CIRITH UNGOL
One Foot In Hell

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1986
Durata: 35 min
Genere: Dark Epic Metal


Dopo il monumentale "King Of The Dead" i Cirith Ungol tornano nuovamente a colpire nel 1986, con un album leggermente inferiore alla malvagia solennità del predecessore. La carriera di questo leggendario gruppo è sempre stata caratterizzata dalla sfortuna e dall'assoluta mancanza di interesse da parte del pubblico Metal, pur avendo sfornato dischi di indubbia qualità nel corso degli anni, fondamentali nella storia dell'Epic Metal degli anni '80.
La combinazione di sonorità oscure, riff drammatici, tematiche Epiche ma viste in chiave fatalista e negativa, e soprattutto il modo di cantare di Tim Barker, hanno condizionato il destino di questa band, destinata a diventare un emblema da divinizzare per stuoli di fedelissimi accoliti sparsi per il mondo. Probabilmente, per tanti i Cirith Ungol sono difficili da assimilare, con il loro incedere morboso e asfittico, con le urla sgraziate sotto una tessitura di melodia mai banale. Eppure questo è vero metallo degli anni '80, sanguigno e rovente, troppo distante dallo stile di altre band, troppo poco immediato e consono alla commercializzazione.
In questo disco la band ha finalmente una produzione decisamente buona, la cavalcata iniziale di "Blood And Iron" lascia intravedere suoni taglienti che ben si adattano al loro stile, anche se proprio in questo brano sembra di sentire qualcosa di troppo simile ai Maiden o ai Judas Priest, con molta meno oscurità rispetto a ciò che i Cirith Ungol hanno sempre fatto.
Le cose migliorano nettamente con "Chaos Descends", cupa ed asfittica, così come per la successiva "The Fire" ottimi esempio di Epic oscuro. Subito dopo arriva la canzone forse più conosciuta dei Cirith Ungol, la maestosa "Nadsokor", caratterizzata da tematiche ispirate ad Elric, il tetro personaggio creato da Moorcock. L'incedere Epico e gli straordinari assoli di Jerry Fogle rendono questo brano uno fra i più espressivi in campo Epic Metal nel termine più puro della parola.
"100 mph" è invece una sorta di inno al Metal, cosa inusuale per gli Ungol, anche se alla fin fine il brano è efficace e si ambienta nel contesto. Il finale del disco si sviluppa su passaggi melodici e ritmiche cadenzate, che pur non essendo elevate come nel passato, lasciano il segno, anche se dopo vari ascolti.
Resta da dire che questo disco è davvero molto buono, mi immagino cosa poteva essere la potenza sprigionata dal vivo con queste canzoni... senza eguali sicuramente. I Cirith Ungol sono fatti così, o li si ama o li odia, più che altro bisogna tentare di capire la loro proposta musicale ed entrare in contatto con il loro feeling oscuro, l'importante è non liquidare dopo un ascolto frettoloso uno fra i gruppi più interessanti della storia dell'Epic Metal.
(Muad'Dib - Settembre 2003)

Voto: 9