CIRITH UNGOL
King Of The Dead
Etichetta: Roadrunner
Anno: 1984
Durata: 45 min
Genere: epic/doom
Spero che i pochi che non conoscano questa band
provvedano a rimediare subito, autori di quattro album di cui due assolutamente da annoverare tra i migliori dischi di heavy metal, uno è
questo l'altro è One Foot in Hell. La band è composta da Jerry Fogle alla
chitarra, Flint al basso e Robert Garven alla batteria e da Tim Baker alla
voce che potrebbe risultare ostica a molti, ma che io reputo
molto particolare e inquietante. Il sound che propongono è doom, abbastanza vicino a quello dei Sabbath, con influenze di musica classica, la
facciata A si apre con Atom Smasher dove il chitarrista dà prova della sua
bravura e dove si capisce che la sezione ritmica deve molto ai Black Sabbath, la
seguente Black Machine è fantastica con gli assoli chitarristici di Jerry Fogle
e la prova superba di Tim Baker, Master of the Pit inizia con il basso che
incede tristemente per far posto all'assolo di chitarra e infine
concludersi in maniera più veloce con l'assolo chitarristico finale, l'ultima
della facciata A è King of the Dead che si dipana in sonorità meno doom ma
più vicino all'epic metal a cui la band forse potrebbe
essere avvicinata come stile musicale. La facciata B è introdotta da Death
of the Sun più vicina a sound tipicamente da headbanging, non poteva
mancare la ballad, Finger of Scorn è aperta dalla chitarra acustica e
prosegue cadenzata con atmosfere dark e con la voce del
cantante supportata da effetti di eco, la miglior canzone del disco (la
parte in cui vi è la chitarra acustica sembra somigliare a The Unforgiven del Metallica). A conferma delle influenze musicali classiche i Cirith Ungol
eseguono la triste Toccata in Re Minore di Bach e la chiusura del
vinile è affidata a Cirith Ungol che alterna tempi molto doomy a
parti con tempi meno rallentati.
Per concludere posso affermare che questo
gruppo era molto bravo, dotato di musicisti di valore, le chitarre sono dosate e
mixate molto bene, il basso è cupo e molto presente, la batteria non si
fossilizza sugli stessi tempi per tutti i brani. I testi sono improntati
verso il dark-fantasy, bella la copertina fantasy dell'album come tutte quelle
dei Cirith Ungol.
L'album mi piaciuto dopo un paio di ascolti, non
certamente per il sound che essendo doom e simile a quello dei Sabbath è fra i
miei preferiti, ma per lo stile vocale molto strano e diverso del cantante
che non è riuscito ad avere un impatto immediato, ma che dopo vari ascolti
ho apprezzato incondizionatamente.
(metalchurch - Marzo 2002)
Voto: 8
Concordo in pieno con la recensione. Ho trovato l'lp all'ultima
Vinilmania e l'ho preso subito. Al primo ascolto mi ha spiazzato
perche' non mi aspettavo quel tipo di sound e anche perche' la voce
di Baker l'ho trovata immediatamente odiosa. Poi dal secondo ascolto
l'album ha cominciato a entrarmi sottopelle, e ora mi piace un casino.
E' cupo, cupissimo, gli strumentisti sono davvero bravi e ciascuno
con una personalita' che si rispecchia nella musica (un po' com'era
per i Manilla Road del periodo Open the Gates) e la voce del singer
diventa indispensabile per dare il marchio di fabbrica definitivo
a questo lavoro.
(Mork - Marzo 2002)
Voto: 8
Se proprio volete sapere cosa ne penso di questo disco leggete la sezione sull'Epic Metal riguardante questa magnifica band... un disco straordinario che piacerà sia agli appassionati del Doom che a quelli che cercano un certo tipo di metal strano e perso nelle nebbie del tempo! Fate vostro questo disco e immergetevi nella Torre Di Fuoco!
(Muad'Dib - Aprile 2002)
Voto: 10