CLOSTERKELLER
Graphite
Etichetta: Metal Mind Records
Anno: 2003
Durata: 66 min
Genere: new wave/gothic
Forse non tutti sanno che i Closterkeller hanno raggiunto il quindicesimo anno di attività e che in Polonia sono considerati un'istituzione. Almeno per quanto riguarda la dark wave, il quintetto si è ritagliato uno spazio che va ben aldilà dei limitati circuiti underground. La cantante, Anja Orthodox, oltre ad essere nota per certi suoi atteggiamenti scandalosi è anche una stimata artista. Non a caso, ha collaborato con i Jethro Tull nel loro ultimo tour in Polonia. Anja e i Closterkeller hanno inoltre partecipato a tutti i festival polacchi più famosi (Odjazdy, Castle Party, Przystanek, ecc.), al Dark Nation Day di Vienna e alla Gothic Night a Budapest. Nella loro patria, hanno aperto i concerti per Cocteau Twins e Paradise Lost, mentre con i Clan Of Xymox hanno suonato da co-headliner. Come si può vedere, i Closterkeller possiedono un curriculum sostanzioso. Anche la loro discografia non è indifferente. A due anni dalla loro formazione, i polacchi esordiscono con l'album "Purple" nel 1990. Nel 1992 è il turno di "Blue" e del MCD "Agnieszka". Fondamentale per la carriera della band è stato il contratto per quattro album firmato con l'etichetta Izabelin. A seguito di questo sono stati pubblicati "Violet" (1993), "Scarlett" (1995), "Cyan" (1996) e il live "Koncert '97". Nel 1999 è il turno di "Graphite", considerato dalla critica e dagli stessi artisti il loro album più significativo. Questo è il primo album pubblicato dalla Metal Mind. Il 2000 ha visto l'uscita di "Fin De Siecle" e del box "Pastel", contenente antologie di brani ed una congrua sezione multimediale.
Il disco che devo recensire è la versione inglese di "Graphite", l'album di maggior successo della band. Forte delle 500.000 copie vendute in Polonia, la band ha deciso di estendere la propria fama anche all'estero. La formazione vede Anja Orthodox al microfono, Pawel Pieczynski alla chitarra, Krzystof Najman al basso, Gerard Klawe alla batteria e Michal Rollinger alle tastiere. Per questo album, la band è coadiuvata da un altro tastierista, Tomasz Wojciechowski.
La copertina è molto bella, color grafite (appunto!). Il libretto è ricco di foto. Tra copertina e libretto, la cantante è ritratta ben sei volte: questo dato sia indicativo riguardo all'avvenenza della ragazza!
La registrazione è ottima, pulita e dinamica.
"Graphite" si apre con "Athe", un brano affascinante. La band ha un suono collaudato, preciso. La canzone è gothic nella sua accezione più ottantiana (in Italia lo chiamavamo dark). L'interpretazione di Anja possiede la ieraticità di Peter Murphy (Bauhaus) e il timbro di Grace Slick (Jefferson Airplane). Molto piacevoli i vocalizzi di apertura ed il ritornello è valido: ti entrano subito in testa!
Più malinconica è invece "Somewhere Inbetween". I Closterkeller lasciano da parte le influenze anni ottanta per esibirsi in un brano più moderno, sulla falsariga della scena gothic tuttora in voga. Le atmosfere sono più calde del brano precedente e mostra il lato romantico della cantante, capace di sussurrare emozioni.
"The Mermaid" possiede un ritornello molto efficace. Questa traccia simile alla precedente, dotata di un arrangiamento molto ricco. Anche quando i brani sono così atmosferici, il carisma di Anja rivitalizza tutta la prova di insieme. I vocalizzi al termine di "The Mermaid" ricordano molto Siouxsie Sioux, tappa obbligata per qualunque ragazza voglia dilettarsi nella new wave.
Alzi la mano chi non ravvisa una forte influenza dei Bauhaus nella successiva "A Pearl"! Un brano estremamente derivativo ma bello. Il suono si fa più freddo e distaccato; l'arrangiamento è completato da suoni elettronici e voci che sussurrano in sottofondo.
"The Secret Place" inizia con un enigmatico parlato sulla chitarra arpeggiante. La parte cantata è sorretta dalle note liquide della chitarra e dalle tastiere. L'interpretazione della cantante è sempre di altissimo livello; la prova della band è impeccabile da qualunque punto di vista.
Più debitrice di una certa darkwave elettronica è la successiva "The Ego Game". Sicuramente è catchy, l'ideale per le discoteche più depresse d'Europa. Canzone vivace, fa della semplicità il suo punto di forza. Strofe e ritornello si succedono senza sorprese, nel nome del più genuino spirito pop.
"Eve And Adam" è un brano evocativo con strofe sognanti e un ritornello vitale. L'atmosfera è inquietante e sensuale. Il testo parla del potere della donna di tentare l'uomo. Anja ne è un interprete credibile ed efficace.
Molto triste ed evocativa è "Two Days", una ballata acustica dotata però di nerbo.
"Marble Enchanted" è una lenta canzone funerea. La traccia è un crescendo di musica ed emozioni. Il testo tratta della consapevolezza della propria morte, dell'accettazione di essere già defunti. Notevole la duttilità della cantante e della band. Per tutto "Graphite" si può ascoltare un succedersi di suoni e di atmosfere del tipo più disparato.
Altra ballata è "The Reign Of The Comet". A differenza di "Two Days", dov'erano presenti passaggi di tastiera, questa canzone vede Anja accompagnata esclusivamente dalla chitarra acustica di Pawel. Tra l'altro, è importante sottolineare che nel corso del CD ci sono parecchi brevi assoli del chitarrista. Sarebbe fuori luogo aspettarsi lunghi monologhi strumentali o un virtuosismo esasperato: il gothic non vuole questo. Pawel vanta un buon gusto per la melodia e la puntualità dei suoi interventi.
"The Symbol Shatterer" è un brano da dance-hall. Ricchissimo di tessiture elettroniche, è sostenuto dal basso slappato di Krzystoff. E' la canzone più violenta dell'intero disco.
"Love For Money" possiede un discreto arrangiamento elettronico, con spreco di campionamenti. Il testo ondeggia tra il drammatico e il malizioso. Una forte spinta ritmica e tanti sospiri femminili di sottofondo fanno di tutto per rendere il brano intrigante.
"The Piano" è una canzone di dolore e di disperazione. Un amore senza lieto fine, reso ancora più insopportabile dalla mesta interpretazione dei musicisti. Uno dei brani più emozionanti di tutto l'album, con le parole che sembrano confessioni di un'esperienza vissuta dall'artista.
"Graphite" si conclude con la title-track. E' un brano molto teso, potente, che cambia spesso di atmosfera. Lo stile è gothic nel senso più moderno del termine.
Recensire "Graphite" è stato un compito molto piacevole. Ascoltare il disco, ancora di più. Spero vivamente che la fortuna arrida ai Closterkeller! Meritano di essere conosciuti perché fanno buona musica. Chi adora il gothic o la new wave non può fare a meno di questo disco. Assolutamente. Poco importa se in alcuni casi sono un po' derivativi: le loro canzoni sono troppo belle!
(Hellvis - Maggio 2003)
Voto: 8.5
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