CORONER
R.I.P.
Etichetta: Noise
Anno: 1987
Durata: 45 min
Genere: thrash
"R.I.P." e' il disco di esordio degli elvetici Coroner, trio al debutto sulla lunga distanza dopo il demo "Death Cult" che ha visto la partecipazione di T.G. Warrior in veste di cantante e produttore.
Le coordinate su cui si muove questa release sono quelle di uno speed/thrash simile ai primi Kreator, dalla sezione ritmica vorticosa su cui Tommy T. Baron si destreggia in riff veloci e taglienti, mentre la componente death, di chiara derivazione Celtic Frost, e' data dalle tematiche sepolcrali (la foto in copertina e' emblematica) devote al triste mietitore.
"R.I.P." si presenta con la sezione ritmica dominante, caratterizzata da alti volumi per batteria (mal bilanciata tra cassa e rullante a dir la verita') e per il pulsare del basso, penalizzando il lavoro della chitarra, che si trova spesso soffocata dai toni bassi anche per un suono fin troppo zanzaroso e per il rifferama veloce, teso ad accompagnare in velocita' i tempi dettati da Marky dietro le pelli.
La caratteristica fondamentale dei Coroner e' quella di avere un songwriting perfettamente quadrato, geometricamente definito e rigoroso; dovessimo rappresentare visivamente lo stile servirebbe una proiezione di una ruota in continuo movimento circolare, alternando moto cadenzato (nella parti ritmiche) e vorticoso (in corrispondenza degli assoli). Oltre alla struttura "a giri" dei riff dobbiamo fare riferimento alla metrica lirica, cadenzata e tecnicamente quasi poetica nel proporre sempre un numero pari di righe (spesso e volentieri 4) per strofe, bridge e refrain, collegando senza soluzione di continuita' i tempi e i ritmi di ogni singolo pezzo.
In "R.I.P." la matrice sonora dei Coroner non e' ancora fluida e scorrevole, ostacolata sia dalla produzione e dal missaggio, che penalizzano il lavoro ritmico della chitarra, sia dalle inflessioni virtuosamente tecniche di Marquis Marky, che prevedono fastidiose ed inutili rullate o variazioni sul tema ad ogni conclusione di giro. La ripetitivita' di tempi inoltre non facilita l'ascolto, tanto piu' considerando che dopo decine di questi mi rimane in testa davvero poco (ritornello della title-track, la strumentale "Nosferatu", "Totentanz"), per via di uno stile che non lascia spazio a linee melodiche e a tempi piu' cadenzati e trascinanti.
Gli aspetti che invece consentono a "R.I.P." di rientrare nella categoria dei dischi interessanti sono, oltre alla matrice sonora di cui parlavo sopra, gli assoli melodici, veloci e taglienti di T. Baron (gran lavoro nella gia' citata strumentale) e l'atmosfera decadente, romantica nelle tre intro (quella iniziale, di nuovo "Nosferatu" e "Totentanz") che arricchiscono i brani. Alla fine gli episodi migliori sono proprio quelli successivi alle suddette, cui aggiungiamo la title-track, e il parziale abbandono dello speed in favore di matrice tecnica in "Fried Alive", brani che elevano il disco ben al di sopra della sufficienza cui si collocano il resto dei brani.
E' solo il preludio, l'assaggio di quello che il terzetto sapra' proporre in seguito, in rapida ma costante evoluzione del proprio stile verso lidi piu' raffinati.
(Melix - Gennaio 2004)
Voto: 6.5
Concordo col Melix col fatto che gli altri album dei Coroner siano meglio di "R.I.P.", però pure questo mi piace un bel po'! Ci sono dei punti un po' monotoni, ma anche molte canzoni fighe e con delle ottime influenze barocche. In complesso lo giudico molto buono, un bell'antipasto in attesa delle figate successive.
(teonzo - Gennaio 2004)
Voto: 8
Pure a me il primo dei Coroner piace un sacco! Sarà pur vero che è un po' caotico e impreciso, e che in seguito questi pazzi svizzeri faranno di meglio, però pezzi tipo "Suicide Command", "Where Angels Die", la bellissima "Nosferatu" o la title-track mi fanno sempre godere! Eppoi lo preferisco al secondo disco, "Punishment For Decadence", che dopo anni di ascolti ancora non mi dice granché...
(Randolph Carter - Gennaio 2004)
Voto: 8