COLD VOID + TOD
Black Metal Armageddon
Etichetta: Il Male Production
Anno: 2004
Durata: 41 min
Genere: black metal
La scena black metal italiana gode proprio di ottima salute! "Black Metal Armageddon" è la conferma di questa mia affermazione. La nuova uscita della Il Male Production vede infatti affrontarsi in sana competizione due tra le più promettenti realtà black del nostro bel paese: i torinesi Cold Void e i bolognesi Tod. Di questi ultimi ho già recensito parecchio tempo fa l'interessante demo "Black Vengeance". Inoltre ho anche avuto la fortuna di intervistarli per la nostra webzine. Rimando quindi il lettore alla consultazione della recensione e dell'intervista per tutte le informazioni biografiche inerenti ai Tod. Tra le ultimissime va segnalato l'abbandono del bassista Kruhel e l'acquisizione del tastierista T-Killer.
Per quanto riguarda i Cold Void, ho avuto modo di conoscerli grazie alle canzoni incluse in alcune compilation che citerò nel corso della recensione. I torinesi hanno attratto da sempre la mia attenzione e non soltanto perché provengono dalla stessa mia città! Il merito va tutto al loro stile musicale, così legato alla tradizione ma al tempo stesso capace di soluzioni personali ed intriganti.
I Cold Void si sono formati nel 2002 grazie agli ex-Frostbane Necrodaemon (basso) e Hypnos (chitarre, backing vocals). Nel giro di pochi mesi Horus Rigor Mortis, L.O.A. (poi nei Thee Maldoror Kollective) e Arioch (in seguito nei Disarmonia Mundi) si sono uniti al gruppo.
Arioch non è rimasto per molto tempo. La sua partenza ha costretto i Cold Void a cercare un nuovo cantante. Il sostituto è stato trovato in Necronamtar (ex-Theatron). Qualche mese dopo la band ha registrato il demo "Frostbane's Gate".
Dopo questa pubblicazione Necrodaemon e Hypnos hanno deciso di cambiare un po' di cose in seno al gruppo. Maelstron è entrato in pianta stabile come batterista mentre Bloodskull Impaler, ex-Disarmonia Mundi, ha preso il posto di Necronamtar.
Nel giugno del 2003 i Cold Void sono entrati in studio per preparare del nuovo materiale. Il frutto di questi sforzi è la parte di split presente in questo "Black Metal Armageddon".
Le ultime notizie segnalano il ritorno di Necronamtar dietro ai microfoni.
Veniamo ora al commento di questo CD.
La grafica della copertina è piuttosto piacevole: rappresenta una nebulosa sperduta nello spazio. Le quattro pagine di libretto contengono i testi ben leggibili, i ringraziamenti e tutte le restanti informazioni.
La line-up dei Cold Void consiste in Hypnos alla chitarra, Necrodaemon al basso, Bloodskull Impaler alla voce, Maelstrom alla batteria e l'ospite Salvo alla tastiera.
I Tod invece vedono il talentuoso Helkor (anche nei Masseporz) alla chitarra e alla voce, l'ex Kruhel al basso e Kvart alla batteria.
I Cold Void si presentano con "Frostbane's Gate". Si tratta del rifacimento di un classico della band torinese (la title-track del loro primo demo). L'ho definito un rifacimento nonostante ammetta di non aver mai ascoltato l'originale del brano. Nel sito ufficiale dei Cold Void, una scritta tra parentesi vicino al titolo lo definisce come "New Era Edition". Nella copertina invece la canzone è così intitolata: "Frostbane's Gate (2004)".
La traccia inizia su toni piuttosto soft e oscuri, con le note di un pianoforte che arricchiscono il sound depresso della band. La prima strofa alterna passaggi atmosferici ai più energici riff della chitarra, caratterizzati da note lunghe e da un suono grave e sgraziato. Improvvisamente il brano accelera e si incattivisce mentre i Cold Void danno prova di ottima intesa e grinta. Peccato per la qualità di registrazione, pulita ma poco potente. Dopo una breve pausa carica di suspence, il basso di Necrodeamon spiana la strada a una ripartenza di thrash nero come la pece che subito si infrange sulle evocative atmosfere del tema iniziale. "Frostbane's Gate" riparte da capo e ogni sezione è resa più espressiva dal discreto lavoro delle tastiere. La coda è meditabonda, con Bloodskull Impaler che mette da parte il suo digrigno torturato per declamare alcune frasi. Lentamente il brano sfuma e si spegne.
La seconda traccia dei Cold Void si intitola "Fistfucking Armageddon" e non è una canzone nuova. L'ho già ascoltata e commentata recensendo la compilation "Indigestible Sounds" uscita per la Noisy Hour, dove era sottotitolata "Perverted Edition". Le battute iniziali sono lente, cariche di sensazioni negative. Il cantante si dimostra un ottimo interprete, in grado di modulare la voce in timbri molto diversi fra di loro. In particolare è il cantato pulito che stupisce, molto bello e arrangiato con sovraincisioni. Il ritornello è completamente diverso: il ritmo è più veloce, il riffing agile e creativo, la voce un growling carico di astio. Dopo un breve passaggio in blast-beat, la strofa e il ritornello vengono ripetuti. Un bel "fuck you!" apre la terza parte, schiettamente black/thrash. Questa sezione è grezza e semplice e gode di un'esecuzione precisa ma al tempo stesso istintiva.
Anche "Obscure Alcoholic Wounds" non è una novità in assoluto, per il sottoscritto. Anch'essa è infatti apparsa precedentemente in una compilation, nella fattispecie "I Fiori Del Male - Vol. 2" che potete trovare recensita su Shapeless. La prima sezione di questa traccia è contraddistinta dal ritmo moderato ma deciso. Nel breve ritornello ritornano le vocals pulite, veramente malate, che spianano la strada alla seconda, veloce sezione. Le successioni armoniche suonate dalla chitarra risultano azzeccate e l'esecuzione dei musicisti è sentita e grintosa. In seguito, dopo una seconda ripetizione del ritornello, la traccia avanza con testardaggine verso il finale dalle evidenti cadenze marziali.
La parte di split dei Cold Void si conclude con la cover dei The Exploited "Porno Slut". Il fatto che la band torinese abbia deciso di coverizzare un gruppo punk è curioso. Il risultato però è buono grazie al tiro dei musicisti e all'interpretazione personale. Da segnalare l'assolo della chitarra di Hypnos.
E' ora il turno dei bolognesi Tod. La traccia con cui si presentano, "Hate Campaign", è già stata pubblicata nella già citata compilation "I Fiori Del Male - Vol. 2". Riascoltarla non ha cambiato la mia opinione su di essa. Si tratta di una buona composizione black, molto tradizionale, che ha il suo punto di forza nell'inguaribile malinconia che riesce ad evocare. Merito soprattutto delle lunghe note della tastiera, che donano al suono del trio un senso di contrizione capace di penetrare profondamente nell'animo dell'ascoltatore. La struttura del brano è semplice ma creativa: essenziale, non si perde in fronzoli inutili che ne sminuirebbero la tensione.
"Blood Filled Eyes" è un brano ben più cattivo del precedente. Dopo una prima strofa cadenzata, la canzone accelera progressivamente passando per una moderata parte thrash e sfociando infine in un poderoso blast-beat. L'influenza dei DarkThrone (ma anche quella dei Carpathian Forest), riscontrabile nei Tod sin dai tempi di "Black Vengeance", è sempre presente. "Blood Filled Eyes" è una traccia fredda eppure coinvolgente, frutto di un songwriting carico di talento ed ispirato. Poco importa che sia derivativo! Quando una canzone è bella, è bella e basta. Ne scrivessero ancora di canzoni così, i DarkThrone! Dopo qualche battuta funerea, la canzone riparte a tutta velocità ma questa volta si aggiungono anche le tastiere. In sottofondo si sente una voce pulita che sottolinea le urla di Helkor. Rispetto alla prima parte, questa seconda è decisamente più atmosferica ma anche meno grintosa. Dopo una breve ripresa della ritmica thrashy, la canzone si conclude sfumando sulle inquietanti note della chitarra.
"In The Endless Black I Lay" è aperta da una successione armonica fiera e decisa. Quando parte però la prima strofa, il ritmo si fa lento e le atmosfere disperate. Le tastiere non fanno altro che aumentare il senso di sgomento. Sono questi i momenti in cui si capisce che una band ci sa fare: "In The Endless Black I Lay" comunica emozioni. Dalla terza strofa il ritmo si fa più veloce ma la canzone non perde la sua capacità di evocare immagini di tristezza cosmica. Immagini che infestano il cuore dell'ascoltatore, anche grazie al testo, come al solito di buona fattura: "Il mio cuore diventa nero / come la sporcizia di questo mondo / il mio sangue scorre più lentamente / l'anima e la mente collassano". Alla fine, c'è ancora spazio per un'outro sostenuta dalla mesta tastiera.
Anche la sezione dei Tod si conclude con una cover. La scelta del trio bolognese è ricaduta su un classico dei Tiamat: "Do You Dream Of Me?" (da "Wildhoney", l'album più bello degli svedesi). Si tratta di una versione molto ben fatta ed arrangiata con gusto, in grado di appagare sia i fan dei Tiamat sia gli amanti del black.
"Black Metal Armageddon" è una delle uscite più convincenti dell'etichetta Il Male Production. In questo scontro tra le due band non ci sono vincitori. Ma nemmeno uno sconfitto. Le prove dei Cold Void e dei Tod sono senza dubbio positive e ritengo sia giusto consigliare l'acquisto di questo CD a tutti gli amanti del black di qualità.
(Hellvis - Settembre 2004)
Voto Cold Void: 7.5
Voto Tod: 7.5
Contatti:
Mail Cold Void: necrodaemon@coldvoid.net
Sito Cold Void: http://www.coldvoid.net/
Mail Tod: tod_@email.it
Sito Tod: http://tod.altervista.org/
Sito Il Male Production: http://www.ilmaleproduction.com/