CIRITH UNGOL
Paradise Lost
Etichetta: Restless
Anno: 1991
Durata: 48 min
Genere: Classic/Epic Metal
Il canto del cigno dei Cirith Ungol, un gruppo morto con valore ma senza nessun riconoscimento da parte del mondo del Metal, tranne che per gli irriducibili accoliti e fedeli, che se ne infischiano delle mode musicali e supportano con cuore e passione la pura tradizione metallica.
Per me questo disco è stato l'ultimo ad essere stato ascoltato in ordine temporale, giusto qualche mese fa, per tanti anni è stato un oggetto di desideri erotici reconditi, come la classica gnocca appesa a mo' di poster che rimane il sogno adolescenziale irraggiungibile!
Le quotazioni del CD erano piuttosto altine agli inizi del 2000, quando erano stati ristampati i primi tre lavori dalla Metal Blade, per chissà quale motivo i diritti legali di questo disco appartengono alla Restless, poco propensa a cederli o a ristamparli, cosa che probabilmente non avverrà mai.
L'unica soluzione era quindi dannarsi nella ricerca e sperare di spendere una cifra abbastanza umana, questo è stato il motivo che mi ha spinto ad aspettare e ad evitare mp3 o copie.
Per qualche strano caso ho trovato il CD ad un prezzo decisamente ridicolo (nemmeno 20 euro se ricordo bene) nuovo ed originale, esistono in commercio copie pirata ma mi hanno assicurato che la mia non appartiene a queste. Ogni tanto qualche soddisfazione bisogna togliersela no?
Dopo lo stupore iniziale ho ascoltato l'album per una settimana di fila e devo ammettere che è un capolavoro assoluto, nettamente superiore a "One Foot In Hell" ed ai livelli di entusiasmo di "King Of The Dead", anche se piuttosto differente nell'approccio.
Rispetto al loro precedente disco di cinque anni prima, i Cirith Ungol hanno cambiato la line-up storica, innestando Jim Barraza (chitarra) e Vernon Green (basso), eccellenti musicisti che hanno apportato una linfa vitale ed uno stile più fluido e diretto, più orientato sul Classic Metal, ma con la solita carica di oscura Epicità, diventata un marchio di fabbrica.
Mi sono piaciuti molto i suoni in generale, belli corposi e potenti, nello stile delle produzioni Metal dei primi '90, sezione ritmica, riffing e soli sono veramente avvincenti e granitici.
"Join The Legion" parte incalzante e inarrestabile, il passato della band fa capolino col nuovo stile, e mai come in questi brani i Cirith Ungol sono stati così Heavy Metal al 100%!
"The Troll" è cupa, grottesca e dai riff strani, azzeccatissimo titolo per il gruppo, che anche in questo album sfoggia una copertina di Michael Whelan, epica ed affascinante.
In "Heaven Help Us" sono rimasto piuttosto stupito nell'udire Tim Baker utilizzare una timbrica in pulito al posto dei suoi usuali strilli rauchi... la canzone è bellissima, Heavy Metal grandioso in tutta la sua perfezione e semplicità, mentre su "Before The Lash" si ritorna nuovamente su coordinate Dark nello stile dei primi dischi.
L'unico appunto, la piccola imperfezione che a mio parere non riesce a centrare il massimo dei voti è la successiva "Go It Alone", il pezzo di per sé non è brutto... ma non ci sta a fare nulla col resto... pare una versione "ungoliana" di "Dance The Night Away" dei Van Halen, non capisco perché l'abbiano infilata nel disco, mistero.
Ma se questa è la piccola dissonanza vi assicuro che è pure l'unica, gli ultimi tre brani del CD chiudono in maniera spettacolare, lasciando una voglia immensa di riascoltare tutto per intero per l'ennesima volta. I brani "Chaos Rising", "Fallen Idols" e "Paradise Lost" sono legati assieme da liriche cupe ed opprimenti (in alcuni casi il testo finale di una song viene ripetuto all'inizio della successiva ma in maniera differente), in una sorta di piccolo concept.
La prima di queste song ha un coro Epico ed oscuro, anche questa volta in pulito, con una parte melodica più pimpante nel centro, giusto due riff... ma messi così bene da esaltare senza paragoni.
"Fallen Idols" segue a ruota... col cantato struggente di Tim Baker ed un refrain che lascia il segno per sempre, grandissima esecuzione, per un altro brano che ha bisogno di poche cose per colpire... ma lo fa alla grande, qui c'è feeling ragazzi.
Il finale spetta ovviamente alla title-track... grandissimi riff, possenti e con pochi fronzoli, un incedere che vi ammalierà senza via di scampo, queste canzoni sono fra le più belle nella storia dei Cirith Ungol e secondo me della storia del Metal in generale, sfortuna volle che l'etichetta abbia promosso questo disco in maniera pessima, in un periodo in cui il grunge stava iniziando a fare capolino.
Vi auguro di poter trovare questo capolavoro perduto, è stato prodotto in poche cassette e CD e la caccia assidua e la pazienza saranno ampiamente premiate.
Gloria ai Cirith Ungol.
(Muad'Dib - Dicembre 2003)
Voto: 9.5