CORONER
Mental Vortex
Etichetta: Noise
Anno: 1991
Durata: 47 min
Genere: progressive thrash
Ormai nel pieno della decadenza del thrash - siamo nel 1991 - le uniche uscite del genere degne di nota risultano quelle relative a gruppi - quasi tutti facenti parte delle seconda ondata - che, pur partiti da solchi gia' tracciati in precedenza, hanno saputo evolvere in maniera estremamente personale la propria matrice sonora. Quella dei Coroner l'ho gia' descritta (spero decentemente!) nelle recensioni dei dischi precedenti, ma non mi asterro' di certo di fronte a "Mental Vortex", ovvero il capolavoro, la realizzazione definitiva del certosino lavoro che comincio' a definirsi con "Punishment For Decadence".
Si parlava di lame rotanti/seghe circolari e nemmeno qua se ne puo' fare a meno: piu' massiccio e robusto, di sicuro effetto tagliente con il suo bordo seghettato, il disco raffigurato in retrocopertina ci anticipa un gruppo che forse vuole badare piu' al sodo, senza rinunciare alle proprie caratteristiche musicali e compositive. Di contro la copertina, della stessa tematica del precedente "No More Color", definisce ulteriormente le tematiche delle liriche, che passano dai lidi ossianici dei primi due album a zone introspettive, molto piu' razionali e riflessive, riassumendo profondamente in poche righe concetti di alto livello.
Musicalmente "Mental Vortex" e' la raffinazione, lo spingersi piu' in la' (e in alto) del disco precedente. Preferisco questo disco a "No More Color" proprio per la maggiore definizione e cura che risaltano all'ascolto, oltreche' per il trovarmi di fronte ad un lavoro di chitarra monumentale nel tessere in continuazione riff su riff, in architetture leggermente piu' complesse ma anche piu' lineari in brani di durata medio-lunga.
La chiave del disco e' la precisa fusione di tre elementi, ognuno direttamente riconducibile ad uno strumento: i ritmi cadenzati e secchi della batteria sono la base su cui poggia l'aggressivo ed affilato rifferama della chitarra, mediato da linee di basso estremamente dinamiche ed armoniche. Il primo risultato e' una sorta di 'rabbia controllata': a riff veloci (di diretta evoluzione dello speed degli esordi, come "About Life" ci dimostra) e repentini nel cambiare tempo e metrica, si contrappone una sezione ritmica quadrata e chirurgica, tale da dare quella sensazione di razionale controllo della rabbia intrinseca grazie alla precisione e agli inserimenti sincopati di controtempi. Il secondo effetto e' il trascinante groove di fondo, dovuto soprattutto al lavoro di Ron Royce (che si fonde con il resto tanto bene da risultare quasi impercettibile), capace di garantire una marcia in piu' all'efficacia di brani come "Son Of Lilith" e all'elegante incedere di "Sirens".
Da notare anche come il 'vortice mentale' trattato nei testi incontri corrispondenze nel songwriting, sia tramite il classico riff circolare e la metrica delle liriche (qua troviamo anche terzine, le quali consentono una maggiore definizione nella chiusura di ogni giro), sia tramite la progressione strutturale delle canzoni. Come nel disco precedente, i Coroner 'assegnano' ad ogni sezione di queste un pattern ritmico differente, proponendoli in incedere crescente fino al ritornello, che chiude il cerchio e lo riapre con la nuova strofa. E' esaltante notare la fluidita' nei passaggi tra queste sezioni, alle quali si contrappongono gli inserimenti di parti prettamente strumentali, che, oltre a 'tirare' per bene, supportano benissimo gli assoli (ottimi in "Sirens" e "Pale Sister") e vagano negli arpeggi atmosferici dal caratteristico sapore decadente presenti in "Divine Step" e "Semtex Revolution", il cui refrain verra' poi ripreso dai Kreator del periodo gotico.
Non c'e' un solo brano che non sia degno di nota, a parte una relativa caduta di tono nella prima meta' di "Pale Sister", come da evidenziare per bene e' la rivisitazione del blues beatlesiano di "I Want You (She's So heavy)" che chiude il disco a furia di progressioni e intrecci chitarristici; ma e' l'insieme, granitico e raffinato allo stesso tempo, a splendere.
Con il successivo "Grin" i Coroner andranno a spostare le coordinate in quello che e' il loro definitivo capolavoro, ma non consiglierei a nessuno di tralasciare un album del valore di "Mental Vortex", uno dei migliori dischi thrash se non altro per l'ottima realizzazione delle derivazioni decadenti che permeano la matrice sonora del gruppo e per le relative conseguenze future, da leggere sotto la voce Meshuggah - "Chaosphere".
(Melix - Febbraio 2004)
Voto: 9
I Coroner sono un trio svizzero che ha vari
collegamenti con i connazionali Celtic Frost, generati dal fatto che le band hanno fatto un tour insieme. Il loro quarto album si muove su sonorità
thrash progressive, il tappeto chitarristico ritmico è molto ben
eseguito, tecnico e non veloce nell'esecuzione,
assoli molto azzeccati influenzati dal virtuosismo classico come nella
migliore tradizione mitteleuropea (Accept ed Helloween etc.), il lavoro
del batterista è molto preciso e puntuale. I testi tutti scritti dal
batterista Marky sono basati su sensazioni e idee personali della vita. Il
disco è molto piacevole anche se necessita più di un'ascolto per apprezzarlo
definitivamente, il loro thrash è molto diverso dal solito perché non favorisce
l'headbanging sfrenato, la potenza sonora non è considerata
necessaria ma viene prediletto un suono tecnico e preciso.
La produzione è buona e mette in risalto la
chitarra sulla batteria, il cantante non è un mostro di bravura ma la
sua voce non sfigura affatto nel contesto sonoro del gruppo. Le canzoni
si susseguono senza grosse variazioni di stile musicale seguendo un
"vortice" regolare e immutevole, da menzionare fra le migliori "Divine Step" e
"Son Of Lilith". L'ultima canzone "I Want You (She's So Heavy)" è una cover
dei Beatles e si discosta dal resto dell'album con il suo incedere blues
riveduto e corretto dai Coroner.
La copertina è anonima, non è il massimo dell'arte
grafica nella sua semplicità, il libretto del CD riporta i testi delle canzoni.
(metalchurch - Gennaio 2002)
Voto: 7.5
Questo è un album molto difficile da assimilare, ed ai primi ascolti lascia spiazzati quasi tutti. Però una volta digerito lo si apprezza in pieno, così come si apprezza la genialità e la voglia di sperimentare dei Coroner, un gruppo troppo sottovalutato. Stupenda la cover dei Beatles!!! Straconsigliato a chi ama il thrash ed i lavori cervellotici.
(teonzo - Gennaio 2002)
Voto: 9
I Coroner sono stati davvero un gruppo geniale, evolvendo album dopo album
quella loro profonda necessità di sperimentare, i Coroner sono stati davvero
snobbati dal grande pubblico nonostante la grandissima qualità della loro
musica, "Mental Vortex" è davvero uno dei loro episodi meglio riusciti,
insomma, è davvero ora di riscoprirli!
(Orion - Febbraio 2002)
Voto: 8
Questo è l'album che preferisco degli svizzeri. Mi piace moltissimo la produzione, si è riusciti ad ottenere un suono cupissimo e scarno, grazie al quale i brani acquistano un qualcosa di negativo, di oscuro. Menzione speciale per la bellissima "Semtex Revolution".
(Randolph Carter - Maggio 2004)
Voto: 10