CORONER
Punishment For Decadence
Etichetta: Noise
Anno: 1988
Durata: 39 min
Genere: Thrash
A distanza di un anno dall'esordio i Coroner dimostrano di aver gia' le idee molto chiare e incanalate sui precisi binari seguiti per altri due dischi. In primo luogo viene eliminato il difetto di produzione che limitava "R.I.P."; attraverso un miglior bilanciamento di suoni la chitarra risalta decisamente meglio, consentendo a Tommy T. Baron di dare sfogo a tutta la sua creativita'. Il differente approccio del gruppo, essenziale e 'secco', fa il resto e a trarne giovamento e' la resa dei brani, piu' fluidi e decisamente piu' interessanti all'ascolto. L'abbandono dello stile speed che governava il disco precedente, incrociato con inflessioni techno-thrash permette a "Punishment For Decadence" una maggiore 'scorrevolezza' e un deciso innalzamento della qualita' dei pezzi, molto piu' dinamici e intrinsecamente di caratura superiore rispetto al passato.
In primo luogo si registra la piena efficienza del chitarrista, in grado di districarsi bene nelle parti tirate attraverso riff ragionati, mentre nei frequenti mid-tempo ci si diletta nella costruzione di labirintiche architetture ritmiche, basate su variazioni metriche e armoniche. La sezione ritmica gli va dietro, capovolgendo le gerarchie di "R.I.P.", senza perdere di vista la precisione nelle parti veloci e quelle tonalita' gotico-decadenti che il suono cupo e lo stile del basso di Ron Royce, assieme ai brevi e sporadici arpeggi, garantiscono.
Sento forte la presenza dei Megadeth (l'inizio di "Skeleton On Your Shoulder" pare presa dal contemporaneo "So Far, So Good... So What?"), viste le inflessioni melodiche e lo stile di qualche assolo, ma e' la dinamica di fondo a caratterizzare per bene il disco. Se da un lato viene provvisoriamente meno quella caratteristica ciircolare delle composizioni, dall'altro abbiamo certe tenui influenze progressive che permettono di associare ad ogni parte della canzone (strofa, bridge, ritornello, assolo) un pezzo strumentale differente, andando semplicemente a pescare con fantasia nelle variazioni di tempo, di riff e di armonia. Il gia' accennato songwriting che, rallentando i ritmi, lambisce il techno-thrash, consente inoltre di definire con cura e di impreziosire ognuna di queste sezioni, costruendo brani di qualita' davvero notevole, anche se viziati da qualche piccola imperfezione.
I Coroner dimostrano di essere di essere un macchina fluidamente a regime, ma il punto su cui focalizzare l'attenzione e' la direzione intrapresa, decisamente personale e ben inquadrata. L'aver ottenuto risultati, in termine di resa sonora, davvero notevoli dopo un solo disco di assestamento e' indice di sicura qualita' e di piena coscienza degli obiettivi da raggiungere. Certo, il lavoro allo stesso tempo tagliente, essenziale e diretto del loro tipico thrash verra' a perfezionarsi per bene nei dischi successivi, ma "Punishment For Decadence" e' un disco davvero buono, piacevolissimo per l'ascolto 'impegnato' di sonorita' che pochi gruppi hanno saputo ottenere nell'ambito del genere.
(Melix - Gennaio 2004)
Voto: 7.5
Il secondo album dei Coroner mi piace un poco pių del primo, e meno dei seguenti. Comunque sia, se vi piace il thrash oscuro, tecnico e schizzato allora gli album dei Coroner vanno comprati tutti dal primo all'ultimo, non si discute.
(teonzo - Gennaio 2004)
Voto: 8.5
Come ho detto nel commento alla recensione di "R.I.P.", il secondo disco dei Coroner non mi č ancora entrato sotto la pelle. Tutte le volte che lo ascolto (e non sono molte) rimango tutto sommato freddino, i brani non riescono a prendermi come quelli degli altri album. E poi la voce di Ron Royce mi pare missata un po' bassa. Si poteva fare di meglio...
(Randolph Carter - Maggio 2004)
Voto: 7