CONVERGENCE
Points Of View
Etichetta: Casket Records / Alkemist Fanatix
Anno: 2006
Durata: 33 min
Genere: nu-metal/rock
I Convergence sono attivi dal 2001; il loro primo lavoro "Colours
Behind The Emotion" ha ricevuto buonissime recensioni, ma causa
divergenze musicali e caratteriali il gruppo si scioglie. Il membro
fondatore ed unico rimasto, il chitarrista Giacomo Mambriani, decide di
dar vita ad un nuovo progetto, alla ricerca di diverse sonorità ed di
un nuovo approccio verso la musica; quindi entrano nel gruppo
Michelangelo alla batteria, Massimiliano al basso e per finire
Alessandro alla voce.
Siamo nel 2003, dopo un lungo lavoro in studio i nostri incidono
il loro debut album "Points Of View" e dopo un periodo di incessante
promozione riescono a firmare un accordo con l'albionica Casket Records
per la produzione e con la Plastic Head per la distribuzione sia in
Europa che nel mondo. Seguono quindi numerosi appuntamenti live insieme
a Linea77, Extrema, Exilia e tanti altri ancora.
Nota di merito per la copertina ed il booklet tutto: il mondo al
di là del parabrezza di un auto in viaggio, tetro, triste, a tratti
rarefatto e senza precisi e netti connotati, immerso in una luce
gialla, intensa, che ne aumenta notevolmente la decadenza e questo
enorme senso di vuoto e tristezza a tratti quasi palpabile e
sicuramente ben visibile ovunque. Il tutto proposto in modo super
professionale ed attento. Bravi.
"Bleed" dà il via alle danze; un brano frammentato, ricco di alti
e bassi, di inattese esplosioni d'intensità così come di puntuali
implosioni di volumi e toni. La struttura è tipicamente nu-metal:
chitarre super ribassate, basso pesante e molto presente, batteria
scarna, acuta, nervosa, vocals che alternano melodie pulite ed incisive
ad urla più sguaiate e rabbiose, con il breve ritornello che ti entra
in testa e non ne esce più; melodie malate e convulse che riescono ad
avere un buon amalgama ed una notevole continuità di fondo capace di
rendere il pezzo scorrevole e privo di inutili orpelli.
Forse da evitare a livello vocale soluzioni che troppo ricordano
Jonathan Davis & Co., con voci oltremodo lamentose e ricche di
enfasi: un semplice appunto questo e niente più.
Secondo pezzo in scaletta, "Strike the End": le sonorità non
cambiano, così come le soluzioni musicali in generale; da segnalare,
invece, come spunti melodici e soluzioni di più ampio respiro si
impadroniscano del brano in modo repentino ed avvolgente, vedi il
bridge poco prima dei ritornelli ed i ritornelli stessi. La rabbia ed
un certo velo di dolcezza si alternano vicendevolmente, conquistandosi
il campo un po' alla volta, dando vita a notevoli cambi d'intensità
emotiva ed emozionale, contribuendo a rendere il brano assolutamente
vincente e di indubbio valore. Grande lavoro al basso di Massimiliano:
preciso, potente, fruitore di scale e soluzioni sonore particolari e
dal piglio notevole.
"Listen" mi ha davvero lasciato senza parole. Un potente e fluido
riff di chitarra funge da perno per l'intero brano. Un riff questo
dalle nette reminescenze hard rock/metal, a tratti veramente
classicheggiante e che non può far altro che colpirti, entrarti dentro
e scatenare in te la voglia di lasciarti andare e gridare al mondo
tutta la tua rabbia ed il tuo disappunto: veramente incisivo,
travolgente e soprattutto vincente, in tutti i suoi componenti e
soprattutto nelle vocals e nei cantati di Alessandro, di nuovo autore
di una prova superba e sicura di sé, capace di alternare veri e propri
stati d'animo e di coinvolgere notevolmente l'ascoltatore, raggiungendo
poi notevoli picchi emotivi durante i ritornelli, cantati a pieni
polmoni. Bravissimo.
In "Six Feet Under", quarto pezzo, fa la comparsa in maniera sporadica
ma nettamente incisiva, la tastiera; spezzando strutturalmente il brano
e lanciando i riff successivi. Ancora una volta richiami a certe
sonorità classiche, tipiche del nostro comune background, fanno
capolino qua e là, raggiungendo l'apice durante il bellissimo solo di
Giacomo alle chitarre, sentito, caldo, fluente e nettamente in linea
con l'intero brano. La ricerca di melodie vincenti trova ancora
compimento, riunendo in se più soluzioni, ben accostate ed amalgamate,
tipiche del DNA musicale dei nostri.
Il fremente suonare di un telefono apre "Always The Same", che
cresce pian, piano d'intensità, lentamente, per poi esplodere in tutta
la sua furia e carica melodica. Di nuovo le chitarre, pur mantenendo
una certa corposità e pesantezza di fondo, risultano veloci, fluide ed
accattivanti; la ritmica è incalzante, puntuale e piena. Le vocals ci
urlano contro la voglia di non arrendersi e di sperare sempre e
comunque nell'arrivo o nel ritorno della persona amata, chiunque essa
sia.
Con "Breath" si alzano notevolmente i ritmi, le sonorità si fanno
leggermente più dure e violente, non perdendo però mai d'occhio quello
che è il risultato finale del pezzo, ossia il totale coinvolgimento
dell'ascoltatore e la voglia di spiazzare sempre e comunque con
soluzioni melodiche non comuni ed inaspettate. Dure trame ai limiti del
thrash più moderno lasciano improvvisamente campo a riff più ariosi ed
aperti, che donano slancio al brano e lo lanciano continuamente, per
poi richiudersi su se stesso circondato ancora una volta da chitarre
dure e ritmiche devastanti.
Chitarra acustica, flebili archi in sottofondo e la voce sofferta e
soffusa di A. danno vita a "Vanished Memories", una power-ballad di
notevole spessore emotivo; interamente incentrata e costruita intorno
ai ritornelli, dove esplode di nuovo la rabbia latente dei nostri, in
maniera comunque pacata e controllata. Non tipico e particolare
l'utilizzo dei mandolini lungo alcuni frangenti che rendono i suoni
ancor più avvolgenti e pregni di un'atavica tranquillità. Straniante.
"Silent" cambia completamente il registro seguito sino ad ora,
mostrandoci un volto dei Convergence ancora a noi sconosciuto: pattern
elettronici, sintetizzatori e tastiere riempiono completamente il
brano, chitarra dura e spezzata, riff freddi e granitici, batteria dai
suoni freddi e quasi, quasi artificiali; urla filtrate, cantati
sgraziati, dalla robotica melodia; subito balzano alla mente i tedeschi
Rammstein, e non può essere altrimenti. Brano un può fuori contesto
secondo me, che rischia di inficiare il buonissimo lavoro svolto sino
ad ora dai quattro ragazzi e non perché sia suonato in malo modo e non
rispetti in pieno gli standard qualitativi fin qui proposti, ma perché
spezza nettamente l'atmosfera creata sino a questo momento, quel lieve
filo conduttore che sembrava unire tutti i brani e che creava
nell'ascoltatore un certo non so che ed una sicura aspettativa.
Peccato.
Eccoci quindi arrivati al penultimo brano, "Nothing Else", ci riporta
nettamente sulla via principale. Fraseggi melodici si alternano a
chitarre più dure e rabbiose; cantati melodici fanno spazio a leggeri
sussurri e urla lontane si alternano a sentiti parlati; ritmiche
cadenzate si evolvono in intermezzi decisamente più veloci e gran
rilevanza l'acquista il solo quasi a fine canzone, pregno di giusta
melodia ed immensa tristezza.
"Train To Leave" va a chiudere egregiamente questo buonissimo lavoro e
lo fa seguendo tutti gli stilemi sinora utilizzati; un sicuro e deciso
connubio tra tutte le influenze e tutte le soluzioni sonore che
compongono e caratterizzano il suono dei Convergence. Quindi chitarre
corpose e dure, fraseggi puliti, ritmica secca ed incisiva, con il
basso e la batteria in continua lotta tra loro e con entrambi
vincitori; vocals ora pulite e sentite, ora più urlate e rabbiose; il
tutto assemblato e composto in modo personale e con la continua ricerca
di quello spunto melodico vincente ed assoluto, capace di donare al
pezzo un'immediata incisività di fondo. Non posso far altro che
constatare e porre in sicuro risalto l'enorme capacità strumentale e
compositiva dei nostri, fautori di sonorità che solo in parte
richiamano il nu-metal e tutte le sue sfaccettature, ma che più volte
evidenziano l'amore per il vecchio e buon sano heavy metal ed hard
rock. Strumentalmente il tutto risulta ineccepibile, così come la
produzione stessa, nitida, pulita, ben bilanciata e dai chiari
connotati internazionali. Sicuramente non hanno niente da invidiare a
molti di quei gruppi che sembrano dominare la scena ma che poi in fondo
non lasciano niente dietro di sé, se non un'enorme senso di deja-vù ;
forse può mancare loro un po' di esperienza a livello internazionale,
ma niente che non si possa acquisire con voglia ed esibizioni live;
dove penso che fuoriesca poi, tutta la loro carica e forza interiore.
Un altro buon colpo per l'inglese Casket Records, un'altra buona band
che merita di più, ma molto di più, dalla scena e da tutti coloro che
ne fanno parte, autori e fruitori che siano.
(Pasa - Aprile 2007)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail Convergence: mail@convergence.it
Sito Convergence: http://www.convergence.it/
Sito Alkemist Fanatix: http://www.alkemist-fanatix.com/