CREST OF DARKNESS
Evil Knows Evil

Etichetta: My Kingdom Music
Anno: 2004
Durata: 45 min
Genere: black/thrash metal


Sono passati 4 anni (per me 24 ore, ma questo è un altro discorso), e pare che finalmente Ingar abbia messo la testa a posto. Per modo di dire, of course...
I Crest Of Darkness finalmente possono considerarsi una band vera e propria. Tentativi di distaccarsi dall'immagine di one-man band c'erano già stati col precedente album "Project Regeneration", anche se i risultati non erano stati un granché convincenti. Stavolta la line-up invece risulta essere composta da: Ingar Amlien a basso e voce, Akke-47 alla chitarra e Kjetil Hektoen alla batteria.
Oh!! Cosa vedo!! Niente tastiere?? Scusate il mio sorrisone, ma ecco qua un altro segno di rinsavimento di Amlien!!!
Sembra che la furia cieca ma inconcludente dell'album precedente possa considerarsi finalmente incanalata in una direzione meno confusa: black metal moderno, ma col senso della storia. I Crest Of Darkness si autodefiniscono 'extreme metal', ed in un certo senso hanno pienamente ragione. Già in passato hanno affrontato il death, oggi si possono definire black, anche se sono frequenti i momenti squisitamente thrash, e non mancano sorprendenti riferimenti al grind-core o ad altre forme di, appunto, metal estremo.
L'album si presenta con una grafica horror-gore che, insieme ai testi (ovviamente incentrati principalmente sui soliti sermoni satanisti), pare che abbiano causato qualche complicazione con la censura e, dalla posa di Ingar in copertina, qualcosa mi dice che il nostro eroe abbia visto "The Ring" e l'abbia gradito. Fortunatamente questi particolari riportano il tipo ad una dimensione da fumetto, altrimenti tutta questa ossessione 'satanica' potrebbe, dopo quattro album ed un mini, risultare quantomeno preoccupante!... Ma parliamo della musica!
L'album inizia come potrebbe iniziare un album dei Voivod se invece che di fantascienza fossero appassionati di film dell'orrore (sì, l'ho sparata grossa, ma non troppo), e prosegue con la sfuriata black di "Chapter One", brano che non nasconde neanche certe tentazioni prog, in fondo mai estintesi del tutto nel songwriting di Amlien. Il seguente brano, "Inexplicable Bloodthirstiness", mixato in un'altra maniera e con la voce in growling invece che in screaming, sarebbe potuto tranquillamente essere un brano dei Napalm Death, provare per credere: il brano è scaricabile dal loro sito ufficiale. Tra i brani seguenti va segnalato "Black Hole Mystery", con un incipit decisamente memore dei Satyricon di "Nemesis Divina".
Una cosa, come ho già detto, che mi rende questo disco più facile da digerire dei precedenti, è che sono stati abbandonati i tastieroni pacchianotti, in favore di un'elettronica più futurista, limitata ad interventi parsimoniosi ed intelligenti. Un esempio in questo disco è il brano "The Lust", un inquietante momento horror-industrial, con dei fantasmi jungle che, nonostante non ci sia lo straccio di una chitarra, ritengo il picco artistico dell'album! Il brano di chiusura, "Warhead 666" è un altro bel momento a velocità stratosferiche, il titolo dice tutto, è inutile che commenti ulteriormente.
Insomma, un bel disco, senza la confusione mentale che albergava in "Project Regeneration". Certo, i Crest Of Darkness hanno sempre il solito difetto: non riescono a creare un riff memorabile, ma almeno negli anni hanno imparato a pescare in più di 20 anni di storia del metal estremo con maggiore intelligenza!!
(MoonFish - Marzo 2004)

Voto: 8


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