CONCEPTION
In Your Multitude
Etichetta: Noise
Anno: 1995
Durata: 46 min
Genere: prog metal
Il terzo disco dei Conception uscì due anni dopo "Parallel Minds",
album che aveva ottenuto un discreto successo a livello di pubblico.
Possiamo dire che da "In Your Multitude" ci si attendeva quantomeno una
conferma dei buoni risultati raggiunti in precedenza... Invece ricordo
che il disco fu accolto in modo abbastanza tiepido, più di uno storse
il naso verso un lavoro che non appariva ai livelli del predecessore. E
non ho mai capito perché, invero. "In Your Multitude" è a mio avviso un
disco bellissimo ancora oggi, un album di transizione forse, ma
composto con gusto e misura, e con la solita innegabile classe. Credo
sia anche errato dire oggi che i Conception fossero avanti coi tempi
perché in definitiva di proposte più ambiziose e coraggiose della loro
ce n'erano, anche in ambito prog metal. Non saprei darmi una risposta
precisa. Mi limito a ripetere che "In Your Multitude" è un disco
piuttosto particolare, dove Ostby e Khan recitano ancora una volta la
parte dei protagonisti principali, con il cantante che raggiunge
livelli veramente invidiabili (il maestro Tate non era poi così
lontano, anzi). Un disco che come il precedente alterna strutture
intricate-ma-non-troppo a brani fedeli alla forma canzone, dove
massicce ritmiche talvolta ai limiti del thrash si alternano ad arpeggi
bellissimi e suggestivi da parte di un Ostby che qui come non mai
riesce a disegnare splendide trame con la sua chitarra. Un suono a
tratti vuoto ma non scarno, che dà respiro all'ascoltatore evitando le
spesso problematiche sequenze di riff suonati in mille modi diversi
tipiche di certo prog metal anni '90.
Tre quarti d'ora di musica potente e coinvolgente, a partire dalla
stupenda "Under A Mourning Star", caratterizzata da ritmiche potenti e
trascinanti, e dalla marziale "Missionary Man" e il suo incedere lento
e potente.
"Retrospect" rimanda agli imprescindibili Queensrÿche, anche se
l'impronta Conception viene fuori alla grande. Stupiscono spesso le
invenzioni di Ostby in fase solista, che svolazza tra melodie e
dissonanze con grande naturalezza e senza strafare.
"Guilt" è ipnotica e "rarefatta", "Sanctuary" è invece stupenda, grazie
alle magnifiche atmosfere create dagli arpeggi di Ostby e
dall'interpretazione veramente toccante di un grandissimo Khan. Tre
minuti da sogno. G
randissima anche la seguente "A Million Gods", che alterna strofa
tambureggiante a un meraviglioso chorus molto aperto e non troppo
pomposo, con Ostby che nella seconda parte si diverte a disegnare
paesaggi immaginari, vuoti e vastissimi... Provate ad ascoltare la
costruzione dell'assolo, che tra l'altro termina con una parte
spagnoleggiante (caratteristica che il chitarrista si porterà dietro
anche negli ARK). Un pezzo veramente grandissimo, uno dei migliori
dell'intera discografia del gruppo e non solo...
"Some Wounds" ricorda un po' i Dream Theater, per quanto riguarda la
concezione della strofa, ovvero riff duro cadenzato alla Pantera e
tappeto lontano di tastiere; al momento del chorus c'è un'accelerazione
in doppia cassa, e un cantato molto evocativo a più voci. L'assolo è
ancora concepito con molta "testa" e risulta quindi molto ben
incastonato nel contesto generale.
Molto buona "Carnal Comprehension", tra atmosfere eteree e controtempi
di batteria, con tanti giochi di voce e un assolo che stupiscono ancora
oggi.
In "Solar Serpent" emerge il lavoro del futuro Crest of Darkness, Ingar
Amlien, alle prese con un giro ossessivo di basso. A chiudere troviamo
la canzone che dà il titolo al disco, altra composizione esemplare per
il sottovalutatisimo gruppo norvegese. Strepitosa l'interpretazione di
Khan, così come il sofferto assolo di Ostby
Come avrete capito ho una grande stima per i Conception e reputo
"In Your Multitude" un disco grandissimo, uno dei migliori dischi degli
anni novanta nel suo genere. Sicuramente non lo metterei su un
ipotetico podio, ma neppure troppo lontano...
Un disco che non risente affatto dell'usura del tempo e che suona
fresco ancora oggi. Un gruppo da riscoprire e rivalutare assolutamente.
E non è finita qui.
(Linho - Marzo 2008)
Voto: 9.5