CIRITH UNGOL
Frost And Fire
Etichetta: Enigma (recensita la ristampa della Metal Blade)
Anno: 1981
Durata: 31 min
Genere: Heavy Rock
"Frost And Fire" è il primo capitolo della breve storia dei Cirith Ungol, leggendario gruppo americano che ha le sue radici negli anni '70, e che nel successivo decennio darà alle stampe dischi diventati autentiche icone in ambito Epic Doom Metal. La formazione di questo disco vedeva l'inedita apparizione di ben due chitarristi, il fondatore ed ex bassista Greg Lindstrom ed il mitico Jerry Fogle, che negli '80 rimarrà l'unica ascia a sostenere il lavoro di riffing e soli degli Ungol.
Alla voce il loro ex roadie Tim Baker dalla stridula ed affascinante voce, che assieme a Flint al basso e a Robert Garven alla batteria, daranno alle stampe uno fra i lavori più duri in ambito americano, in un periodo in cui la quasi totalità delle band dedite a queste sonorità proveniva dall'Europa e dall'Inghilterra. Nel 1981 era piuttosto difficile catalogare sotto la schiera del nascente Heavy Metal i gruppi caratterizzati da sonorità sempre più dure e veloci, ed i Cirith Ungol hanno confermato questa regola, con un album bello e all'avanguardia, di difficile catalogazione e dotato di un marchio Hard/Psichedelico tipico degli anni '70.
Ciononostante, nel sound di questo disco ci sono le basi del primissimo Heavy Metal / Epic Doom che verranno proposte anche da altri nomi sacri del genere come Manilla Road, primi Manowar e Virgin Steele, giusto per fare un esempio.
Nell'ascoltare questo piccolo gioiellino bisogna immergersi nel passato e apprezzarne lo spirito innovativo, senza farsi troppe seghe mentali su produzione e stile proposto.
La title-track ed opener "Frost And Fire" mette in chiaro quale sia la direzione intrapresa... quella oscura e cadenzata che solo i Cirith Ungol avranno nella storia del Metal.
L'impatto è veramente esaltante, fottutamente malevolo, i suoni di chitarra sono grezzi e sporchi e la cosa eccita ancora di più, un po' come quando ti sbatti una donzella che ti lancia addosso parolacce ed insulti in preda all'estasi sessuale (scusate ma anche questo è METAL).
Anche la successiva "I'm Alive" rimane in bilico su tempi dannatamente pesanti e veloci, pare di sentire un gruppo di hippie con un petardo su per il culo... l'effetto è veramente strano, credo che più di tutti questi brani rappresentino il Proto-Heavy/Epic Metal nella forma più primitiva e rozza.
Da segnalare anche l'oscura e veramente Dark "What Does It Take", con un accompagnamento di tastiera cupo e tenebroso, indubbiamente molto vicino a quello che i Cirith Ungol faranno qualche tempo dopo nella compilation "Metal Massacre Vol. 1" col brano "Death Of The Sun" e col capolavoro assoluto (per me da dieci e lode) "King Of The Dead" del 1984.
"Better Off Dead" è un altro gran bel brano che racchiude segmenti di Hard Rock anni '70 rivitalizzati e visti in chiave più robusta, col basso pulsante di Flint in primo piano ed una parte più veloce a metà canzone che non può far che godere i veri appassionati.
Chiude il brano strumentale "Maybe That's Why", una sorta di ballad che originariamente avrebbe dovuto contenere anche la voce, nel libretto compaiono le liriche come un fantasma dimenticato.
Un bel disco controcorrente, strano e acerbo, ma per me validissima tappa iniziale di un gruppo che ammiro e seguo a dispetto delle mode attuali, con una copertina che nel 1981 era assurdamente Epica e malevola, raffigurante il tenebroso Elric di Melnibonè dipinto da Michael Whelan.
(Muad'Dib - Dicembre 2003)
Voto: 8.5