e l'album "Sinister Scenario"), mi ero convinto di avere a che fare con una band acerbetta che, con fare incerto, si adoperava per creare un ibrido tra black e death metal con ambizioni 'progressìve'. Partendo da questi presupposti l'ascolto di "The Ogress" può risultare uno strazio: nooo, ancora nove pomposissimi pezzi dall'ennesimo padreterno del black from Norway!... Le impressioni cambiano se si inizia a considerare questo "The Ogress" come un lavoro che ha più a che fare col teatro e l'opera che col rock'n'roll. Ascoltandolo e ri-ascoltandolo si può avere l'impressione di ascoltare la colonna sonora di un musical black metal, come una versione estrema de "Il Fantasma dell'Opera", o qualcosa di simile. E ri-ri-ascoltando questo disco, mi convinco che questa sia la chiave di lettura giusta per questo album alquanto complesso.
Ricevo poi una conferma a queste mie impressioni quando scopro che "The Ogress" è stato concepito come un concept-album dedicato alle 'opere' di Belle Gunnes, giovane norvegese che, emigrata negli U.S.A. nella fine dell'800, ha nel tempo fatto a pezzi una cinquantina di ometti che le si erano avvicinati... In realtà poi i brani che trattano effettivamente di questa faccenda sono ben pochi, e spesso vengono utilizzati come pretesto per parlare delle 'solite cose': satanismo anti-cristiano, vampirismo, blasfemie varie... Tutto ben riassunto nel brano "Eucharist", opener dell'album. Già dalle prime note ci si rende conto che il sound dei Crest Of Darkness si è spostato un po' più sul versante black, potendosi ora definire una black metal band aperta ad influenze da altri tipi di metal estremo. Il primo brano, più veloce ed aggressivo, risuona un po' di Emperor in fase super-sofisticata, ma anche un pochino di Enslaved in posa epica. Il prossimo brano degno di nota (tralasciando quindi una poco incisiva "Two Thousand Years") è la title-track "The Ogress", un bel brano in stile operistico (il termine è relativo, of course!!), con l'orchessa (la Belle Gunnes a.k.a Indiana Rose, di cui parlavo più su) egregiamente interpretata dalla sirena Kristin Fjellseth, che ha già lavorato col super-boss Ingar Amlien ai tempi dei Conception, e che poi riapparirà nel brano "The Inheritance" e per una 'particina' anche in "Gift Of Grace". Questo tra l'altro è il primo album in cui i Crest Of Darkness sembrerebbero essere qualcosa di più di una one-man-band, anche se Ingar è sempre e comunque il super-boss, ci mancherebbe altro!
Il brano seguente, "Reference", vede alle vocals un altro ex Conception, tale Roy Khan, che mi dicono dalla regia essere anche nei Kamelot, che se non sbaglio è uno di quei gruppi che è meglio che io non recensisca mai... Comunque il brano presenta un'interessante parte centrale, tesa ed atmosferica, con tanto di voce filtrata da vocoder ed altri effettazzi da grand-guignol!
Purtroppo non vedo altri brani davvero degni di nota, anzi, talvolta si cade in banalità nel tentativo di rimanere sui livelli più alti dei brani migliori.
In sostanza i Crest Of Darkness hanno fatto sì dei passi da gigante, ma hanno dato vita ad una creatura che forse ancora non sono in grado di controllare. L'aspetto è di tutto rispetto (scusate la rima da rap militante), ma ho l'impressione che manchi qualche cosa, che ci sia qualche buco che viene costantemente tappato da ridondanti tastierone 'atmosferiche'. Insomma, c'è stato sì un miglioramento (che però ha fatto sì che venisse sacrificata la ferocia 80's, mannaggia!...), ma si può fare di meglio. Vediamo che risultati otterranno col prossimo album!
(MoonFish - Marzo 2004)

Voto: 8


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