CRAFT
Fuck The Universe
Etichetta: Carnal Records
Anno: 2005
Durata: 51 min
Genere: black metal
I Craft nascono in Svezia nel 1994; la band è composta da Fog alla
voce, John alle chitarra ed al basso, Joakim alla seconda chitarra e
Daniel alla batteria. Nel 1999 registrano il loro primo demo-tape
"Total Eclipse", quindi passati sotto la oramai defunta Selbstmord
Services danno alla luce ben due CD "Total Soul Rape" nel 2000 e
"Terror Propaganda" nel 2002, che in seguito verrà ristampato dalla
loro nuova label, la Carnal Records. Verso la metà del 2005 danno
quindi alle stampe questo nuovo lavoro, "Fuck The Universe", il cui
packaging è davvero scarno ed essenziale: in copertina vi è un enorme
stella rossa su sfondo nero, mentre nel booklet vi sono solo i testi e
poco altro. Già questo denota a mio parere lo spirito lugubre, gelido e
malsano che in tutto l'intero lavoro non mancherà di fuoriuscire. Il
primo pezzo dell'album è "Earth A Raging Blaze", caratterizzato da giri
di chitarra depressi e allucinati che tanto ricordano, a mio parere, i
primi lavori dei DarkThrone; molto intensa la strofa, rallentata e
opprimente, dove la voce ruvida, lancinante e malata va a creare un
atmosfera gelida, oscura, quasi apocalittica, accompagnata nel finale
da un riff di chitarra ripetuto all'infinito, che pian piano si fa
strada nell'ascoltatore e lentamente ne ottenebra la mente.
Un inizio doom, lento e pesante contraddistingue "Thorns In The Planets
Side" dove, dopo la lunga introduzione, si ha un aumento di velocità e
ritmo. L'entrata della voce è contemporanea all'uso di un riff ipnotico
e davvero interessante. Quindi il pezzo si rifà cadenzato ed il
notevole assolo porta ad una seconda parte che gioca molto sulle
continue entrate ed uscite della voce rendendo il tutto ancor più
claustrofobico e annichilente. Davvero bello. Il finale si fa di nuovo
lento e doom.
La title-track ha una partenza velocissima: dopo una strofa
melodica, se così si può dire, ed un breve stacco, è di nuovo la furia
a prendere il sopravvento. Gli screaming sono gelidi e taglienti, la
ritmica in questo caso è più lasciata andare come a voler ricercare una
melodia più immediata, su cui poi costruire tutta la seconda parte del
pezzo. Il freddo ed il gelo si fanno avanti inesorabili, sembrano
impadronirsi del tutto, le chitarre eseguono una malsana litania di
morte che poi va a sfociare in bridge malefico; pregevole la ritmica di
basso in lontananza, giusta cadenza per quest'orrore.
Di nuovo chitarre rallentate e spezzate vanno ad aprire il brano
seguente, "Assassin 333". La strofa in questo caso si fa davvero
interessante, grazie alle dissonanze create dalla ritmica e dalle
chitarre; dopo un breve stacco cadenzato ecco un leggero ronzio in
lontananza che introduce un cambio di velocità: questo è black metal
nudo e crudo, primordiale. La mortale litania ha di nuovo inizio, con
le sue lente cadenze e le sue urla laceranti. Anche in questo caso il
finale si fa più pesante e sabbathiano.
"Demonspeed" è il pezzo che segue. Un lento avanzare inziale va ad
introdurre una strofa sostenuta, dalla chitarra slabbrata e lacerante.
Il giro melodico dietro il ritornello è veramente da paura; non sembra
esserci alcuna via di scampo, l'impatto è potente ed incisivo e
l'atmosfera si fa di nuovo lugubre e raggelante. I riff utilizzati sono
decisamente pochi ma usati sapientemente; le ritmiche che si susseguono
creano, infatti, sprazzi di pura follia.
"Terni Exustae Queen Reaper" è un brevissimo brano; velocissimo,
imperniato sulla voce sgraziata e volutamente impersonale di Fog,
durante le strofe cadenzate ed ipnotiche.
Di nuovo black metal allo stato puro, con giri di chitarra
continui e taglienti, caratterizzano "Xenophobia"; la ritmica è
nuovamente serrata, il suono delle chitarre è tipicamente a "sega
elettrica"; la doppia cassa è martellante ed incisiva e l'atmosfera che
si va a creare è angosciante e furiosa, dove l'assolo in esecuzione
sembra quasi lacerarti le carni, come una fredda lama che lentamente si
fa strada in te. Malefici.
La velocità non sembra trovar tregua nemmeno in "The Suffering Of
Others": furia, pura e semplice, diretta ed incontrollata, un vero e
proprio pugno nello stomaco. Le chitarre imbastiscono melodie
sconcertanti e dopo un breve cantato, il finale viene lasciato in balia
di urla inumane e di riff lenti e tetri.
Un lungo feedback ci introduce in "Destroy All", una song strumentale;
le chitarre si fanno qui più corpose, molto death metal. La solista
disegna riff malati ed assassini. Dietro ad un nuovo aumento della
velocità, si cerca di costruire melodie più accessibili e dalla facile
presa e l'assolo, seppur coperto da un muro di suono, è veramente
incisivo e veloce.
Il penultimo brano del CD in questione è "According To Him": tra i
solchi del pezzo, tornano alla mente i primi Katatonia (quelli di
"Brave Murder Day" ); una certa ricerca melodica, se pur malsana, è
infatti evidente, mentre il cantato è supportato da riff ipnotici e
ripetuti. Dopo un break centrale rallentato e dalle sezioni incisive si
riparte a mille, sino al lungo finale strumentale, caratterizzato da
una grande melodia deprimente. A mio parere, forse il più bel brano
dell'intero lavoro dopo la title-track.
L'ultimo pezzo di "Fuck The Universe" è "Principium Anguis", dove
numerosi cambi di ritmo e velocità lasciano posto a chitarre più
corpose e controllate. Il cantato è slabbrato e rozzo. Una seconda
parte più viva e movimentata, sorretta da un basso incisivo e
prepotente, porta ad un finale furioso e senza nessun compromesso.
I Craft riescono decisamente nel loro malsano intento, quello cioè
di creare un senso di terrore e disorientamento nell'ascoltatore, con
l'uso di un suono gelido e tagliente e dalla produzione decisamente
old-style. La voce talvolta non è del tutto convincente, risultando un
po' troppo monocorde. In definitiva comunque questo è un buon lavoro di
black metal primordiale, dagli inserti doom e dalle atmosfere
apocalittiche e malate. Old-Fashioned.
(Pasa - Gennaio 2006)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Craft: http://www.oblivioncreations.com/craft/
Sito Carnal Records: http://www.carnalrecords.se/