CONCEPTION
The Last Sunset
Etichetta: Noise
Anno: 1991 (Ristampa Noise 1993)
Durata: 52 min
Genere: prog metal
I Conception erano un gruppo norvegese attivo discograficamente negli
anni '90 che rilasciò nel corso della sua esistenza quattro album di
prog metal, un paio dei quali a mio parere ai vertici del genere.
Divennero "famosi" con l'uscita del secondo album, il buon "Parallel
Mind", che ottenne belle recensioni e numerosi consensi dagli
appassionati del genere, al punto che la loro etichetta discografica
(la mitica Noise) decise di ristampare anche l'album d'esordio, uscito
- se non ricordo male - due anni prima in forma autoprodotta o quasi.
In pratica quasi tutti - per ovvi motivi di distribuzione - hanno
(abbiamo) quindi ascoltato prima "Parallel Mind" rispetto a "The Last
Sunset", non avendo modo di apprezzare "in tempo reale" la crescita del
gruppo tra i due dischi. Parlo di crescita perché di progressi il
gruppo ne fece molti nell'arco di tempo che separa i due dischi, e "The
Last Sunset" per quanto discreto risulta sicuramente l'album più
trascurabile dell'intera discografia del gruppo, per quanti avessero
intenzione di procurarsela ai giorni d'oggi. Ah, dimenticavo... I
Conception erano il gruppo di Tore Ostby e Roy Khan (per la precisione
Khantatat), che gli appassionati di prog metal e di metal melodico
probabilmente conosceranno in quanto il chitarrista Tore è stato la
mente degli ARK (due stupendi album di prog metal nel 2000 e 2001)
mentre Roy ha già inciso diversi dischi come cantante dei Kamelot. Nel
retro di "The Last Sunset" ci sono le foto dei singoli membri,
veramente giovanissimi.....
I Conception suonavano una sorta di prog metal, in linea di massima. Un
prog metal "molto metal", invero. Chi pensa ai Dream Theater sbaglia,
anche perché all'epoca gli americani avevano inciso solo il grande
esordio ed erano caduti nel dimenticatoio (per esplodere l'anno
seguente con l'uscita di "Images And Words"). I Conception suonavano
una sorta di heavy metal molto elaborato, melodico, pieno di stacchi e
cambi di atmosfera, influenzato ovviamente dai Queensryche ma dotato di
una propria personalità; si sentono qua e là - nel corso del disco,
intendo - anche retaggi thrash, soprattutto nelle ritmiche.
Veniamo al disco...
Dopo l'immancabile intro ("Prevision") si parte subito in quarta con il
riff scattante di "Building A Force" e con la particolarissima voce di
Roy, che migliorerà tanto negli anni ma già all'epoca aveva
un'impostazione "a-la Geoff Tate" piuttosto particolare -e poco metal,
invero- che caratterizzava non di poco i pezzi. Tore Ostby non era
ancora il chitarrista che avremo modo di appezzare negli ARK ma non era
neppure uno sprovveduto, anzi...
"War Of Hate" non ha sbocco, con i sui stacchi a non finire. Manca
un filo conduttore, il che non è sempre un male, ma qui il gruppo
sembra girare a vuoto per quasi sei minuti... Un brano brutto dove
compare però un bell'intermezzo di chitarra spagnoleggiante, che sarà
uno dei trade-mark dell'intera carriera di Ostby, anche con gli ARK.
Il disco poi si lascia ascoltare tra alti e bassi, con rimandi ora
a certo techno-thrash ("Another World"), ora a certo power/thrash metal
("Live To Survive"), ora a un metal melodico ben eseguito e composto ma
tutt'altro che esaltante, nel complesso.
In "The Last Sunset" (la canzone) ci sono già degli accenni a ciò che
verrà fatto nel grande "In Your Multitude". Il brano è ottimo, belle
atmosfere sulle quali Roy può divertirsi a giocare con la sua voce.
"Fairy's Dance" è un episodio a parte, particolarissima nella sua
struttura e nel cantanto; molto bello l'inizio duro con accenni di
tastiere e ben interpretato il chorus da parte di Roy, anche se il
pezzo complessivamente non mi ha mai entusiasmato.
Il brano che chiude il disco è un mattone di dieci minuti, con
qualche buono spunto ma anche qualche momento di noia, tra mille
stacchi, riff simil-thrash, e parti flamenco.
Ecco, diciamo che in definitiva il talento c'era, soprattutto in
due componenti, ma doveva ancora essere messo a fuoco e sviluppato a
dovere. Va detto che già allora i Conception erano Khan e Ostby più
"altri due" (anche se dopo lo scioglimento della band il bassista Ingar
Amlien andrà a formare i Crest Of Darkness, band dedita a tutt'altro
genere); dico questo perché in "The Last Sunset" e anche nei dischi
successivi si percepisce la differenza di caratura tra i due citati e
la sezione ritmica, formata da onesti comprimari.
Tore invece aveva già una buona mano, sia sull'acustica che
sull'elettrica. Un chitarrista oltremodo eclettico, considerata anche
la giovanissima età, in grado di passare con disinvoltura da veloci
assoli metal a parti intricate di chitarra acustica, mantenendo sempre
un certo gusto. Roy Khantatat cantava già benino, anche se il suo stile
era ancora da levigare. Notevoli comunque alcuni suoi interventi; a tal
proposito segnalo nuovamente la title-track....
I Conception degli esordi erano dunque acerbi, bravini ma acerbi. Alcune buone idee ma ancora molto lavoro da fare.
In conclusione: un primo passo piacevole ma non esaltante. Per
quanto non brutto direi che si tratta sicuramente dell'alb2um più
debole nella discografia dei norvegesi.
(Linho - Dicembre 2007)
Voto: 6.5